Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Il codice etico della Gilda, la storia, i simboli, l’almanacco, l’organizzazione interna, etc.

Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » domenica 10 gennaio 2016, 15:58


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Come avviene la neutralizzazione dei pensieri negativi?
Attraverso un atto di disidentificazione.
Legge psicologica (Assangioli): Noi siamo dominati da tutto quello con cui ci identifichiamo e dominiamo tutto quello da cui ci disidentifichiamo.
Quando siamo invasi dai pensieri che ci danno sofferenza noi normalmente li assumiamo come opera nostra: ci crediamo noi gli autori, ci identifichiamo con essi e li assumiamo per veri. L'Io, identificandosi con il pensiero e con l'emozione che ne consegue, gli cede la sua energia... che costituisce la nostra energia psichica e quindi la nostra stessa energia vitale. Questo fa si che quel pensiero si incidano profondamente nella nostra memoria e si ripropongano con insistenza per molto tempo a venire.
Ma ciò è nevrotico, poichè noi non siamo gli autori volontari di quel pensiero: esso è prodotto automaticamente dalla nostra memoria sulla spinta dell'emozione che è stata registrata in essa nel passato. L'identificazione del nostro Io con quel pensiero fa sì che, per la legge psicologica indicata sopra, noi ne siamo dominati.

Se, diversamente, spostiamo la nostra attenzione dagli oggetti esterni ai nostri pensieri, modifichiamo la nostra dinamica mentale. Diveniamo un osservatore esterno che prende semplicemente atto della presenza di quel pensiero. Questo raffredda, per così dire, il pensiero o la paura e gli impedisce di registrarsi nella memoria, non rafforzando quel pensiero e non favorendo la sua riproduzione in futuro. In questo modo il pensiero negativo, carico di sofferenza, viene neutralizzato. In termini scientifici il nostro centro di identificazione, l'Io, si sposta dal pensiero all'osservatore. Questa funzione del nostro cervello è nota con il nome di Coscienza.
L'osservatore non è il pensiero. Quindi non è coinvolto nella tensione che è presente nel pensiero. E poichè l'Io è il motore dell'energia tensiva che costituisce l'emozione, questa viene ridotta. Nello stato di coscienza l'Io diviene osservatore del pensiero tensivo presente nel cosciente ma prodotto dall'inconscio.

La coscienza è stata oggetto precipuo di interesse della religione cristiana per secoli: secondo la teologia cattolica è proprio l'attivazione della coscienza a dare luogo al libero arbitrio capace di attuare la nostra umanità e rivelare la nostra origine divina.. In epoca moderna ha interessato anche la psicologia (Bucke, Ouspensky, Hall, Maslow, Assangioli, ecc.) e attualmente interessa le neuroscienze. Non possiamo non meravigliarci quando consideriamo che la coscienza è praticamente un cervello che vede se stesso durante il proprio funzionamento. E' come se la coscienza, che è la funzione con la quale più compiutamente può identificarsi l'Io, fosse la sede naturale dell'energia psichica: finché la coscienza è immersa nella mente e quindi noi ci identifichiamo con i nostri pensieri e le nostre emozioni, questi si manifestano in tutta la loro forza e ci travolgono rendendocene schiavi. Quando invece la coscienza si distacca dalla mente e ne esce diventandone l'osservatore esterno ad essa, sembra portare con sé quella stessa energia e toglierla ai pensieri e alle emozioni che, rimanendone privi, lentamente scemano sino ad arrestarsi del tutto.

La coscienza costituisce una vera a propria funzione cerebrale particolare peculiare dell'essere umano, la quale però si attiva spontaneamente solo in casi eccezionali, come incidenti gravi, situazioni di pericolo, in guerra, durante ascensioni alpinistiche, ecc. quando è tipica la visione della propria vita che scorre come in un film. Ti ritrovi a guardarti dall'esterno e ti ritrovi ad agire come se fossi un altro.
Per attuare l'auto-osservazione del pensiero occorre diventare il Nobile Distaccato Osservatore.
Un buddha osserva sempre con distacco i propri pensieri ed è sempre consapevole del loro automatismo.
La mente non è altro che uno dei tanti organi del corpo.
La mente può essere manipolata, allenata, rafforzata e comandata come qualsiasi altro organo del corpo. E una questione di esercizio e di tempo.


