DataBase MyBooks (dal 22.07.2014)

Informazioni generali sul Progetto KuboSphera e sul Medaglione-Talismano di Bron ElGram, oltre a una raccolta (indicativamente personale, per la consultazione in remoto) di database e archivi che permettono di monitorare lo sviluppo della componente materiale del progetto.

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Messaggioda Bron ElGram » mercoledì 23 luglio 2014, 0:10


Questi giorni hanno un qualcosa di magico... nessuna parola può essere sufficiente a descrivere le emozioni che provo, inebriato come sono da un profondo senso di libertà e consapevole di aver accumulato abbastanza mattoni, calcina e tecnica per poter erigere la mia torre! Ora sarà solo più una questione di tempo concessomi per vedere quanto alta e solida riuscirò ad erigerla! :o ;) :D
Tra le tante conquiste che il termine degli studi istituzionali comporta, una importantissima è che finalmente, dopo un'esistenza trascorsa a leggere libri extra programmi d'esame "di nascosto da me stesso", perchè sempre gravato da un certo senso di colpa nel disperdere tempo ed energie in studi alternativi, potrò divorare ogni volume che desidero senza più remore che mi hanno sempre portato a razionalizzare le ore di sonno e arginare approfondimenti e riflessioni.
Mi domando se in trent'anni ho sicuramente letto un 3.000 volumi (che diventano un 5.000 aggiungendo i fumetti! ;) ) "di nascosto"... cosa riuscirò a leggere ora che ho rotto le catene? E allora apro questa discussione per monitorare le nuove letture e riletture... e inizierò proprio da uno dei testi fondamentali della mia formazione: "L'eroe dai mille volti" di Joseph Campbell.


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Joseph Campbell, L’eroe dai mille volti – The Hero with a Thousand Faces
Fu pubblicato nel 1949 per i tipi della Bollingen Foundation di New York, casa editrice fondata dal miliardario americano Paul Mellon su suggerimento di C. G. Jung. In Italia è stato tradotto nel 1958 da Feltrinelli e nel 2000 da Guanda per la Biblioteca della Fenice. E’ il libro più famoso di Joseph Campbell (1904/1987), studioso di mitologia comparata e religioni.

Questo è uno di quei libri che non smetto mai di leggere, di consultare, di usare come lenimento, sedativo, unguento e anche come suggerimento, come conferma, come finestra da spalancare sui dubbi. Ho appena finito di rileggerlo e ne ho di già il rimpianto.

Mi piacerebbe riportare un numero spropositato di citazioni: così tante che non mi sento di privilegiarne alcuna da scrivere sul mio sito. In verità, ognuno dei molti capitoli del libro è una miniera inesauribile di notizie, di storie, di considerazioni.

Sono circa 400 pagine, di cui un supplemento di note di circa 40 pagine – scritte in corpo 6 – che sono preziosissime e irrinunciabili ulteriori informazioni. Per chi studia o, anche in maniera più semplice, è appassionato di religioni e di mitologia questo volume è insostituibile: vengono citati, analizzati e comparati miti e riti (religioni incluse) di ogni parte del mondo e di ogni epoca storica, senza alcun pregiudizio e con una lucidità antropologica, storica, psicoanalitica che non ho trovato in alcuna altra pubblicazione simile anche di studiosi di grande prestigio (Boas, Malinowski, Levy-Strauss…).

Non ho idea se sia stato ristampato o se sia tuttora reperibile nel catalogo della Guanda: ma questo sarebbe certo un regalo bellissimo da fare a persone che in qualche modo amano o studiano mitologie, mitopoiesi, religioni.

