Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » giovedì 23 luglio 2015, 12:40


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Capitolo terzo
Del come sono fatte le seghe mentali


Le seghe mentali quindi fanno male. Danno sofferenza.
Se sei intelligente, questa risposta non ti basta e vuoi sapere qualcosa di più circa il meccanismo della sega mentale e quindi della sofferenza.
Allora, cos'è la sofferenza?
Fisiologicamente, la sofferenza, sia fisica che mentale, consiste in uno stato di contrazione muscolare in qualche parte del nostro corpo. La contrazione muscolare è provocata da uno stato di tensione elettrica, che è comunicato alle cellule muscolari dalle cellule nervose che sono nel cervello. È nel cervello, dunque, che si decide se attivare lo stato di contrazione muscolare e quindi di sofferenza.
Lo stato di tensione elettrica cellulare deriva dunque dall'attivazione del nostro sistema d'allarme naturale, che ha lo scopo di assicurarci la sopravvivenza e quindi entra in funzione ogni volta che a noi sembra di ravvisare un pericolo per la nostra incolumità.
È il nostro cervello che decide, insindacabilmente, cosa costituisce un pericolo per noi. Ho detto infatti più sopra « quello che a noi sembra un pericolo ».
A volte il nostro cervello decide che non vi è nessun pericolo in cose pericolosissime e vede pericoli mortali in cose assolutamente innocue.
Perché i pericoli inventati dal nostro pensiero sono praticamente infiniti.
Il pensiero è dunque la causa principale della nostra sofferenza, l'essenza stessa della sega mentale.
Eppure il pensiero non è nato con l'idea di essere, o di diventare, un'arma di autodistruzione, naturalmente. Il pensiero è un risultato dell'evoluzione biologica, quindi ha lo stesso scopo di tutte le funzioni biologiche: la sopravvivenza.
Dunque lo scopo immediato del pensiero, quello per cui probabilmente si è originato, è scaricare la tensione eccessiva.
Avendo addosso una tensione insopportabile e non potendo scaricarla completamente attraverso l'azione reale, la scarichi parzialmente attraverso l’azione pensata.
Quindi il pensiero è fondamentalmente un surrogato dell'azione.
Infatti il pensiero consiste sostanzialmente nella simulazione immaginativa dell'azione.
Per dirla in termini fisiologici, quando, a causa di un'aggressione ambientale, lo stato di tensione (e quindi di malessere) raggiunge un livello di guardia oltre il quale può diventare autodistruttivo per l'individuo, subentra a salvaguardia della sua sopravvivenza uno stato di benessere (caduta temporanea della tensione) provocato autogenamente mediante l'attivazione del pensiero, il quale simulando l'azione capace di scaricare la tensione simula una situazione ambientale gratificatoria.
Materialmente, nel cervello viene sostituita la produzione di neurotrasmettitori adrenalinici (che provocano lo stato di tensione, cioè di stress) con la produzione di neurotrasmettitori noradrenalinici (che provocano lo stato di distensione).
E un normale fenomeno di omeostasi, cioè di ripristino dello stato di equilibrio fisiologico, finalizzato alla sopravvivenza, che rientra nella naturale dinamica biologica degli organismi viventi.
Il pensiero, quindi, assolve a una funzione difensiva dalle aggressioni ambientali.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 24 luglio 2015, 17:55


