La monogamia è anche una questione di geni. Ecco perché

La monogamia è anche una questione di geni. Ecco perché

Messaggioda Bron ElGram » mercoledì 9 gennaio 2019, 21:48


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La monogamia è anche una questione di geni. Ecco perché
Alla base della monogamia ci sarebbero cambiamenti nell’espressione degli stessi geni, anche in specie animali molto diverse fra loro. Così l’evoluzione utilizza lo stesso pacchetto di geni per trasformare gli animali da poligami a monogami

Poligami o monogami? A deciderlo sono anche i geni. Secondo un nuovo studio sul mondo animale, guidato dai biologi dell’università del Texas a Austin, alla base della monogamia potrebbero esserci gli stessi geni per specie animali molto diverse fra loro. Secondo gli autori, infatti, nel corso di centinaia di migliaia di anni, l’evoluzione avrebbe fatto sì che gli stessi cambiamenti genetici abbiano trasformato animali appartenenti a classi e specie di vertebrati diversi (fra cui roditori, uccelli, rane e pesci) da poligami a monogami. Così l’evoluzione utilizzerebbe una sorta di formula universale – genetica e non matematica, ovviamente – per far diventare monogami gli animali. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Gli scienziati hanno analizzato i dati relativi alle abitudini dell’accoppiamento di 10 specie, quattro di mammiferi, due di uccelli, due di rane e due di pesci, in cui almeno una è monogama e almeno una poligama, lungo un periodo di circa 450 milioni di anni. Gli autori definiscono monogami gli animali che mantengono un unico compagno per almeno una stagione di accoppiamento, prendendosi anche cura della prole. Mentre gli animali poligami intrattengono più relazioni contemporaneamente: in questo caso, solitamente nella coppia è la femmina a prendersi tutto o quasi tutto il carico della cura della prole.

I biologi hanno analizzato l’espressione dei geni nel cervello degli individui di sesso maschile di tutte e 10 le specie.

Anche se la monogamia è un comportamento complesso, i ricercatori hanno individuato 24 potenziali geni associati a questo comportamento. L’obiettivo era quello di studiare e comparare fra le specie eventuali variazioni genetiche collegate ai percorsi cerebrali e alla scelta di stare con un solo partner piuttosto che con diversi partner.

Stando ai risultati, i ricercatori hanno osservato che ad un certo punto, nella storia di una specie in cui l’individuo di sesso maschile è poligamo emerge un esemplare monogamo (che costituirà dunque in una nuova specie, monogama). In particolare, gli animali studiati sono i seguenti: piccoli roditori chiamati arvicole, uccelli canterini, rane e pesci della famiglia dei ciclidi. Gli autori hanno mostrato come, ad esempio, una stessa specie di rana si divida in due specie diverse, producendo un esemplare monogamo. Nella figura qui sotto, a sinistra la rana poligama della specie dendrobate pigmeo e a destra la nuova nata rana monogama ranitomeya imitator. Nella cura della prole queste rane devono trasportare i girini uno ad uno prelevandoli da piccole pozze d’acqua: nella specie poligama solo la madre si occupa di questo compito.

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Ma non è tutto: i cambiamenti nell’espressione dei geni associati alla monogamia, che hanno portato all’evoluzione dell’individuo monogamo, sono risultati gli stessi fra le varie specie. La ricerca fornisce una prova biologica strutturata lungo centinaia di milioni di anni di come i comportamenti sociali siano il frutto di come sono espressi i geni nel cervello. I risultati mostrano che la monogamia ha una firma genetica comune in alcune specie di vertebrati, sottolineano gli autori, come quelle prese in considerazione.

Precedenti ricerche avevano approfondito queste caratteristiche genetiche, tuttavia il confronto era avvenuto sempre fra individui vissuti a distanza di decine, e non (come in questo studio) di centinaia di milioni di anni, dunque che non prendevano in considerazione l’intera storia della specie. “La maggior parte delle persone – spiega Rebecca Young, primo autore del paper – non penserebbe che, lungo un periodo di 450 milioni di anni, transizioni verso comportamenti così complessi avvengano tutte nello stesso modo”. Eppure sembra così.

https://www.wired.it/scienza/ecologia/2 ... aign=daily
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