Tags: Bollingen foundation, C. G. Jung, Guanda, Joseph Campbell, L'eroe dai mille volti, mitopoiesi, Paul Mellon, Religione, The Hero with a Thousand Faces
http://www.vincenzoreda.it/joseph-campb ... and-faces/
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Re: DataBase MyBooks (dal 22.07.2014)

Messaggioda Bron ElGram » mercoledì 27 agosto 2014, 21:34


E oggi, mentre aspettavo il mio turno per i vari esami del checkup medico preventivo, mi sono letto metà di un testo suggeritomi da Piergiorgio mesi fa... veramente bello! :D


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In un paesino della California del Sud, l’anziano Albert Honig butta i resti della colazione e si prepara ad andare al lavoro. Non importa che sia domenica e che faccia caldo: lo aspettano mezzo ettaro di bosco da pulire, sedici arnie da controllare e una miriade di barattoli di miele da inscatolare per il mercato. Mentre si sciacqua le mani al lavello di cucina, però, oltre la finestra avverte un rumore. Non può essere un vicino che aspira le foglie sul vialetto o il ronzio dei cavi elettrici, né tantomeno il motore di qualche macchina. Albert esce di casa e percorre la siepe che divide la sua proprietà da quella delle «Signore delle api», e suona il campanello, ma nessuno risponde. Da dentro, si sente gracchiare una radio. Claire o Hilda saranno uscite per qualche commissione, pensa Albert, lasciando l’apparecchio acceso per scoraggiare i ladruncoli. Fa per andarsene, ma quando nota la vecchia Rambler parcheggiata sul retro, cambia idea e, trovando la porta aperta, entra: le sorelle Straussman sono a terra, legate, imbavagliate; morte.
Sigillata la casa e raccolte le impronte, il detective Grayson non ci mette molto a capire di trovarsi di fronte a una rapina finita male. Ci sono segni di effrazione, mancano all’appello alcuni gioielli e i barattoli del miele usati come salvadanaio sono in frantumi sul pavimento. Tuttavia, come trovare il colpevole? Deciso a scoprirlo, il detective prega l’apicoltore di raccontargli tutto quello che sa sulle due donne: Albert, nonostante siano trascorsi più di dieci anni dall’ultima volta che ha parlato con loro, è l’unico che può aiutarlo.
Inizia così un viaggio a ritroso nella memoria di un uomo burbero e riservato, che ha deciso di invecchiare soltanto in compagnia delle sue api: dal primo incontro alle fughe nei boschi con Claire per sfuggire all’infelice signora Straussman, la madre della ragazza; dalla passione per l’apicoltura trasmessa a Claire alla nascita di un amore troppo intenso per essere confessato, fino alla partenza di Claire e a quel ritorno, tempo dopo, con un misterioso bambino. E mentre il detective ricostruisce il caso e il presente, pezzo dopo pezzo, in Albert affiora il sospetto che il suo destino personale sia strettamente intrecciato con la tragica fine di quella famiglia.

Romanzo che parla di innocenza e vita vissuta, di nostalgia e di rimpianto con una lingua poetica e struggente, Parlando con le api consegna ai lettori «un classico americano» (The New York Times) sulle conseguenze delle parole non dette, e sul potere incancellabile della verità.

«Senza ombra di dubbio uno degli esordi più originali del 2013».
Kirk Reviews

«Un libro meraviglioso. Con infinita empatia e utilizzando un tono perfetto Peggy Hesketh ha dato vita a un classico americano. È un romanzo eccezionale per chiunque ami le storie profonde e indimenticabili, soprattutto quando ben raccontate».
Elizabeth George, New York Times

«Che romanzo fantastico! Un capolavoro in cui il mistero della vita e quello della morte vengono evocati in maniera estremamente coinvolgente».
Karen Joy Fowler autrice di The Jane Austen Book Club

«Un romanzo perfetto».
Library Journal’s fiction preview

http://www.neripozza.it/collane_dett.ph ... id_lib=753
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Re: DataBase MyBooks (dal 22.07.2014)

