Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » giovedì 6 agosto 2015, 8:55


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La presenza mentale
A questo punto ti suggerisco una pausa e un bel diversivo.
Perché quella che segue è una lettura molto impegnativa, che richiede tutta la tua concentrazione.
Nella Vita di Siddharta il Buddha scritta da Thich Nhat Hanh in base ai testi canonici pali e cinesi (la biografia ufficiale più attendibile del Buddha), si legge questo passo semplice e chiaro (così semplice e chiaro che è rivolto a dei bambini, e quindi puoi capirlo benissimo anche tu). Così non hai più scuse e non buoi più dire che tu il buddhismo non lo capisci perché è troppo «esoterico».

Siete bambini intelligenti e sono certo che potete comprendere e mettere in pratica quanto vi dirò. La Grande Via che ho scoperto è sottile e profonda, ma chiunque sia disposto a impegnare il cuore e la mente sarà in grado di capirla e di seguirla.
Bambini, dopo avere sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente.
Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza?
Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza.
Bambini, cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza?
Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Non ne gustate la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzare la natura splendida e preziosa del mandarino. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non' è reale, neppure chi lo mangia è reale.
Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.


Ecco dunque il segreto! Per smettere di farsi le seghe mentali occorre rivolgere la propria attenzione a ciò che si sta facendo, a ciò che ci succede, al mondo che si ha intorno.
Smettere di pensare!
Smettere di macinare pensieri malefici!
Smettere di farsi le seghe mentali!
Mi dirai: bella scoperta!
Per smettere di farmi le seghe mentali devo smettere di farmi le seghe mentali!
Se fossi colto/a, mi diresti: ma questa è una tautologia!
Sei ingiusto/a.
Perché, se guardi bene, scopri che io non ti ho detto semplicemente di smettere di farti le seghe mentali, ma ti ho detto come smettere.
È vero che per ottenere questo devi fare un atto di volontà.
Ma io ti ho detto dove devi indirizzare il tuo atto di volontà.
La tua volontà deve mettere in moto la tua attenzione.
Devi semplicemente rivolgere la tua attenzione su quello che stai facendo.
È ciò che il Buddha chiama « presenza mentale ».
La presenza mentale è il segreto per smettere di farsi le seghe mentali.
Quindi
La presenza mentale nella realtà è il segreto per godersi la vita.
Infatti, se tu sei presente alle cose che stai facendo e che ti circondano, te le godi.
Naturalmente, anche questa cosa, come purtroppo tante altre nella nostra vita, anche se è semplice a dirsi, è difficile a farsi.
Ma c'è un sistema, una tecnica.
E proprio di questa che ti parlerò nei prossimi paragrafi.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 7 agosto 2015, 8:15