Probabilmente, la forma primitiva del pensiero è il sogno.
Infatti anch'esso, come il pensiero, è simulazione di azioni non reali e anch'esso, come il pensiero, si attiva in caso di eccesso di tensione, come in occasione di traumi.
A questo livello primitivo pensano, in quanto sognano, anche gli animali.
Con l'evoluzione della neocorteccia nel cervello umano probabilmente il sogno si è prolungato anche durante la veglia e con lo sviluppo del linguaggio è diventato pensiero. E con il pensiero si è sviluppata la logica e la capacità di deduzione.
Da semplice meccanismo di troppo pieno, il pensiero è diventato nell'essere umano una formidabile arma di controllo dell'ambiente per mezzo della quale egli si è impadronito del pianeta, perché mediante il pensiero l'essere umano è diventato capace di risolvere i problemi ambientali.
Le azioni simulate dal pensiero, infatti, possono essere non soltanto semplicemente consolatorie nei confronti di condizioni ambientali negative, ma anche atte a eliminare quelle stesse condizioni ambientali negative che hanno attivato il pensiero e che costituiscono un problema.
Se sei chiuso in una trappola, il pensiero può aiutarti a uscirne.
Questo è diventato il pensiero nell'essere umano: un sistema di problem solving, un sistema capace di risolvere i problemi ambientali attraverso la simulazione delle azioni atte alla loro soluzione. A patto però che le azioni pensate vengano attuate, cioè che le azioni da simulate divengano reali e quindi che il pensiero dia luogo all'azione: questa elimina le condizioni ambientali negative e scarica la tensione ristabilendo l'equilibrio omeostatico, cioè lo stato di benessere.
Il pensiero che da luogo all'azione capace di eliminare le condizioni ambientali negative assolve dunque pienamente alla sua funzione di difesa dalle aggressioni ambientali.
Ma esso è un pensiero attinente alla realtà.
Quindi il pensiero che da luogo all'azione non è una sega mentale mentre, banalmente, Il pensiero che non da luogo all'azione è una sega mentale. Ma quante volte tu traduci il tuo pensiero in azione? Quante volte tu usi il tuo pensiero per risolvere problemi reali utilizzando la sua funzione più evoluta? Quante volte invece ti immagini azioni che non sei stato o non sei in grado di compiere? Quante volte utilizzi la funzione più primitiva del pensiero semplicemente per contenere la tensione generata dai problemi reali non risolti con l'azione? Tu puoi facilmente constatare che la maggior parte del tuo pensiero è rivolto ad assolvere la sua funzione primitiva di contenimento della tensione simulando azioni immaginarie sostitutive delle azioni reali non compiute, piuttosto che a risolvere, con l'azione reale, problemi reali.
Ne deriva una verità tremenda, che pochi sono in grado di reggere senza farsi prendere da un travaso di bile: il pensiero è molto spesso una sega mentale.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » domenica 26 luglio 2015, 14:59


