Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Il codice etico della Gilda, la storia, i simboli, l’almanacco, l’organizzazione interna, etc.

Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 20:12


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Capitolo 3
L'insegnamento originale del Buddha

Dedurre l’insegnamento originale di Buddha dall'enorme letteratura buddhista
non è impresa facile. I Canoni (tradizioni) principali sono tre: Pâli, Cinese e Tibetano nelle rispettive lingue. Ad essi si aggiungono numerosissimi commenti e trattati separati, scritti in diverse lingue dai moltissimi studiosi che si sono succeduti nei secoli.
Di tutte le scritture buddhiste il Canone Pâli è il più antico e quindi il più attendibile. Assumerò quindi questo Canone come fonte principale per le citazioni.

LE QUATTRO NOBILI VERITA’
“Fratelli, vi sono quattro verità: l’esistenza della sofferenza, la causa della sofferenza, l’estinzione della sofferenza e il sentiero che conduce all’estinzione della sofferenza. Le chiamo le quattro nobili verità.

Fratelli, la prima nobile verità è l’esistenza della sofferenza. Nascita, vecchiaia, malattia e morte, sono sofferenza. Tristezza, ira, invidia, timore, ansia, paura e disperazione, sono sofferenza.
L’assenza di ciò che si ama, è sofferenza. La presenza di ciò che si odia, è sofferenza.
Il desiderio è sofferenza. L’avversione è sofferenza. Questa è la prima nobile verità.
Fratelli, la seconda nobile verità è la causa della sofferenza. La causa della sofferenza è l’attaccamento. L’attaccamento, a sua volta, è causato dall’ignoranza. L’ignoranza che causa l’attaccamento è l’ignoranza della realtà, è l’ignoranza che la realtà è impermanente . L’ignoranza della realtà produce l’attaccamento perché si crede permanente ciò che è impermanente . L’attaccamento produce la tristezza, l’ira, l’invidia, il timore, l’ansia, la paura e la disperazione. Questa è la seconda nobile verità.
Fratelli, la terza nobile verità è l’estinzione della sofferenza. La sofferenza può estinguersi con l’estinzione della sua causa, cioè dell’ignoranza, e quindi dell’attaccamento. Questa è la terza nobile verità.
Fratelli, la quarta nobile verità è la via che conduce all’estinzione della sofferenza: sono gli otto nobili sentieri.
Questa è la quarta nobile verità.” (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Saccavibhanga Sutta).



GLI OTTO NOBILI SENTIERI
“Fratelli, chiamo retti sentieri gli otto nobili sentieri della Retta Comprensione, del Retto Pensiero, della Retta Parola, della Retta Azione, dei Retti Mezzi di Sussistenza, del Retto Sforzo, della Retta Presenza Mentale, della Retta Concentrazione. Seguendo gli otto nobili sentieri ho raggiunto la comprensione, la liberazione e la pace.
Fratelli, perché chiamo questi sentieri i retti sentieri? Li chiamo retti perché non negano la sofferenza, ma indicano nell’esperienza diretta della sofferenza il mezzo per superarla.
Gli otto nobili sentieri sono la via della consapevolezza, fondata sulla Retta Presenza Mentale. Con la pratica della Retta Presenza Mentale si sviluppa la Retta Concentrazione, che consente di ottenere la Retta Comprensione.
Mediante la Retta Concentrazione si realizza la Retta Comprensione, il Retto Pensiero, la Retta Parola, la Retta Azione, i Retti Mezzi di sussistenza, il Retto Sforzo.
La consapevolezza che se ne sviluppa libera dai ceppi della sofferenza e dà nascita alla vera pace e alla vera gioia.” (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Pasarasi Sutta).
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 21:36


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Capitolo 4
Le quattro Nobili Verità

