L’assedio del 1706 che ha scritto la storia “Senza quella vi

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L’assedio del 1706 che ha scritto la storia “Senza quella vi

Messaggioda Bron ElGram » domenica 9 settembre 2018, 12:02


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L’assedio del 1706 che ha scritto la storia “Senza quella vittoria saremmo francesi”

Se Torino oggi è una città turistica lo si deve anche alla vittoria dell’Assedio del 1706. E se oggi in città abbiamo musei e collezioni da vantare, la monumentalità settecentesca, le residenze degne di una capitale europea, lo dobbiamo al sacrificio di Pietro Micca, all’arguzia del principe Eugenio e alla capacità strategica di Vittorio Amedeo II di Savoia, che nel settembre di 312 anni fa sconfiggono l’armata del re Sole. Dall’altra parte, a Les Invalides di Parigi, il tempio delle glorie militari francesi, manca ogni riferimento alla battaglia, forse perché fu la più grande sconfitta di Luigi XIV. E questo basta per spiegare cosa abbia significato per loro essere stati sconfitti dal piccolo Piemonte. Un po’ come se il Belgio oggi piegasse in battaglia la Germania.


Quindi commercianti, albergatori e tutti coloro che gravitano intorno al turismo torinese dovrebbero eleggere il 7 e 8 settembre a loro festa, come è stato per diversi decenni a Torino.

«La storia non si fa né con i se né con i ma», come recita un vecchio adagio, ma abbiamo provato a fare una simulazione, chiedendo scherzosamente a due storici cosa sarebbe successo se quella battaglia l’avessimo invece persa. «Colgo la provocazione con ironia – precisa Andrea Merlotti, direttore del Centro Studi delle Residenze Sabaude – ma vi dico subito che la Francia avrebbe imposto la sua egemonia sul Nord Italia. Quasi certamente Milano sarebbe restata alla Spagna, dove nel frattempo erano saliti sul trono i Borbone. Insomma: gli Stati sabaudi sarebbero stati circondati dalla Francia. E la storia d’Italia avrebbe preso un’altra direzione».

Merlotti precisa: «Nell’ipotesi di una sconfitta Vittorio Amedeo II non sarebbe divenuto re di Sicilia e così probabilmente Juvarra non sarebbe mai venuto a Torino. E quindi niente Superga, niente facciata di Palazzo Madama, niente Stupinigi, niente Venaria e Rivoli come le conosciamo oggi».



I trionfi della battaglia del 1706 (i Savoia la commemoravano l’8, giorno della Natività di Maria e di Superga, a cui era dedicata la vittoria) vengono celebrati oggi, 8 settembre, dalle ore 15,15 a cura della Città, del Museo e del Gruppo Storico Pietro Micca in via Guicciardini e al monumento di via Cernaia. Alle 16,15, sfilata per il centro dei reggimenti militari storici fino al Palazzo di Città. Alle 17,30 commemorazione, spari di fucileria e discorsi delle autorità cittadine e regionali.



Chissà se c’è qualcuno che, oggi, non preferirebbe invece gravitare nell’orbita francese, cantare la Marsigliese o esporre la foto di Macron negli edifici pubblici.

A precisare lo scenario successivo c’è Paola Bianchi, docente di storia moderna all’Università di Aosta e specializzata in storia militare sabauda: «La vittoria del 1706 segna l’avvio di una nuova fase espansiva dei Savoia, ormai chiaramente diretta verso l’Italia. Sarà qui che mireranno le due guerre successive, dal 1733 al 1748, che vedranno Carlo Emanuele III allargarsi verso la Lombardia e addirittura conquistare Milano». «Attenzione però – precisa Bianchi - i Savoia nel ’700 non pensavano a fare l’Italia. Volevano invece costruire un regno del Nord-Ovest. Era il desiderio di Carlo Emanuele III nel 1748 e ancora di Carlo Alberto nel 1848».



Tolta la maschera dello scherzo Andrea Merlotti spiega quanto quella vittoria debba essere compresa per capire meglio il presente e progettare il futuro della città: «Dopo le celebrazioni del 2006 la conoscenza storica è cresciuta. Ancora oggi però a Torino molti non capiscono l’importanza di questa battaglia, e in generale della storia sabauda. Eppure questa è alla base del nostro patrimonio storico, architettonico ed artistico. Quello su cui si fondano le possibilità di sviluppo turistico. Basti pensare alle residenze sabaude, uno dei principali volani turistici del territorio. Senza i Savoia, la loro corte e le loro battaglie semplicemente non sarebbero esistite. Un’eredità di pace da un passato di guerre».

Non raccontate però queste analisi ai francesi in visita in città. Potrebbero risentirsi.

http://www.lastampa.it/2018/09/08/crona ... agina.html
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