La fantomatica macchina di Majorana: come spacciare per scie

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La fantomatica macchina di Majorana: come spacciare per scie

Messaggioda Bron ElGram » giovedì 10 maggio 2018, 19:37


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La fantomatica macchina di Majorana: come spacciare per scienza chiacchiere e complottismi
Forse teorizzata dal fisico italiano Ettore Majorana, nella sua formulazione attuale violerebbe un’infinità di princìpi scientifici, producendo enormi quantità di energia a costo zero. Non può affatto esistere, eppure c’è chi ne parla come di una macchina miracolosa

A prima vista, sulla pagina Facebook che vanta oltre 7mila seguaci in rapida crescita, la storia della macchina di Majorana si potrebbe scambiare per satira. Le tesi sostenute dalla pagina Majorana-Pelizza e dall’omonimo sito sono talmente folli che – si vorrebbe pensare – nessuno potrebbe mai prenderle sul serio. E invece, a quanto appare dai commenti, tra complottisti che si schierano contro i poteri forti, ambientalisti estremisti, puristi contrari all’energia nucleare e sedicenti esperti di ingegneria energetica, pare che il pubblico ci sia. Entusiasta e numeroso, peraltro.

Dall’impavido confronto tra la macchina di Majorana e una centrale nucleare, proposto proprio ieri sui social network, parrebbero non esserci dubbi. Una macchina di Majorana ha le dimensioni di un cubo di appena 52 centimetri di lato, costa tra 50mila e 70mila euro, non ha spese di gestione, è in grado di “distruggere le scorie nucleari”, è un dispositivo a “zero emissioni” e ha una “energia prodotta di 52 milioni di MW all’anno” (esprimere un’energia in megawatt la dice lunga sulla qualità scientifica del lavoro).

Dunque un impianto nucleare, al confronto, dovrebbe impallidire: edifici enormi, costi esorbitanti per la costruzione e la manutenzione, produzione di scorie radioattive, energia prodotta tutto sommato confrontabile, con l’aggiunta del rischio di incidenti nucleari.

Non va certo meglio agli inceneritori, anch’essi ampiamente sconfitti nel confronto social con la macchina fantomaticamente ideata dal fisico italiano del secolo scorso.

Sì, perché gli inceneritori “non riescono a distruggere tutti i rifiuti”, lasciano “residui cancerogeni in atmosfera” e producono energia in quantità almeno di due ordini di grandezza inferiore alla macchina di Majorana. La quale, al contrario, ha performance ideali “per il futuro dei nostri figli”.

Davvero incommentabili sono poi altre esternazioni comparse su Facebook nelle ultime settimane. Un esempio? “La macchina di Majorana, attraverso la quarta fase di sviluppo, consente di ringiovanire un corpo umano fino all’età di 21 anni, senza effetti collaterali”. Oppure: “la macchina di Majorana può distruggere, senza lasciare alcun residuo inquinante, qualsiasi rifiuto solido, liquido o gassoso, fino ad un volume di 20 metri per lato con appena 40 watt di potenza”. E ancora: “la macchina di Majorana può trasformare 8mila metri cubi di anidride carbonica in ozono ogni 5 millesimi di secondo con 40 watt di potenza”.

Cosa sappiamo della macchina di Majorana
Ben poco, a parte il fatto che non ha nulla a che fare con i ben più noti e attualmente studiati neutrini di Majorana. Nonostante le tantissime informazioni sui benefici millantati, il funzionamento del dispositivo è sempre descritto in modo vago e indecifrabile. Sappiamo che la macchina avrebbe bisogno di una potenza in entrata di 40 watt, che sarebbe alimentata con una tensione di 12 volt e riuscirebbe a produrre un’energia enormemente superiore a quella in ingresso. Il principio di base sarebbe una sorta di annichilazione materia-antimateria, che riuscirebbe a “riscaldare la materia senza usura e/o radiazioni”. L’oggetto apparirebbe come una scatola metallica con alcune connessioni, pistoni, cristalli e bobine, ma nel complesso risulta essere una sorta di black box del quale non ci sono dettagli tecnici. In più casi si parla di un raggio estremamente potente alla base del meccanismo di produzione energetica, battezzato raggio di Majorana o raggio della morte: una sorta di fascio laser super-energetico utilizzabile anche come arma, ricavato (non si sa esattamente come) attraverso l’antimateria. Sappiamo, inoltre, che come reagente (o combustibile?) si potrebbe utilizzare più o meno qualunque cosa, dai rifiuti di qualsiasi genere alle scorie radioattive.

Come se non bastasse, la stessa macchina potrebbe svolgere anche la trasmutazione della materia, ossia il vecchio sogno degli alchimisti, e produrrebbe calore “rallentando lo spin della materia”, riuscendo anche a “vaporizzarla”. Il processo estremamente efficiente di ottenimento dell’energia ha fatto guadagnare anche l’appellativo di free energy, che spesso è usato per indicare l’enorme quantità di energia apparentemente prodotta a costo zero.

Piccola esplorazione del web
Svolgendo una ricerca un po’ più approfondita sui materiali presenti in rete – e non solo – a proposito della macchina di Majorana, emerge immediatamente una certa autoreferenzialità nella produzione dei contenuti. La stessa pagina Facebook fa riferimento alla figura di Rolando Pelizza (classe 1938), che oltre a gestire il sito dedicato alla macchina sarebbe anche l’esecutore materiale del dispositivo e il realizzatore degli esperimenti tecnici dagli anni Settanta in poi, poiché Ettore Majorana si sarebbe limitato alla fase di teorizzazione. Sono da attribuire a Pelizza, e non a Majorana, la maggior parte della affermazioni relative alla macchina, fra cui quelle citate fin qui in questo articolo.