Trucchi:
Primo è cercare di smettere di pensare. Non ci riuscirai maotterrai il grande risultato di guardare dentro la tua mente.
Secondo è osservare la tua mente con i sensi: la vista, l'udito. Il pensiero si manifesta sotto forma di immagini e - soprattutto - discorsi.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » domenica 10 gennaio 2016, 17:34


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La consapevolezza dell'automatismo del pensiero va attuata sistematicamente. Applicandosi con costanza in pochi giorni i pensieri negativi perderanno la loro forza e ti ritroverai con la mente più sgombra. Ancora attraversata da pensieri automatici, che non casseranno mai nella tua vita, ma privi di virulenza e quindi meno atti ad avvilirti, deprimerti, farti soffrire.

Praticando l’osservazione distacca del pensiero, i pensieri vani cesseranno e voi dimorerete nella pura coscienza.
La coscienza distaccata del pensiero, se praticata costantemente, conduce alla liberazione.
Fratelli, prima di imparare a osservare con distacco li pensiero, dovete imparare a osservare e a calmare il vostro respiro, il vostro corpo e le vostre emozioni. Quando avrete calmato il vostro respiro, il vostro corpo e le vostre emozioni, praticate con continuità l’osservazione distaccata del pensiero.
La coscienza distaccata del pensiero, insieme con l’osservazione consapevole del respiro, rafforza la concentrazione.
In particolare, osservate le vostre emozioni. Le emozioni sono la materia stessa della vostra sofferenza. Esse hanno origine dal pensiero. Vedendo le origini delle emozioni nel pensiero, ne comprenderete la natura impermanente. Vedrete come le emozioni nascono e muoiono, come il pensiero e come tutti i fenomeni mentali e materiali. Vedendo che le emozioni sono impermanenti, a poco a poco resterete equanimi di fronte al loro nascere e al loro morire. La maggior parte delle emozioni scaturisce dal pensiero erroneo, il quale considera permanente ciò che è impermanente. Sradicando le visioni erronee, la sofferenza cessa.
Quando avrete imparato a praticare la coscienza del respiro e del pensiero, otterrete facilmente il vuoto mentale.
Il vuoto mentale è la condizione naturale della mente, così come il riposo è la condizione naturale del corpo.”
(Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Cularahulovada Sutta).


La mente non è una struttura o una funzione separata dal corpo e quindi non puoi calmare la tua mente senza calmare anche il tuo corpo. La Vipassana, la tecnica di meditazione tradizionale buddhista, evidenzia le interelazioni tra corpo e mente tramite il respiro. La pratica della concentrazione sul respiro è molto potente, con essa si narra che il Buddha raggiunse l'illuminazione. E' facile, concentrandosi sul respiro, raggiungere addirittura il vuoto mentale.
Un buddha vive tendenzialmente nel vuoto mentale.
Nota bene però che il vuoto mentale non deve essere ricercato ossessivamente, poichè genererebbe tensione invece di eliminarla. Inoltre il vuoto non può e non deve essere mantenuto sempre... da una parte il pensiero involontario è ineliminabile, dall'altra perchè pensare ci serve per risolvere problemi pratici. Questa è la funzione biologica del pensiero: risolvere problemi pratici mediante la simulazione delle possibili soluzioni.

Lo stato di buddhità consiste in uno stato mentale in cui il pensiero è usato volontariamente ed è limitato alla soluzione di problemi pratici. Quando travalica questa finalità naturale e si produce automaticamente a causa di una spinta nevrotica è contenuto e attenuato perchè la coscienza, l'Io, rimane al suo esterno nella posizione del Nobile Distaccato Osservatore.
Praticare la concentrazione sul respirto non richiede particolari condizioni né di tempo né di luogo: è sufficiente fare otto respiri profondi utilizzando tutti i polmoni e calmare il respiro. E' meglio fare brevi sessioni frequenti piuttosto che poche lunghe sessioni di calma del respiro.

Quindi riassumendo:
1. Calmo il respiro;
2. Utilizzando il respiro calmo il corpo;
3. Continuando a tenere calmo il respiro osservo con distacco pensieri e osservazioni che si presentano nella mia mente;
4. Sono consapevole che i miei pensieri sono prodotti dal mio inconscio;
5. Nel caso di pensieri invadenti, ne prendo coscienza e sviluppo nella mia mente il pensiero-emozione positivo antagonista.