Il mondo
Le cose importanti vanno costruite gradualmente.
Vi sono tre fasi pratiche che devi attuare, per realizzare la presenza mentale.
La prima te la descrivo in questo paragrafo, la seconda nel paragrafo intitolato «Il corpo», la terza in quello seguente intitolato « La mente ».
La prima fase da attuare, nel processo di realizzazione della presenza mentale, consiste nel concentrare la tua attenzione sul mondo materiale che ti circonda. Ossia sulla realtà.
Se concentri la tua attenzione su un fatto o su un oggetto, essi per te diventano reali, come ha detto il Buddha. Non solo, ma assumono un rilievo particolare, li vedi chiaramente in tutta la loro unicità e la loro bellezza: li assapori e li godi.
Se tu passeggi per la strada e una persona ti sorride e questo fatto ti scivola attraverso la coscienza come l'acqua sull'ala di un gabbiano senza essere realmente osservato da te, quella persona non esiste per te. E come lei non esiste per te, così tu non esisti per lei.
E se così trascorre la tua vita, tu corri verso la morte senza vedere realmente nulla, senza vivere realmente nulla, senza godere realmente nulla.
Non sei esistito/a.
Ma se ti fermi a osservare, a vivere con consapevolezza, con presenza mentale, ogni istante, ogni persona, ogni oggetto, ogni situazione della tua vita, potrai dire di avere realmente vissuto, di essere stato/a realmente presente nel tuo mondo, nel tuo tempo, di essere realmente esistito/a e non essere stato/a soltanto un fantasma che ha attraversato la vita senza lasciare traccia.
Se rivolgerai la tua attenzione al mondo che ti circonda, scoprirai che ci sono in esso mille meraviglie che non avevi mai notato, assorto/a com'eri nelle tue seghe mentali.
Comincia da questo preciso istante.
Osserva il mondo che hai intorno. Osserva gli oggetti, le persone, uno per uno, attentamente, con calma. Non avere nessuna premura, non devi ottenere assolutamente nulla, non devi cercare assolutamente nulla. Osserva soltanto. Nient'altro.
Diventa completamente passivo/a.
Sei un/a osservatore/rice.
Sei soltanto una coscienza che registra ciò che vede.
Ma ti accorgi presto che diventi partecipe della realtà, che diventi gli stessi oggetti che stai osservando. Cominci a vederli per quello che essi sono, senza alterarli con le interpretazioni della tua mente. Perché?
Perché quando osservi, quando osservi veramente, con attenzione, con partecipazione, smetti di pensare. Smetti di farti le seghe mentali.
Il nostro cervello agisce normalmente come il microprocessore di un computer: può anche andare veloce, ma proprio come quello non può ricevere normalmente più di una « rappresentazione » (concetto, immagine, emozione, sensazione) per volta.
Probabilmente nel nostro armadietto-cervello si attivano normalmente soltanto alcuni circuiti per volta.
Siamo in grado, sì, di attivarne anche molti contemporaneamente, ma soltanto in casi eccezionali: è quella che chiamiamo « intuizione », ma di essa ti parlerò più avanti.
Per adesso lasciamola da parte.
Se dunque ti concentri sul mondo che ti circonda, non attivi più i tuoi pensieri.
Prova, se non ci credi.
Certo non riuscirai a mantenere molto a lungo questo stato di vuoto mentale, di partecipazione alla realtà.
Il pensiero, il pensiero automatico che la tensione che è dentro di te spinge fuori e che è un bisogno di movimento, un tentativo di scaricare quella tensione, riprende il suo flusso, il suo turbinio, ti riporta in una condizione di incoscienza, di inconsapevolezza della realtà, perché quando sei avvinto/a dal flusso del pensiero sei come trascinato/a dalla corrente di un fiume: non riesci più a goderti il panorama che ti circonda; esso ti scivola via, veloce, sfocato, appena intravisto.
Ma ogni volta che lo vorrai potrai ritornare a osservare.
Ormai sai come fare, ormai hai imparato.
Sarà sufficiente che tu rivolga la tua attenzione al mondo che ti circonda smettendo di cercare, smettendo di volere, smettendo di fare qualcosa.
Osservare e basta.
Diventare le cose, le persone, le situazioni, il mondo, la realtà.
E come uscire dalla corrente impetuosa del fiume e sedersi sulla riva a osservare con calma, con attenzione, con amoroso interesse, il panorama che ti circonda e lo stesso fiume che scorre via, impetuoso ma inconsapevole.
Un vecchio paradosso di Zenone di Elea diceva che se il tempo scorre il tempo non esiste, perché l'istante non potendosi fermare non c'è: appena comincia è già finito.
Questa è per noi una verità esistenziale.
Se noi siamo avvinti, immersi e immedesimati nel nostro pensiero, poiché esso, come il flusso inarrestabile del tempo, è un continuo divenire, in realtà non esiste, non esiste nella coscienza dell'esistere, che non può essere divenire ma essere.
L'esistenza si coglie soltanto quando il flusso del pensiero si arresta, quando il pensiero tace, quando dentro di noi si fa il silenzio, il silenzio nel quale noi finalmente vediamo la realtà, finalmente diventiamo realtà, perché usciamo dal mondo blindato della nostra fantasia e del nostro isolamento mentale.
Quando realizziamo dentro di noi il silenzio interiore.
Questo in Oriente è detto tradizionalmente meditazione.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » sabato 8 agosto 2015, 18:47


