Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Il codice etico della Gilda, la storia, i simboli, l’almanacco, l’organizzazione interna, etc.

Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 22:36


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Capitolo 8
Il Retto Sforzo

IL 6° NOBILE SENTIERO
IL RETTO SFORZO
“Fratelli, so che la vostra attenzione è imprigionata nel mondo immaginario del vostro pensiero. Fratelli, so che guardare dentro voi stessi richiede uno sforzo di volontà. Fratelli, fate lo sforzo di guardare dentro voi stessi. Concentrate la vostra attenzione sul vostro pensiero, osservate come esso nasce, cresce e muore, come esso è impermanente e come i suoi fantasmi non sono reali. Fratelli, facendo lo sforzo di guardare dentro voi stessi vi libererete dai fantasmi del vostro pensiero. Allora la vostra attenzione potrà rivolgersi alla realtà che vi circonda ed essa si rivelerà in tutta la sua bellezza e la sua gioia. Scoprirete che nella realtà non vi è sofferenza. La sofferenza è soltanto nel vostro pensiero. Fratelli, attuate il Retto Sforzo della concentrazione e dell’attenzione sulle vostre sensazioni, sulle vostre emozioni e sul vostro pensiero e realizzerete la retta concentrazione.”
(Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Satipatthana Sutta).


Il Retto Sforzo consiste nella volontà di attuazione della Retta Concentrazione ossia dell'osservazione del proprio pensiero.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 22:39


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Capitolo 9
La Retta Presenza Mentale

IL 7° NOBILE SENTIERO
LA RETTA PRESENZA MENTALE
“Siate bambini intelligenti e sono certo che potete comprendere e mettere in pratica quanto vi dirò. Bambini, mangiando un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza? Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzare la natura splendida e preziosa del mandarino. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza. Bambini, mangiare un mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con la realtà. La vostra mente non rincorre i pensieri riguardo allo ieri o al domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora.” (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Satipatthana Sutta).


La Retta Presenza Mentale consiste nella resenza nella realtà.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 22:44


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Capitolo 10
La Retta Concentrazione


L' 8° NOBILE SENTIERO
LA RETTA CONCENTRAZIONE
“Fratelli, praticate la Retta Concentrazione. E’ il più nobile degli otto nobili sentieri. La Retta Concentrazione consiste nella concentrazione sul pensiero. La concentrazione sul pensiero consiste nell’osservazione distaccata dei propri pensieri. Osservate con distacco i vostri pensieri come osservate con distacco il volo lontano degli uccelli nella pace della sera. Imparate dalla terra: se la si cosparge di fiori fragranti o di feci, la terra riceve ogni cosa con equanimità, senza preferenze o avversioni. Quando nasce un pensiero, piacevole o spiacevole, non fatevene intrappolare e non diventatene schiavi. Osservatelo con distacco e lasciatelo andare: esso non crescerà dentro di voi e non produrrà il frutto avvelenato della sofferenza. Se voi fate crescere i vostri pensieri, essi divengono potentissimi e si impadroniscono di voi e vi rendono schiavi. Osservando con distacco il vostro pensiero, voi scoprirete una grande insospettata verità: che il vostro pensiero non è il prodotto della vostra volontà ma è una pianta autonoma e indipendente da voi, alimentata dal vostro attaccamento, e che le sua radici affondano nella vostra paura. (Suttapitaka, Majjhima-Nikaya, Cularahulovada Sutta)


La Retta Concentrazione consiste nella osservazione distaccata della mente.
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » sabato 9 gennaio 2016, 23:17


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Capitolo 13
Un metodo scientifico

Si può tradurre l'insegnamento originale del Buddha in un metodo scientifico?

I CINQUE POTERI DEL BUDDHA
1. CONTROLLO DELLA MENTE
2. PRESENZA NELLA REALTA'
3. CONSAPEVOLEZZA DEL CAMBIAMENTO
4. NON ATTACCAMENTO
5. AMORE UNIVERSALE
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Re: Come Diventare un Buddha in Cinque Settimane

Messaggioda Bron ElGram » domenica 10 gennaio 2016, 14:16


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Capitolo 14
Il controllo della mente

La Retta Concentrazione è il più nobile degli Otto Nobili Sentieri.
Il controllo della mente non è un potere invocato solo dal Buddha. Esso è stato presentato come base dell'evoluzione spirituale da tutti gli iniziati, dal Buddha a Platone, a Seneca, a Sant'Agostino, a Pico della Mirandola, a Maometto, a Eckhart, a Sai Baba.
Per controllare la mente è necessario osservarla. Osservare cioè le proprie sensazioni, le proprie emozioni e - soprattutto - i propri pensieri. Perchè è il pensiero la causa delle emozioni e quindi della sofferenza.

Il pensiero che produce sofferenza non è volontario.
Nessuno infatti si produce intenzionalmente della sofferenza perchè ciò va contro l'universale programma genetico di sopravvivenza.
Ma come avviene che noi produciamo pensiero involontario? Perchè lo produce automaticamente la nostra memoria (inconscio).
Il pensiero involontario è la manifestazione della tensione derivante da traumi (aggressioni, ansie, paure, perdite, insuccessi, insicurezze, ecc.) registrati nella nostra memoria.
La tensione è proprio "tensione elettrica" che permane nei circuiti neuronali del cervello e produce pensiero in quanto suo naturale processo di scarica.
Il pensiero che ci da sofferenza è il prodotto automatico della tensione registrata nella nostra memoria

I pensieri si riproducono.
I pensieri sono come semi che producono piante. Nella tradizione yogica il pensiero è appunto definito "seme" (bija) in quanto produce altri pensieri. Queste piante velenose costituiscono la nostra sofferenza.
Il controllo della mente consiste nel controllo del pensiero.
L'operazione da fare, in definitiva, è sostituire i pensieri involontari negativi con pensieri volontari positivi. Per la tradizione orientale sono negativi i pensieri che portano a separazione (diffidenza, sospetto, antipatia, rancore, odio, ecc.) e positivi tutti quelli che portano a unione (fiducia, accettazione, simpatia, benevolenza, amore, ecc.).
Si tratta di operare un'igiene mentale tramite la quale si deve sostituire:
- agitazione con concentrazione sul respiro
- antipatia con gentilezza
- crudeltà e odio con compassione
- ira con amore
- attaccamento con riflessioni sull'impermanenza
- libidine con riflessioni sulla fine di tutte le cose
Da evidenziare che il ricorso alle Quattro Contemplazioni e ai Quattro Incommensurabili proposto dal Retto Pensiero è una risorsa estrema da utilizzare nel caso di sofferenze molto forti. La pratica normale è la Retta Concentrazione, ossia l'osservazione distaccata del pensiero.
Osserva con distacco i tuoi pensieri come osservi con distacco il volo lontano degli uccelli nella pace della sera.
L'osservazione distaccata del pensiero lo neutralizza: gli toglie la carica emotiva e quindi spezza la catena del suo autorafforzamento nella memoria e quindi la sua forza di riproduzione.
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