Il torinese che salvò i suoi aguzzini, una lezione di vita l

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Il torinese che salvò i suoi aguzzini, una lezione di vita l

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 20 agosto 2018, 19:09


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Il torinese che salvò i suoi aguzzini, una lezione di vita lunga 106 anni

Nei suoi 106 anni e mezzo, Gino Lucatello ha vissuto tante vite. Quella da profugo - venne a Torino da Treviso - della Prima Guerra Mondiale, con il papà mandato a morire come tanti ragazzi, fu disperso sul Monte San Gabriele. E come ringraziamento una stretta di mano con il generale Cadorna, di cui però avrebbe fatto a meno. Un’altra vita fu quella immerso tra le macchine fotografiche e gli orologi, sua passione fin da bambino, con lo zio che era un fotografo di casa reale; poi c’è la vita da fuochista del Comune (era l’ex dipendente comunale più anziano), quando caldaie e caminetti non avevano certo il teleriscaldamento, e bisognava controllarli a mano, anche alla Tesoriera dove c’era solo il custode, e il parco era ancora chiuso al pubblico.

Ma i ricordi, che raccontava volentieri (anche nelle scuole) ed erano pieni di vita, di dettagli, di sensazioni, finivano sempre per cadere sugli anni della prigionia in Germania. Era di scorta a un treno, all’indomani dell’Armistizio. E i tedeschi lo presero e lo portarono in un campo di lavoro a Kiel. E così non poté godersi una forma di formaggio che stava trasportando con un amico di nascosto. Fece ritorno a casa due anni dopo.



IL VIDEO: “Io, ex deportato, vi racconto la mia storia”



Le torture

Due anni in cui subì violenze e torture, docce gelate e botte tra le risate dei Kapò, ma anche in quel tempo riuscì a conservare l’umanità. Andava fiero dei sabotaggi ai posamine che, in teoria, avrebbe dovuto riparare. Spiegava divertito di come si ingegnava per fare anelli da scambiare al mercato di contrabbando con pane e sigarette. Raccontava anche di come si passa la vigilia di Natale prigionieri in un campo nazista: decidendo di chiudere un occhio e dividendo le molliche risparmiate per l’occasione con chi non era stato previdente e batteva i denti. E ricordava di quando lo scoppio di una bomba lo fece letteralmente volare in aria, non si fece un graffio.

Tra i fili rossi nei racconti di Gino c’era la capacità di cavarsela, e un consiglio, che secondo lui era anche l’elisir di lunga vita: «Mai arrabbiarsi». Lui l’applicò persino ai Kapò: non volle che uno dei suoi aguzzini fosse ucciso dalle squadre di prigionieri che, dopo la Liberazione, cercavano vendetta. In fondo tutto si teneva nei racconti di Gino. Perché la sua passione per gli orologi gli salvò la vita. Quando ormai la guerra era alle battute finali riparò un orologio che un Kapò voleva regalare alla fidanzata. Quello lo ricambiò. «Mettevano sui camion i prigionieri che non sono più tornati, lui ordinò di non farmi salire, e mi fece l’occhiolino», raccontava Gino.

Orologi e macchine foto sono rimasti centrali nella sua vita. La sua casa ne era piena, il tic-tac arrivava dalle pareti, dai cassetti, dai comodini.



Il Balon

La domenica, davanti al Municipio, andava al ritrovo dei collezionisti di orologi. Al Balon nel tempo libero dava una mano alla sorella, Reginetta, che va per i 102 anni, che gestiva un negozio di orologi e foto-ottica in via Lanino. S i riforniva da lui per proiettori e lanterne magiche anche Maria Adriana Prolo, ben prima di fondare il Museo del Cinema. Ricordava con dispiacere le fiamme che, nel 1976, distrussero anche il loro negozio al Balon. Una brutta storia che aveva sullo sfondo sospetti e minacce ai commercianti onesti. Da pensionato ha continuato ad aggiustare orologi agli amici, a frequentare concerti nella Villa della Tesoriera e in giro per la città, a dedicarsi ai figli e ai nipoti. Era sempre elegante, con gilet e cravatta. Si lamentava, dopo i 102 anni, di non riuscire più a leggere il giornale, nemmeno con la lente. Mentre continuava a guardare la tv, ma con le cuffie perché l’udito era calato, e si teneva aggiornato su cosa capitava nel mondo.

Fino all’ultimo ha conservato la lucidità e il buonumore, e se n’è andato in una calda domenica di agosto, a Magnano, in una casa di famiglia dove trascorreva le estati. E dove ci saranno i funerali, domani alle 10.

http://www.lastampa.it/2018/08/20/crona ... agina.html
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Bron ElGram
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