E che dire di quando l'azione simulata dal tuo pensiero non può essere attuata o di quando non è in grado di eliminare le aggressioni ambientali neppure sul piano dell'immaginazione?
In questi casi la tua tensione non soltanto non diminuisce, ma addirittura aumenta, in quanto il diminuire della tua capacità di difesa aumenta il grado di pericolosità da te attribuito alle aggressioni ambientali e quindi la tua reazione tensiva, ossia la tua sofferenza.
Da sistema di difesa dalla tensione, il pensiero si trasforma in questo caso in un sistema di incremento della tensione, cioè della sofferenza, e quindi in un processo autolesivo.
Quindi se un problema reale non viene risolto con l'azione, la tensione da esso generata rimane e scatta la valvola del pensiero per contenerla entro limiti accettabili.
Ma se il problema reale è molto grave, la tensione è talmente alta che il pensiero non riesce ad abbassarla entro limiti accettabili. Cosa fa allora il sistema per difendersi?
Dimentica il problema.
Freud ha chiamato questo processo rimozione. La rimozione non elimina tuttavia la tensione generata dal problema rimosso: la mantiene soltanto entro limiti non distruttivi.
La tensione continua quindi a generare pensiero.
Ma non potendosi palesare nel problema reale perché rimetterebbe in moto una tensione insopportabile dal sistema, il pensiero genera un altro problema, un problema immaginario, apparentemente risolvibile.
In realtà il problema immaginario non può essere risolto.
Infatti non esiste soluzione reale del problema immaginario per il semplice fatto che il problema immaginario non è reale.
Il problema immaginario infatti non può venire risolto neppure con l'azione.
Infatti l'eventuale azione attivata da un problema immaginario non è atta a risolvere la tensione perché questa è originata, come abbiamo visto, da un problema reale diverso o non più attuale, e quindi l'azione atta a risolvere la tensione è soltanto quella che avrebbe dovuto essere compiuta a fronte del problema reale: quindi o un'azione diversa, o la stessa azione ma compiuta in un tempo e in un contesto diverso (nel passato).
E vero che un problema immaginario può avere una soluzione immaginaria, ma poiché l'invenzione del problema immaginario è precisamente il « troppo pieno » di una tensione non risolta con l'azione, e non risolvibile altrimenti che con l'azione, la sua soluzione immaginaria darebbe luogo all'invenzione di un altro problema immaginario, perché è precisamente questo il processo attraverso il quale il sistema psicofisico tenta di ristabilire lo stato omeostatico: cioè appunto la produzione di pensiero simulante l'azione non attuata.
Di solito il tuo cervello, che tende tutto sommato all'economia, non sta neppure a sprecare energia per risolvere immaginariamente un problema immaginario per poi inventarsene subito dopo un altro e ritornare da capo nella situazione iniziale (questo lo fanno i matti!): si tiene il primo che gli capita e ci si trastulla senza neppure far finta di trovargli una soluzione. Oppure, se sei particolarmente fantasioso, se ne inventa uno dopo l'altro senza risolverne nessuno (caso, più semplice, dei nevrotici).
La tensione causata da un problema immaginario, quindi, non può essere eliminata.
Anzi lo stesso problema immaginario diventa fonte di tensione.
Da sistema di difesa dalla tensione, il pensiero si trasforma quindi, nel caso dei problemi immaginari, in sistema di incremento della tensione e quindi in un processo autolesivo che si protrae nel tempo e si accresce indefinitamente in quanto si autoalimenta.
La tensione, diminuita inizialmente dalla rimozione, generando pensiero creatore di problemi immaginari, aumenta, tendendo a riportarsi al livello originato dal problema reale rimosso e anzi a superarlo.
Nel caso dei problemi immaginari l'autoalimentazione della tensione attraverso il pensiero è infatti particolarmente vigorosa: spesso succede che con il tempo i problemi immaginari inventati dal pensiero generino più tensione di quella generata inizialmente dal problema reale che ha innescato il processo.
Quindi il pensiero di problemi non reali è la sega mentale più malefica. Un processo sistematico di seghe mentali malefiche, noi lo chiamiamo nevrosi. Esso è diffusissimo.
Soltanto l'intervento di uno psicoterapeuta preparato ed esperto può salvarti in questo caso: l'illusione di non avere bisogno di aiuto esterno fa parte del quadro nevrotico, divenuto, da assetto difensivo, assetto autolesivo.
Poiché, come abbiamo visto, il pensiero tende a essere più spesso una sega mentale che una spinta all'azione e poiché le seghe mentali tendono a essere più spesso malefiche che benefiche, ne deriva un'altra verità che farà incazzare ancora di più gli esaltatori del pensiero come massima espressione dell'essere umano: il pensiero è molto spesso una manifestazione nevrotica.
Ma allora, mi dirai, bisogna smettere di pensare? Ebbene, ti devo confessare che non sarebbe male, smettere di pensare, e ti devo anche confidare che è bellissimo. Tuttavia è sufficiente usare il pensiero soltanto in quelle poche occasioni in cui serve davvero a salvarci e a stare meglio: non poi così spesso come si crede.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » martedì 28 luglio 2015, 14:03


NOTE
4 Se vuoi saperne qualcosa di più di quello che succede nel tuo cervello senza lambiccartelo troppo vediti un qualsiasi trattato divulgativo come ad esempio R. Ornstein e R. Thompson, Il cervello e le sue meraviglie, Rizzoli, Milano, 1987.
6 « L'uomo è nevrotico. E il fenomeno non riguarda soltanto un limitato numero di casi, è l'umanità, in sé, a essere nevrotica. Il problema non è quindi quello di prendersi cura di alcuni individui; si tratta di curare l'umanità in quanto tale. La nevrosi è la condizione 'normale' dell'uomo poiché ciascuno attraversa un'esperienza educativa condizionante. Non gli si consente di essere semplicemente quello che è, lo si deve plasmare secondo un particolare modello. È questo modello, qualsiasi modello, a creare la nevrosi » (B.S. Rajneesh, Meditazione dinamica, Ed. Mediterranee, Roma, 1979, pag. 53).
8 Il non pensare è la condizione naturale dell'essere umano. «I bimbi, di per sé, non sono mai concentrati su nulla. [...] Nel momento in cui limitate la vostra mente, mettete a fuoco la vostra coscienza su di un oggetto particolare e vi condannate simultaneamente all'incoscienza di tutto il resto. Tale limitazione è una necessità esistenziale. È un fatto utilitario, ma sopravvivere non è sufficiente; l'utilitarismo non basta. Così, quando fate una scelta utilitaristica imponendo limitazioni alla vostra coscienza, negate alla vostra mente l'attuazione di molte delle sue potenzialità. Non usate più la totalità della vostra mente. Ne usate soltanto una parte minima. Il resto - ed è la parte maggiore - diviene inconscio. Viene così creata una divisione, una scissione. La maggior parte della vostra mente diviene estranea. Vi alienate da voi stessi; divenite straniero alla vostra totalità. Questo inconscio questa mente potenziale e inutilizzata, sarà costantemente in lotta col conscio. Ecco perché si assiste sempre a un conflitto interiore. Ciascuno vive una situazione conflittuale a causa di questa scissione fra conscio e inconscio. Soltanto se si consente al potenziale, all'inconscio, di fiorire, si potrà vivere la beatitudine dell'esistenza» (B.S. Raineesh, op. cit., pag. 16).
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 31 luglio 2015, 16:56


