Alla ricerca del senso della vita

Il codice etico della Gilda, la storia, i simboli, l’almanacco, l’organizzazione interna, etc.

Alla ricerca del senso della vita

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 4 novembre 2016, 12:12


Immagine

Alla ricerca del senso della vita


Fin dall’antichità, l’uomo ha cercato di comprendere il significato e il senso della vita. E’ un tema ricorrente in filosofia, letteratura, poesia e arte. La filosofia greca sostiene che il senso della vita consiste nel curare l’anima. La dottrina filosofica moderna e contemporanea e di recente le neuroscienze identificano l’esistenza come progettazione, realizzazione della propria individualità e aspirazione alla perfezione.
Finché l’essere vivente – è scritto nei “Veda” – “non si interroga sui valori spirituali dell’esistenza deve conoscere la sconfitta e i mali nati dall’ignoranza”.
Sono questioni cui si potrà rispondere – afferma il filosofo argentino J.J. Sanguineti – soltanto con il ricorso alla filosofia, alle neuroscienze, all’antropologia e all’etica. Discipline che hanno lo scopo di approfondire l’essenziale dell’essere umano nel suo rapporto con il mondo e le altre persone, e che contengono “verità irrinunciabili”, ovvero primi principi sulla nostra esistenza, sull’esistenza del mondo diverso da noi, sulla nostra capacità di conoscere il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, sul senso della vita e sui progetti esistenziali.
Per comprendere le grandi questioni che scandiscono la vita umana, il punto di riferimento è il pensiero antico, a partire da Socrate e Platone. La loro presenza oggi è viva e determinante perché offrono un quadro di rimando generale ed essenziale. Nell’ambito dei pensatori e studiosi contemporanei, si avverte la modernità del pensiero di questi filosofi.
Il senso dell’esistenza, per Socrate, è riconoscere che l’essenza della natura umana sta nella sua psyché, ossia nella sua anima, nel suo cervello, e quindi in ciò che permette all’uomo di diventare “buono” o “cattivo”. Egli deve occuparsi soprattutto della sua anima in modo che essa diventi “migliore il più possibile”.
I comportamenti etici non nascono dai beni materiali ma dalla virtù, sottoponendo ad analisi interiore se stesso e gli altri in una ricerca continua. Una vita senza ricerche, per Socrate, “non è degna per l’uomo di essere vissuta”.
Un altro eminente filosofo che ha “costretto” (A.Torno) tutti i pensatori a “prendere in prestito” qualcosa dal suo pensiero è Platone, il padre della filosofia occidentale e l’inventore dell’anima, una sostanza spirituale indipendente dal corpo e immortale (dualismo ontologico). Si torna al filosofo greco quando si discute del senso della vita, del vero, del bello e del bene, costringendoci a riflettere sulle cose esistenti, sulla realtà, il mondo, l’anima, la virtù, la felicità.
Sono tutti argomenti che vengono trattati nell’interessante e prezioso libro di Ivo Nardi, che s’intitola “Riflessioni sul senso della vita”, in distribuzione in questi giorni nelle librerie. Nardi dirige il sito “Riflessioni” che ha fondato nel 2000.
L’autore ha raccolto in questo volume il contributo di oltre cento personalità della cultura, della scienza, della letteratura e dell’arte sulla base di dieci domande sui grandi temi esistenziali che scandiscono la nostra vita.
Tra i nomi più noti, Dacia Maraini, Massimo Cacciari, Edoardo Boncinelli, Margherita Hack, Luis Sepulveda.
Partiamo da un termine vago e impegnativo come la felicità. Per la maggior parte degli autori, la felicità è stata definita come assenza di male, serenità, aspirazione dell’essere umano, benessere, assenza di dolore, ricerca della conoscenza, sommo bene, stato di pienezza. La felicità è un sentimento legato all’amore, un altro termine tra i più abusati nel nostro linguaggio. Alcuni degli intervistati hanno asserito che vi sono tanti amori quanti sono i livelli di coscienza, mentre altri l’hanno descritto come affetto, comprensione, conforto, passione travolgente, dedizione, compassione, stato spirituale, dono.
Sul tema della sofferenza, molti autori, come ad esempio Boncinelli, hanno rilevato che la vita è “univocamente connessa alla sofferenza e al male, mentre la morte è vista come trascendenza, evento naturale, minaccia incombente, l’inizio di una nuova vita, rinascita, annichilimento, grande mistero. Sugli obiettivi della vita, le riflessioni hanno riguardato l’esigenza di non danneggiare nessuno, dare corpo ai propri sogni, cercare momenti di serenità, alleviare la sofferenza, ricerca della conoscenza, benessere spirituale, realizzazione di sé e del divino che è in noi, proiettarsi verso il futuro, realizzare un mondo migliore.
Una delle domande concerneva il problema dell’individualismo. Alcuni autori hanno opportunamente sottolineato il duplice significato del termine: garanzia di autonomia, di libertà e affermazione della propria personalità oppure individualità come un male, condizione di anomia sociale, figlio dell’egoismo.
Un altro angoscioso e fondamentale argomento di riflessione già analizzato da filosofi, scrittori e teologi di tutti i tempi e di tutti gli orientamenti è stato quello sulle origini e sui motivi dell’esistenza del bene e del male. E’ appena il caso di rilevare che lo statuto metafisico della condizione esistenziale si fonda proprio sui principi del bene e del male, principi che sono in perenne lotta tra loro e che da sempre governano la vita dell’uomo. Essi corrispondono alle due pulsioni originarie teorizzate da Freud: pulsione di vita (eros) e pulsione di morte (thanatos). Queste intuizioni sono state confermate dalla ricerca delle neuroscienze, le quali mostrano che il cervello umano è una combinazione di bene e male, aggressività e violenza, altruismo ed egoismo, miseria e nobiltà.
Anche l’ignoto come dimensione occulta, arcana è stato esaminato nel libro di Nardi ed è stato descritto come affascinante, angosciante o terrorizzante. La cultura è vista come l’unica difesa contro l’ignoto, considerato anche una sfida, un lievito formidabile, un dispensatore di gioia o di sofferenza e di creatività.
L’ultima domanda riguardava in particolare il senso della vita. Sono domande che hanno tante risposte quanti sono i cervelli che esistono, perché ogni cervello è unico, irripetibile e diverso dall’altro. Ogni essere umano darà un “colore unico” alla propria esistenza. Il senso della vita può quindi essere amare e dare, conoscenza, comportamento morale, scoperta del grande mistero del proprio Io, ricerca spirituale, vivere in armonia con se stessi e gli altri, partecipazione all’evoluzione della specie, risvegliare la scintilla divina presente in ciascun essere umano.
Come il lettore può arguire, il libro “Riflessioni sul senso della vita” presenta un ampio, affascinante e approfondito spettro di questioni e di prospettive, un tentativo per comprendere quell’universo che “avvolge ogni essere che contiene un universo”.


http://www.neuroscienze.net/?p=4712
Avatar utente
Bron ElGram
Site Admin
Site Admin
 
Posts: 13373
Iscritto il: giovedì 3 gennaio 2013, 15:50

  • Condividi su
  •   Aiuta ad aumentare la popolarità di BroomGulf condividendo la pagina!
    Condividi su Facebook

Torna a 2. La Regola

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

cron