Se vuoi puoi aiutarti a respirare recitando un Mantra: una qualsiasi parola o frase ripetuta con continuità. Una preghiera ad esempio è un mantra. L'uso dei mantra è importante: ha un influsso sull'inconscio, registra nell'inconscio una suggestione che produce automaticamente pensieri, emozioni, comportamenti. Cioè ti trasforma.
Inoltre dà altri due risultati: impedisce la produzione automatica di pensieri negativi e ti da il pieno controllo della mente (e del corpo se lo reciti insieme al respiro).
Recitalo sempre mentalmente e non confidare a nessuno questa tua pratica, per non disperdere l'energia della tua trasformazione.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » domenica 17 gennaio 2016, 14:33


Ho riassunto in un file condiviso gli appunti presi sino ad oggi rileggendo per la seconda volta il testo (e mettendolo in pratica). Chi vuole leggerli li trova qui: https://docs.google.com/document/d/15cl ... sp=sharing
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » domenica 17 gennaio 2016, 17:51


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Capitolo 15
La presenza nella realtà

Una volta attenuato il pensiero o addirittura svuotata la mente ti riuscirà spontaneo rivolgere la tua attenzione alla realtà.
La realtà è l'ambiente che ti circonda (*) .
La tua realtà è l'ambiente che ti circonda e che tu percepisci con i tuoi sensi.

Ho già detto in un altro mio libro che esistono due mondi: il mondo della mente e il mondo della realtà. Il mondo della mente è reale, il mondo della mente non è reale.
Degli oggetti presenti nella nostra coscienza, infatti, alcuni appartengono alla realtà che ci circonda, altri alla nostra mente, cioè alla nostra memoria. Noi tendiamo a crederli entrambi reali, ma non è così. L'attribuzione di realtà agli oggetti della nostra mente è precisamente la causa tecnica della nostra sofferenza psichica. Non soffriamo a causa dei fantasmi della nostra mente.

I fantasmi del vostro pensiero non sono reali. Essi sono generati dal vostro attaccamento, e quindi dal vostro desiderio, dal vostro odio, dalla vostra ira, dalla vostra paura. Fratelli, i fantasmi del vostro pensiero sono generati da voi stessi.

Lo stato di buddhità comporta la consapevolezza della distinzione fra mondo della mente e mondo della realtà. Questa consapevolezza deve diventare permanente.

Fratelli, private i vostri fantasmi immaginari del vostro consenso ed essi svaniranno.

La realizzazione del secondo potere della buddhità, la presenza nella realtà, non nega la potenza e la bellezza delle creazioni della mente cui siamo affezionati. Ma offre semplicemente una via di uscita dalla sofferenza generata dalla stessa mente.
Non puoi sconfiggere i fantasmi della tua mente rimanendo nella mente. Devi uscire dalla tua mente ed entrare nella realtà. Nella realtà non c'è mai sofferenza. E' difficile da credere ma è così. Tu credi che sia la realtà la causa della tua sofferenza e quindi attribuisci la tua sofferenza alla realtà stessa. Ma la sofferenza non è un oggetto che si possa rinvenire nella realtà. E' uno stato psicologico.
Un famoso koan Zen recita: Mostrami la mano nella quale tieni la tua sofferenza.
La presenza nella realtà è l'esperienza zen: per questa ragione non può essere descritta a parole ma soltanto vissuta. La presenza nella realtà non ha bisogno di spiegazioni ulteriori percè non è una cognizione intellettuale ma un'esperienza.

La pratica cui devi applicarti per realizzare la presenza nella realtà è la seguente:
1. Calmo il respiro, rilasso il corpo, osservo con distacco i pensieri;
2. Esco dalla mente e osservo l'ambiente che mi circonda;
3. Compio delle azioni qualsiasi (interazioni con la realtà);
4. Rimango nella realtà.
Se vuoi puoi aiutarti a respirare recitando un Mantra.



(*) Anche lo Zen percorre la via dell'attenuazione del pensiero prima di attuare la concentrazione esclusiva dell'attenzione sulla realtà: il koan - un enigma assurdo che il maestro propone al discepolo - non ha infatti altro scopo che convincere l'adepto dell'inutilità del pensiero e indurlo quindi a rivolgere la propria attenzione alla realtà.
Lo Zen non è nato in Giappone, ma in Cina nel VI sec. d.C. dove prese il nome di Chan (dal sanscrito Dhyan, contemplazione, una fase dello yoga). Fu poi esportato in Giappone nel XIII sec. dove prese appunto il nome di Zen.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » domenica 17 gennaio 2016, 18:01


NOTA: Ho scoperto che oltre 20 amici/colleghi/conoscenti frequentano (o hanno frequentato in passato) il Soka Gakkai per avvicinarsi al Buddhismo. Ringrazio per tutti gli aneddoti che mi avete raccontato e per gli inviti ad avvicinarmi a questo gruppo, ma evidenzio che - per ora - sono solo molto interessato ai profili "psicoterapeutici" di questa forma di spiritualità e non a quelli "religiosi", quindi proseguirò l'approfondimento in solitaria coadiuvato dai tanti testi che ho trovato sull'argomento. Grazie comunque... e tutto ciò che vorrete ancora condividere con me rappresenterà un tesoro che valorizzerò il più possibile! ;-)
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