Il perdono come atto di liberazione personale

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Il perdono come atto di liberazione personale

Messaggioda Bron ElGram » domenica 9 aprile 2017, 12:16


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Il perdono come atto di liberazione personale

A cosa serve il perdono? Come si fa a perdonare?

Perdonare significa liberare il dolore.

Se qualcosa ci ha fatto stare molto male, è dovuto principalmente all’affetto che proviamo verso la persona che ci ha causato questo dolore oppure al fatto che sono venuti meno alcuni principi che dentro di noi credevamo solidi.

Molto spesso abbiamo sentito dire “Non ti permetto di dire o fare determinate cose”, come se il fatto di non essere disposti a farle accadare evitasse che si verfichino. Questo è curioso perché di solito questa frase viene pronunciata quando il fatto già è accaduto.

Il perdono è utile, non va mai inteso come un atto di vulnerabilità verso l’altro, ma di flessibilità verso se stessi, verso le proprie emozioni e le proprie priorità. Il rancore, infatti, non fa altro che incatenarci al passato, non ci permette di andare avanti, ma ci tiene legati al dolore con una forza tale da impedirci di vivere al meglio la nostra vita.

Alcuni si attaccano al dolore provocato dal ricordo di quanto accaduto per non tornare a mettersi in gioco con altre persone dal punto di vista emotivo, come se questo scudo potesse servire a qualcosa di buono, in realtà questa difesa non fa altro che alzare delle barriere chiudendo fuori nuove opportunità. Se anche voi optate per questa opzione, rimarrete soli con il vostro rancore e dolore, lontani dal mondo e da tutto ciò che di c’è di bello.

Quando parliamo delle persone con questo problema, c’è un’immagine che ben le definisce, quella del muratore che costruisce un muro, mettendo un mattone dopo l’altro ogni volta che gli si presenta la possibilità di conoscere qualcuno che ritiene possa fargli del male.

Queste persone diventano esperte nell’arte di posizionare mattoni, tanto da costruire pareti su pareti, rendendo la loro “zona sicura” sempre più piccola, più angusta e solitaria.

Nonostante lo sforzo, nonostante l’energia, questa lotta contro la sofferenza è vana perché questo muro non cancellerà le emozioni che sono all’interno. Di fatto, le persone si ritrovano intrappolate in una spirale di angustia che le allontana dal presente e da un futuro migliore, in cui ciò che conta è il passato e chi regna è la tristezza.

Lasciando da parte le conseguenze del vivere in base al dolore, ritorniamo a parlare del perdono. Un errore molto comune è pensare che chi ci ha ferito debba vivere con il senso di colpa finché noi ricordiamo che ci ha fatto del male. Nella cultura popolare ci sono numerosi proverbi o modi di dire a riguardo, del tipo “Posso perdonare, ma non dimenticare“.

Consigli per perdonare

Da cosa dipende il dolore?

Da quanto è importante per voi la persona che vi ha ferito.
Da quello che questa persona ha fatto.
Dal contrasto tra ciò che è realmente accaduto e ciò che vorreste fosse successo.
Nelle vostre mani avete solo il presente per agire, quindi va bene farsi domande per cercare di comprendere da dove provenga tutta la tristezza, in modo da poter poi fare qualcosa di pratico, lottare per i vostri principi e interessi, smettendo di mettere un mattone sopra l’altro e creare un muro tra quello che avete ora e quello che vorreste.

Perdonare implica agire in base a ciò che volete raggiungere per voi stessi e non in base a quello che qualcuno vi ha fatto o quello che l’altro dovrebbe provare secondo voi.

Se questo fosse facile, non avrebbe neanche senso leggere questo articolo. Per questo si tratta di stabilire delle priorità per quanto riguarda quello che volete raggiungere con le vostre azioni.

Dovete capire se quello che fate vi allontana o vi avvicina alla vita che vale la pena di vivere, se amplia o riduce la vostra “zona sicura”.

Tutto per poter agire indipendentemente da come vi sentite adesso, con il coraggio di andare avanti: anche se la vita e il tempo seguono il loro corso, siate voi stessi a stabilire la direzione.

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