La sofferenza nevrotica.
L'assetto dell'Io e, quindi, l'assetto normale della persona umana, è secondo la psicologia buddhista un assetto nevrotico.
Essa si riferisce all'assetto psichico di una personalità astratta e assorbita nell'espansione simbolica dell'Io e nello sviluppo abnorme del pensiero.
da quando l'essere umano ha iniziato l'evoluzione psichica che ha fatto del pensiero la sua principale attività percettiva, il suo Io, cioè l'immagine che l'essere umano ha di se stesso, ha travalicato i limiti naturali del suo corpo. Il nostro Io si è esteso ai nostri possessi materiali, alla nostra consistenza economica, ai nostri legami affettivi, ai nostri ruoli sociali, ai nostri stati psichici, ai nostri protocolli comportamentali, alle immagini stereotipate dalla nostra cultura. In altri termini a dei simboli concettuali.
Questa è secondo la psicologia buddhista la radice della nevrosi e quindi della sofferenza umana. Essa costituisce un processo nevrotico perchè costituisce un processo di allontanamento dalla realtà, cioè dalla naturale coincidenza dell'Io con il corpo.
Nella nevrosi l'io si identifica con una serie sempre più numerosa e complessa di simboli mentali costruiti sulla base di valori sociali o culturali ma non naturali.
La sofferenza deriva da una dilatazione dello stato di vulnerabilità dell'Io, che evidentemente aumenta con l'aumentare del numero degli oggetti con cui egli si identifica.
Con l'avvento della cultura consumistica basata non soltanto sul possesso e sul prestigio sociale, come è sempre stato nella storia umana, ma anche sulla possibilità di produzione e di consumo, la situazione è certamente peggiorata.
Lo stato di buddhità è semplicemente lo stato naturale di non nevrosi.
Ciò che ci rende nevrotici non è tanto la vita concitata che facciamo quanto l'atteggiamento mentale che assumiamo nei suoi confronti: come se dal successo dipendesse davvero la nostra felicità. Questo produce in noi stress, che è l'esatto opposto della serenità. La felicità è essenzialmente serenità e quindi è la serenità il termometro della nostra felicità, non il successo. Lo stato di buddhità ci permette di realizzare proprio la serenità, senza rinunciare al successo.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 21:42


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Capitolo 5
La Retta Comprensione

IL PRIMO NOBILE SENTIERO
LA RETTA COMPRENSIONE
“Sorrise e levò lo sguardo a una foglia di pippala stagliata contro il cielo azzurro, la cui punta ondeggiava verso di lui come se lo chiamasse. Osservandola in profondità, Gautama vi distinse chiaramente la presenza del sole e delle stelle, perché senza sole e senza stelle quella foglia non sarebbe mai esistita.
E vide la terra, il tempo, lo spazio: tutti presenti nella foglia. In verità, in quel momento preciso, l’universo intero si manifestava nella foglia. La realtà della foglia era un miracolo stupefacente.
Vide che è l’esistenza di tutte le cose a rendere possibile l’esistenza di ciascuna cosa. L’uno contiene il tutto e il tutto è contenuto nell’uno. La foglia e il suo corpo erano una cosa sola. Nessuno dei due possedeva un sé permanente e separato, nessuno dei due poteva esistere indipendentemente dal resto dell’universo.
Vedendo la natura interdipendente di tutte le cose, Siddhartha ne vide perciò la natura vuota: tutte le cose sono vuote di un sé separato e isolato. Comprese che la chiave della liberazione sta nei due principi dell’interdipendenza e del non sé. Illuminando i fiumi delle percezioni, Siddhartha comprese che l’impermanenza e l’assenza di un sé sono le condizioni indispensabili alla vita. Senza impermanenza, senza mancanza di un sé, nulla potrebbe crescere ed evolversi. Se un chicco di riso non avesse la natura dell’impermanenza e del non sé, non potrebbe trasformarsi in una piantina. Se le nuvole non fossero prive di un sé e impermanenti , non potrebbero trasformarsi in pioggia.
Senza natura impermanente e priva di un sé, un bambino non potrebbe diventare un adulto.
Quindi accettare la vita significa accettare l’impermanenza e l’assenza di un sé.
La causa della sofferenza è la falsa nozione della permanenza di un sé separato. Vedendo ciò, Siddhartha giunse alla comprensione che non c’è nascita né morte, né creazione né distruzione, né uno né molti, né dentro né fuori, né grande né piccolo, né puro né impuro. Sono tutte false distinzioni create dall’intelletto.
Penetrando nella natura vuota delle cose, le barriere mentali vengono scavalcate e ci si libera dal ciclo della sofferenza.” (Buddhacarita, III, 22 – poema di Ashvaghosa del I sec. d.C.)


La realtà è continuo cambiamento, è impermanente.

Ogni cosa è condizionata da tutte le altre.


Pensa anche a questa cosa bellissima: questo universo non potrebbe esistere senza di te. Infatti non sarebbe questo universo. :D

La famosa illuminazione del Buddha altro non è che la Retta Comprensione o Conoscenza.

Noi non possiamo attaccarci a nulla.

Il non attaccamento porta alla liberazione dalla sofferenza.