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 12 settembre 2014, 21:44


In settimana... mi sembra Chiara Lugano, Roberto Mancini e Guy Zen o qualcun altro mi hanno chiesto di mettere su FB i 10 libri più importanti della mia vita.
Ci ho pensato mentre aspettavo la Metro... ecco l'elenco: non riesco a tagliare oltre! :D :D :D
1. ADAMS – GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI
2. BROOKS – LA SPADA DI SHANNARA
3. BROOKS – LANDOVER
4. BUZZATI – BARNABO DELLE MONTAGNE - IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO
5. CAMPBELL – L’EROE DEI MILLE VOLTI
6. DE SAINT EXUPERY – IL PICCOLO PRINCIPE
7. DICKENS – DAVID COPPERFIELD - LE AVVENTURE DI OLIVER TWIST
8. DUMAS – IL CONTE DI MONTECRISTO
9. ECO – IL NOME DELLA ROSA
10. ENDE – LA STORIA INFINITA
11. FROOM – L’ARTE DI VIVERE
12. GREENWOOD - ELMINSTER
13. HESSE – SIDDARTHA
14. LA BIBBIA
15. LE GUINN – LEGGENDE DI TERRAMARE
16. LONDON – IL RICHIAMO DELLA FORESTA
17. OMERO – ODISSEA
18. ORWELL – 1984 - LA FATTORIA DEGLI ANIMALI
19. PIRSIG – LO ZEN E L’ARTE DELLA MANUTENZIONE DELLA MOTOCICLETTA
20. REDFIELD – LA PROFEZIA DI CELESTINO
21. SCHOPENAUER – L’ARTE DI OTTENERE RAGIONE
22. STEVENSON – LA FRECCIA NERA - L’ISOLA DEL TESORO
23. SUN TZU – L’ARTE DELLA GUERRA
24. SWIFT – I VIAGGI DI GULLIVER
25. TOLKIEN – IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LO HOBBIT
26. TWAIN – LE AVVENTURE DI HUCKLEBERRY FINN
27. VERNE – IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI - L’ISOLA MISTERIOSA - VENTIMILA LEGHE SOTTO I MARI - VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA.
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Re: DataBase MyBooks (dal 22.07.2014)

Messaggioda Bron ElGram » martedì 21 ottobre 2014, 12:39


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Jack London, Pronto soccorso per scrittori esordienti, Roma: Minimum fax,
a cura di M. Crassi, trad. it. di A. L. Bom, con una prefazione di G. Meacci,
pp. 114, euro 8.

Che vita! Cercatore d’oro nel Klondike, ricchissimo e poverissimo, timido ed esibizionista, socialista e nietzschiano, operaio, lavapiatti e scrittore infaticabile. Nessuno può permettersi di vantare un curriculum vitae quale quello di London in cui gli estremi dell’esistenza si sono toccati e scontrati, in cui hanno convissuto gioia sfrenata e disperazione rabbiosa. In poco meno di quindici anni di attività frenetica riuscì a guadagnare una cifra che si aggira attorno al milione di dollari e a dissiparla. Fra il 1900 e il 1920 egli fu lo scrittore più letto al mondo. E poi? Cosa rimane oggi di questo campione d’incassi, crociato della vocazione letteraria più genuina e spudorato mesteriante?

A chi come me è stato offerto il piacere della lettura dei suoi romanzi in quell’età nebulosa che corrisponde alle scuole medie, resta la sua eterna scuola di vita. E i titoli dei capitoli della sua opera più famosa suonano meglio di un manuale di pedagogia: La legge del bastone e della zanna, La fatica del tiro e della pista, sono solo alcuni esempi di come tutta l’opera di London punti decisamente al cuore della formazione dell’uomo, alla sua educazione alla natura. E l’uomo, per London, è orfano di tutto. Di padre, di madre, di fratelli e sorelle. Non esistono per lui legami precostituiti. Gettato nel mondo, egli è privato di ogni parentela e ciò che riuscirà ad avere sarà ciò che sarà riuscito a guadagnarsi dopo un apprendistato durissimo. Il cane Buck dovrà perciò scordare tutto e ricominciare da capo, conoscere il dolore provocato da una bastonata e il sapore di una ferita. Nel fare questo non ci sarà tempo per riflettere o per discutere. La sua sarà un’educazione tutta svolta nell’attitudine stessa dell’azione.