Un altro nome ricorrente associato alla macchina di Majorana è quello del giornalista e scrittore Rino Di Stefano, che si è occupato del tema sul proprio sito personale (in almeno una ventina di articoli), sul quotidiano Il Giornale e in una serie di conferenze, la prossima delle quali si terrà sabato 12 maggio a Stella Gameragna in provincia di Savona. Spesso vengono citate anche altre persone ritenute vicine a Majorana, tra cui Pietro Panetta, Antonio Taini, Mario Calvi e Massimo Pugliese. Per il resto, si trovano riferimenti a un archivio di documenti raccolti da Alfredo Ravelli, qualche articolo scritto sotto pseudonimo pubblicato su Blasting News a proposito di free energy, uno dei ben noti racconti pseudoscientifici pubblicati dal sito Dionidream, e poco altro. Fuori dall’Italia i riferimenti sono pochissimi e limitati a discussioni nei forum.

La scienza ridotta a chiacchiere e gossip
Ciò che più colpisce da una visione d’insieme del materiale presente online a proposito della macchina di Majorana non è tanto la presenza di affermazioni utopistiche, quanto l’assenza totale della scienza. Al di là della mancanza di pubblicazioni scientifiche, nemmeno su giornali di bassa autorevolezza o che accettino di pubblicare articoli dietro compenso, e dei non-pervenuti brevetti tecnici sulla macchina, risultano nulli anche i riferimenti fisici, chimici, ingegneristici, meccanici ed elettronici sul dispositivo. Tutto ciò che abbiamo sono parole, racconti, speculazioni, ricostruzioni storiche, narrazioni di autorizzazioni e di presunti intrecci politici. Ci si concentra, insomma, sul narrare per filo e per segno tutta la storia personale dei protagonisti, tutto l’iter burocratico nazionale e internazionale per le (presunte) autorizzazioni alla sperimentazione, sugli interventi delle amministrazioni pubbliche, sul coinvolgimento del Comitato Nazionale per l’Energia (oggi Enea) e anche sulla presunta relazione con le attività dei servizi segreti e persino dello scandalo WikiLeaks. Insomma, più che di tecnoscienza si tratta di gossip storico-politico.

Senza nemmeno voler mettere in dubbio l’autenticità dei documenti presentati e l’originalità dei video e delle immagini mostrare, ciò che proprio non si riesce a far emergere è il dato scientifico. Troviamo inviti a leggere libri e lettere, riferimenti a presunti accordi economici, scambi epistolari di opinioni, video di persone che armeggiano con macchinari e sembrano realizzare esperimenti, filmati che dimostrano che le persone già citate si siano incontrate davvero, ma niente numeri, dati sperimentali, grafici o strumenti di misura.

Nella migliore delle ipotesi, tutto il materiale presente in rete può dimostrare che decenni fa si è davvero lavorato sulla macchina di Majorana e che il tema – cinquant’anni fa estremamente di frontiera – era potenzialmente di interesse anche da parte di governi, istituzioni e aziende. Da allora però la fisica delle alte energie e in generale la scienza hanno fatto passi da gigante, e fa quasi sorridere che nel 2018 si stiano facendo pseudo-valutazioni scientifiche su filmati sgranati e strumentazioni sperimentali superate da varie generazioni. Come se nel frattempo l’antimateria non fosse diventata una realtà sperimentale studiata quotidianamente da migliaia di scienziati nei centri d’eccellenza mondiali, e tutte le attuali conoscenze scientifiche – dai principi della termodinamica e della conservazione dell’energia alla struttura della materia – potessero essere d’un tratto rinnegate in nome di una macchina di cui non abbiamo alcun elemento tangibile o misurabile. L’assenza di numeri e informazioni circostanziate, poi, rende impossibile qualunque valutazione specialistica, visto che non c’è alcun elemento da commentare.

Un terreno fertile per far germogliare complottismi
Non sorprende che in questo contesto possano trovare ampio spazio tesi anti-sistema, volte a inquadrare la macchina di Majorana all’interno di chissà quale complotto gestito dai poteri forti. Anche sui social il dibattito non tocca mai questioni tecniche o scientifiche (quasi dando per scontato che la macchina sia realizzabile e funzioni perfettamente), ma si concentra sui presunti motivi per cui “si impedisce” la sua realizzazione e la sua adozione.

Facendo leva sui dubbi che effettivamente ancora esistono sulla vita di Ettore Majorana, sulla paura del nucleare, sugli interessi dei colossi multinazionali dell’energia, sui presunti tentativi di impedire all’Italia di diventare la prima potenza mondiale e sul groviglio di relazioni diplomatiche internazionali, la macchina di Majorana sembra l’emblema ideale per schierarsi “contro il sistema”. Immaginando che siano una bufala anche i “contatti con il Movimento 5 Stelle” di cui si vanta l’amministratore della pagina Facebook dedicata alla macchina, e senza approfondire ulteriormente quanto raccontato in una puntata di Voyager (in cui pare perplesso pure Roberto Giacobbo), l’auspicio è che nessuno ci stia credendo davvero. O presto, in nome della libertà e del nazionalismo, vedremo sventolare bandiere con l’iconica immagine della macchina di Majorana.

https://www.wired.it/scienza/energia/20 ... 1525950991
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Bron ElGram
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