In conclusione: La Retta Conoscenza (Illuminazione) consiste nella consapevolezza che le cose e le persone cambiano continuamente e sono tutte collegate fra loro e quindi nello sviluppo del non attaccamento.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 22:20


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Capitolo 6
Il Retto Pensiero

IL SECONDO NOBILE SENTIERO
IL RETTO PENSIERO
“Fratelli, praticate il Retto Pensiero. Il Retto Pensiero consiste nel pensiero in cui non c’è né confusione né distrazione, né ira né odio, né desiderio né libidine.” (Vinayapitaka, Vibhanga Sutta).
“Fratelli, il Retto Pensiero consiste nel pensiero in cui c’è l’amore universale.”
(Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Piyajatika Sutta).
Il Retto Pensiero è un pensiero in cui non c’è sofferenza. La sofferenza è causata da confusione, distrazione, ira, odio, desiderio, libidine. Come eliminarli?
“Fratelli, la confusione e la distrazione, l’ira e l’odio, il desiderio e la libidine si superano praticando le Quattro Contemplazioni.
Per superare la confusione e la distrazione, pratica la contemplazione del respiro: con essa la tua mente si schiarirà e la tua concentrazione diventerà potente.
Per superare l’ira e l’odio, pratica la contemplazione della compassione: essa fa luce sulle cause dell’ira e dell’odio presenti nella tua mente e in quella di coloro che li hanno suscitati in te.
Per superare il desiderio, pratica la contemplazione dell’impermanenza: essa fa luce sull’inizio e la fine di tutte le cose. Per superare la libidine, pratica la contemplazione della morte: essa fa luce sul disfacimento di tutte le cose.”
(Vinayapitaka, Vibhanga Sutta).


Non è sufficiente eliminare il pensiero negativo, ma bisogna anche creare pensiero positivo. Quali sono i pensieri positivi?

La gentilezza amorevole, la compassione, la gioia compartecipe e il non attaccamento sono meravigliosi e profondi stati mentali. Io li chiamo i Quattro Incommensurabili. Praticandoli diventi una sorgente di vitalità e di felicità per tutti gli esseri.

Il Retto Pensiero consiste nella eliminazione del pensiero negativo e nalla costruzione di pensiero positivo.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 22:31


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Capitolo 7
La Retta Parola, la Retta Azione, i Retti Mezzi di Sussistenza

IL 3°, 4°, 5° NOBILE SENTIERO
LA RETTA PAROLA, LA RETTA AZIONE, I RETTI MEZZI DI SUSSISTENZA
“La Retta Parola, la Retta Azione e i Retti Mezzi di Sussistenza consistono nel non fare violenza a nessun essere vivente, né agli altri né a noi stessi, né con il pensiero, né con le parole, né con gli atti.” (Vinayapitaka, Mahavagga Sutta).
Costituiscono più dei precetti morali che procedimenti psicologici. Sono concretizzati nei cinque precetti.
“I miei discepoli si sforzano di vivere semplicemente e in coscienza e si impegnano ad applicare i cinque precetti che sono: non uccidere, non rubare, non fare violenza, parlare secondo verità e astenersi dall’assumere sostanze che oscurano la mente.” (Vinayapitaka, Vibhanga Sutta).


Cosa sono i Retti Mezzi di Sussistenza (o Retto Modo di Vivere)?
Nient'altro che la professione che si pratica per procurarsi appunto i mezzi di sussistenza.
Da notare che non deve contravvenire ai Cinque Precetti. Non perchè fare il killer, lo spacciatore o il trafficante d'armi sia immorale, il Buddhismo non fa questioni di moralità. Ma perchè il senso di colpa, sia pure inconscio, che può derivare dall'esercizio di tali professioni è causa di sofferenza psichica ineliminabile.
E' ovvio che il senso di colpa dipende dalla morale nella quale si è stati educati. Nel buddhismo non viè un'istanza morale di tipo kantiano dove si afferma che il bene morale è un valore di per sé. La morale ha un valore strumentale, non per questo è tuttavia meno imperativo, essendo finalizzato al benessere psichico e quindi alla sopravvivenza.

Il buddhismo è quindi in definitiva portatore di una moralità che mai si era vista prima nella storia dell'uomanità e che sfocierà poi compiutamente nel cristianesimo.
E' per questo che non soltanto ha assunto spontaneamente la forma di unareligione, ma è di fatto compatibile con qualsiasi religione.
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