Tremolanti come i sottotitoli di un filmato in bianco e nero, le pagine di London continuano ad agitare i miei ricordi di adolescente perché, in fondo, di letteratura per l’adolescenza si tratta. C’è un’età per leggere Molnar , Verne e Salgari: c’è stata un’età per leggere London. Fugge dunque il tempo, il nostro, ma non quello di London. Ogni volta che lo si crede morto, eccolo ricomparire in una veste nuova e sorprendente, pronto a sfidare la concorrenza dei vari Dan Brown. E si può star certi che sarà una partita avvincente.

Così, se durante una passeggiata in libreria vi capiterà tra le mani questo Pronto soccorso per scrittori esordienti, lasciatevi tentare. Baloccatevi -se proprio lo ritenete necessario- con un Conrad o con un Maupassant, ma poi prendete in mano London e dirigetevi senza esitazioni verso la cassa. È vero, il mondo è infestato di manuali e prontuari confezionati su misura da pseudo-esperti. Ma questo non è un manuale comune, perché in poco più di cento pagine potrete ritrovare la scuola di vita di London applicata alla letteratura.

Desiderate veramente scrivere? Allora seguite i consigli di London. Scordatevi di voi stessi, dei vostri problemi, delle vostre povere preoccupazioni. Al mondo non interessa minimamente quanto voi amiate il mare od un bel tramonto. Dannatevi e dimenticatevi di voi stessi perché, fino a quando non vi sarete riusciti, “il mondo si turerà le orecchie per non sentirvi”. Riversatevi completamente sul vostro lavoro, scrivete fino a quando la mano non cadrà morta, fino a quando non ricadrete morti voi stessi, fino a quando la vostra opera, il vostro scrivere non diventi voi stessi senza però che ve ne sia traccia alcuna. Ascoltate: “La creazione dell’atmosfera implica sempre l’eliminazione dell’artista, vale a dire, l’atmosfera è l’artista; e quando manca l’atmosfera e tuttavia l’artista è presente, vuol dire semplicemente che il meccanismo letterario cigola e che il lettore riesce a sentirlo”. Studiate dunque Stevenson e Kipling, e vedrete come riescano ad eliminare loro stessi e a creare storie autentiche e personaggi in carne ed ossa che respirino aria buona, e non quella che ristagna nella vostra mente, perché solo così riuscirete a fare “in modo che le lampade per leggere restino accese fino a tardi”. Ma soprattutto fate in modo di costruirvi una filosofia di vita individuale, una vostra originalità. Come? “Riuscendo a non essere sciocche banderuole che cambiano direzione allo spirare di qualsiasi brezza”. I grandi scrittori sono “partiti alla pari con gli innumerevoli altri che hanno fallito; il loro patrimonio comune è stato il mondo con le sue tradizioni. In una sola cosa si differenziavano da coloro che hanno fallito: attingevano direttamente alla fonte, rifiutando il materiale filtrato da altre mani. Non sapevano che farsene delle conclusioni e delle idee altrui. Dovevano apporre ai loro lavori l’impronta della loro individualità: un marchio molto più importante del diritto d’autore. E così, dal mondo e dalle sua tradizioni -che è un altro modo per dire dalla conoscenza e dalla cultura- hanno tratto in prima persona determinati materiali di cui si sono serviti per costruirsi una filosofia di vita individuale”.