Capitolo quarto
Del perché ci facciamo le seghe mentali


Il cervello
Il problema che dobbiamo affrontare in questo capitolo è il seguente: perché, se ci fanno così male, continuiamo a farci le seghe mentali?
Pare che il nostro cervello sia fatto come uno di quegli armadi che la società dei telefoni mette per le strade: se lo apri ci vedi dentro un mucchio di fili e ti sembra un casino pazzesco; soltanto la società dei telefoni ci capisce qualcosa e si guarda bene dal dircelo.
Tutte le volte che noi percepiamo qualcosa pare che sia un risultato del fatto che un gruppo di quei fili va sotto tensione. Cioè sono attraversati da una corrente elettrica.
Poiché probabilmente il Creatore è più intelligente della società dei telefoni e anche più malizioso, il nostro armadietto è un po' più complicato di quello dei telefoni: i nostri fili non si limitano a trasmettere corrente elettrica, ma emettono anche sostanze chimiche.
Ora, quando un gruppo di fili del nostro armadietto-cervello va sotto tensione ed emette i suoi bravi neurotrasmettitori (cioè «si attiva»), ci gode un casino a farlo e tende a farlo ancora. Come tu a bere la Coca e a mangiare patatine fritte. È la cosiddetta «legge d'inerzia», che governa tutti i fenomeni dell'universo: se non interviene qualcosa a modificarlo, un fenomeno tende a ripetersi all'infinito. La legge d'inerzia, nel nostro armadietto-cervello, è particolarmente attiva.
Questo perché più è alta la tensione di un circuito neuronale, più a lungo esso è attraversato dalla corrente elettrica, cioè più lungo è il tempo necessario a riportarlo nella condizione di neutralità elettrica (assenza di pensiero). E non a caso ti ho parlato di tensione quando ti ho parlato dello stato emotivo della paura, quella messa in moto dal tuo sistema d'allarme quando ti senti in qualche modo in pericolo. Perché si tratta proprio di quella tensione elettrica che si genera fra i fili di un circuito del tuo armadietto-cervello.
Ecco perché i nostri pensieri, specialmente quelli che contengono una preoccupazione o una paura, tendono a ritornare fino a diventare un'ossessione.
Lui ti vuole bene o vuole solo portarti a letto? Lei ti tradisce o no? Non fai altro che pensarci.
Questa è la dinamica della sega mentale.
Un bell'esempio di macchina autoalimentata, quasi di moto perpetuo.
Ora, la cosa incredibile è che il pensiero si produce indipendentemente dalla nostra volontà.
Tu non vorresti continuare a pensare se lui ti vuole bene o vuole solo portarti a letto oppure se lei ti tradisce o no, ma lo fai. Continui a pensarlo anche senza volerlo. Anzi non vorresti proprio farlo, perché è un pensiero che ti da fastidio. Ma lo fai contro la tua volontà.
In altre parole, il tuo pensiero è completamente automatico.
Non sei tu, l'autore/trice del tuo pensiero.
Il tuo pensiero si produce da solo, come l'adrenalina, il colesterolo e la pipì.
Non ci credi? È naturale, nessuno ci crede.
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