London una volta di più ci insegna che la letteratura non è un passatempo o un hobby, ma una vocazione, un qualcosa, cioè, senza il quale la vita stessa non avrebbe senso. E solo quando tutto, ma veramente tutto vi porterà inesorabilmente ad essa, solo allora potrete star certi di non rimanere delusi. La scrittura e la sua disciplina sono dunque il vero tesoro che potrete trarre da questo libro e dall’opera intera del suo autore che con i suoi cinquanta volumi continua a navigare nel mare oramai sconfinato dell’editoria internazionale. Solcato dai grandi bastimenti degli autori immortali questo mare conserva ancora un po’ di spazio per la piccola zattera di London. Il suo viaggio non è terminato.

(Marco Antonellini)
http://www.bibliomanie.it/london_soccor ... ellini.htm

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Lo scribacchino letterario, colui che si accontenta di scodellare “polpettoni” commerciali per il resto dei suoi giorni, si risparmierà tempo e irritazione evitando di leggere questo articolo”.

Così apre il libro Jack London. Così apre anche un articolo pubblicato da Jack London sulla rivista The Editor, nell’ottobre 1899. E così apro io questa recensione, dedicata a chiunque voglia approcciarsi al mestiere di scrivere con un certo tipo di occhio e di penna.

Il libro: raccolta di articoli, risposte a lettere di aspiranti scrittori, stralci di romanzi (Martin Eden in primis, che chiude la raccolta) che lo scrittore accumulò nell’arco della sua esistenza piuttosto strampalata. Ma per informazioni riguardanti la sua vita c’è già Wikipedia. Il tema è quello controverso dell’arte di scrivere, o meglio di come si acquisiscono i ferri del mestiere che permettono a un qualsiasi dilettante di trasformarsi in autore.

Come si diventa scrittore? Primo, c’è da ricordare sempre che anche “i bicipiti di Ercole erano cosine da niente quando lui si dimenava tra le sue fasce di neonato”; pertanto chiunque si senta di avere nelle vene sangue letterario non esiti oltre. Forza e coraggio. Però non è che basti dirlo, per esserlo, o meglio, per diventarlo. Occorre cercare e trovare il tempo non solo per studiare ma anche per lavorare: scrivere, scrivere, scrivere. E ancora scrivere.

Mille parole al giorno, ma che siano mille e che siano tutti i giorni. Mica è finita: dopo avere scritto scritto scritto, occorre avere un proprio punto di vista, diverso da qualsiasi altro (“non si può battere la strada intrapresa da qualcun altro”) e, una volta trovato non bisogna mettersi in cattedra e spiegare ai lettori le cose che abbiamo in testa come se fossimo dei professori onorari. Il lettore deve cogliere le nostre opinioni dai gesti e dai discorsi dei personaggi. Poi arriva la questione più dolorosa e difficile: ammettere di scrivere per soldi e fama. Segue a ruota la questione di come vendere senza tradire la propria “etica”, se ne abbiamo una. Perché per fare soldi e fama bisogna pur vendere quello che si scrive. E qui c’è l’intoppo.

Per poter vendere occorre scrivere qualcosa che conquisti il vasto pubblico; solo una volta superato questo scalino e essersi fatti un nome possiamo sperare di scrivere quello che vogliamo senza rotture di palle dal mercato editoriale. In ogni caso, prima di avere un nome occorre, appunto, farselo. E, secondo Jack London “c’è un solo modo di cominciare una carriera, ed è quello di cominciarla; e cominciarla con il duro lavoro e la pazienza”. Se volete un esempio pratico di come questa teoria funzioni, leggetevi Martin Eden, che altro non è che la storia biografica di come London sia passato da scaricatore di porto a scrittore nell’arco di tre anni. I critici hanno storto il naso, etichettando la vicenda come “inverosimile”. London ha semplicemente risposto: “Martin Eden sono io”. Appunto, viene da dire, Martin Eden sei tu, Jack London. Purtroppo non siamo tutti dei piccoli Martin Eden capaci di farci una cultura enciclopedica e di metterla su carta in soli 3 anni. A pensarci bene, per fortuna.

Fa quasi ridere pensare che a distanza di più di un secolo non solo il pensiero, ma la scrittura di London si possano considerare avanguardia pura. Chiamasi genialità.

Consigliato: consigliato a tutti gli scrittori che “agognano il giorno in cui i giornali per agricoltori e le riviste per casalinghe non occuperanno più gran parte della sua agenda”.

Edito da Minimum Fax 2005, 114 pagine
http://www.osservatoriesterni.it/sospes ... ack-london
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Re: DataBase MyBooks (dal 22.07.2014)

Messaggioda Bron ElGram » martedì 20 gennaio 2015, 14:41


Steampunk in edicola!

Esce da Elara la storica antologia curata da Ann e Jeff VanderMeer che propone quattordici modi di vedere uno dei generi più popolari del momento

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Finalista al World Fantasy Award nel 2009, l'antologia Steampunk è per il genere omonimo un po' quello che Mirrorshades fu per il cyberpunk. Curata dai coniugi Ann e Jeff VanderMeer, esce in questi giorni in edicola (e a breve anche in fumetteria) grazie a Elara, nella collana Libra Fantastica, aggiungendo nel titolo un punto esclamativo: Steampunk!
Lo steampunk, per chi si fosse distratto, è quel genere che ambienta storie fantascientifiche nel passato, spesso in epoca vittoriana, immaginando sviluppi tecnologici basati sul vapore anziché sul motore a scoppio. Tra gli autori più importanti Paul Di Filippo con la sua Trilogia steampunk (Delos Books).

Il libro, tradotto da Stefano Carducci, contiene una prefazione degli antologisti e una corposa introduzione di Jess Nevins che cerca le radici del 19mo secolo dello Steampunk.
I racconti sono sedici: Benedizione di Michael Moorcock, il romanzo breve La macchina di Lord Kelvin di James P. Blaylock, Il sorriso generoso di Ian McLeod,
Un sole nell'attico di Mary Gentle, Arriva il dio pagliaccio di Jay Lake, il romanzo breve L'ultimo duello dell'uomo locomotiva della prateria e il Cavaliere Oscuro di uno dei grandi scrittori contemporanei, Joe R. Lansdale, una storia estrema nella quale il Viaggiatore del Tempo di Wells, seguito dai fidi Morlock, si trasforma in un vampiro cannibale assetato di sangue, in un mondo dove buchi nel tempo compaiono da ogni dove, e ogni cosa sembra impazzita; poi Il club di giardinaggio di Selene di Molly Brown, Settantadue lettere di Ted Chiang, Vittoria di Paul Di Filippo (già incluso nella Trilogia Steampunk); Luce riflessa di Rachel E. Pollock, Verbale dell'ultima riunione di Stepan Chapman, e Estratto dal terzo e ultimo volume di Tribù della costa del pacifico di uno dei padri nobili dello Steampunk, Neal Stephenson.

Per l'edizione italiana di questa monumentale antologia, i curatori americani hanno suggerito, e hanno molto gradito, l'inserimento di un paio di esempi di Steampunk italiano: La volpe e il leone di Stefano Carducci e Abrace il camminatore di Dario Tonani, storia cupa e visionaria di uno scrittore che lascia sempre il segno.

Altri due saggi in appendice: La macchina del tempo a vapore: un'analisi della cultura pop di Rick Klaw, e Una modesta analisi del genere nel medium dei fumetti di Bill Baker, il tutto arricchito da bibliografie e da un elenco di opere essenziali dello Steampunk nella letteratura, nel cinema e nel fumetto.

Già disponibile presso di noi, questo straordinario libro sarà nelle migliori edicole alla fine della prossima settimana.

Ann e Jeff VanderMeer, Steampunk! (Steampunk, 2008), traduzione di Stefano Carducci, Libra Fantastica, Elara Libri, paggine 436, Euro 16,50

http://www.fantascienza.com/magazine/no ... n-edicola/
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