La meditazione
Il silenzio interiore è chiamato tradizionalmente meditazione.
Non è un silenzio che l'osservatore possa sperimentare. Se ne fa esperienza e lo riconosce, non è più silenzio. Il silenzio della mente meditativa non sta entro i confini dell'individualità, perché questo silenzio non ha frontiere. C'è solo il silenzio, nel quale lo spazio della divisione cessa.
Impara a praticare la meditazione.
La meditazione, nella tradizione orientale, consiste nello smettere di pensare, e quindi di identificarsi con l'Io, e nel riassumere la nostra originale e autentica consistenza psichica: la coscienza.
Comincia semplicemente con l'osservare ciò che ti circonda: devi arrivare al punto di essere capace di startene tranquillamente in una stanza e divertirti a scoprirne tutti gli aspetti.
Poi prova a deconcentrarti.
Cioè a non concentrare più la tua attenzione su qualcosa in particolare.
Tu hai già fatto questa esperienza: la deconcentrazione è lo stato naturale, primitivo, dell'essere umano. Esso è infatti tipico dei bambini.
Lascia andare la tua attenzione in vacanza.
Sfoca il tuo sguardo.
Lascia che la tua mente vada alla deriva.
Per farlo, devi diventare completamente passivo/a, devi diventare l’osservatore/trice di ciò che ti circonda, del tuo corpo, delle tue sensazioni, dei tuoi pensieri, di tutto quanto si presenta alla tua coscienza, senza selezionare, senza desiderare, senza rifiutare, senza giudicare.
La pratica della meditazione genererà in te una grandissima virtù: l’accettazione.
E scoprirai che l'accettazione è amore.
L'amore, l'amore universale di cui parla il Buddha, nascerà e vivrà in te con spontaneità e naturalità. Gli altri lo percepiranno e tutta la tua vita cambierà. Vivrai la felicità che è appagamento e amore.
Quando avrai imparato a fare il silenzio dentro di te, a osservare senza pensare, a diventare le cose, le persone, il mondo che ti circonda, la realtà, quando sarai diventato/a tu stesso/a realtà, quando avrai sciolto la tensione del fare, dell'ottenere, del conseguire, del realizzare, del conquistare, del costruire, allora e soltanto allora potrai ricominciare a fare, ad agire con consapevolezza.
Infatti soltanto se sarai diventato/a passività, passività assoluta, potrai farti poi consapevolmente attività, creazione.
Perché l'attività che non partecipa della passività, la penetrazione che non partecipa dell'accoglimento, è inconsapevole, non esiste alla coscienza.
Comincerai allora a vivere come ha indicato il Buddha.
A essere consapevole di ogni tuo atto, di ogni tua interazione con il mondo.
Quella stessa consapevolezza, quello stesso atto passivo dell'osservare, quello stesso silenzio che hai sperimentato nella meditazione, nell'osservazione del mondo che ti circonda, lo sperimenterai nell'azione, anche la più intensa, la più concitata, la più fulminea.
Ci saranno allora due piani di energia, dentro di te.
Uno, quello dell'azione, dell'attività, della penetrazione nel mondo.
È la tua parte maschile.
Ed è, anche se necessario alla vita, inconsapevole.
L'altro, quello dell'osservazione, della passività, dell'accettazione del mondo.
È la tua parte femminile.
È complementare al primo e lo arricchisce.
Perché è consapevole.
Se vivrai entrambi questi due piani di energia della tua personalità, vivrai appieno la tua vita, ti realizzerai nel mondo, sarai nel mondo con presenza consapevole.
E poi scoprirai un'altra cosa.
Scoprirai che l'azione consapevole, l'azione accompagnata dalla consapevolezza, dalla presenza mentale, dall'osservazione distaccata, è un'azione molto più efficace dell'azione inconsapevole, che è cieca e priva di guida. E allora comincerai a realizzare: opere, progetti, imprese. La qualità della tua vita e di quella di coloro che ti circondano migliorerà, perché cominceranno a trovarti più simpatico/a, più disponibile e rilassato/a, perché tu comincerai, finalmente, a interessarti a loro.
Probabilmente continuerai ancora a farti delle seghe mentali, perché il pensiero, il pensiero automatico che viene prodotto dal sovraccarico elettrico delle tue reti neuronali continuerà a prodursi - come si produce la pioggia per evaporazione del mare - per un'energia che si rinnova, e tu la rinnovi con le tue paure, con le tue identificazioni, con i fantasmi creati dal tuo stesso pensiero.
Ma piano piano, come piano piano l'acqua scava la roccia, se praticherai con pazienza e costanza, la frequenza delle tue seghe mentali diminuirà, per mancanza di energia «seghìstica», come diminuisce la violenza della pioggia quando le nuvole si sono prosciugate.
Quando sarai saldamente fondato/a sull'osservazione consapevole del mondo, passerai alla seconda fase dell'itinerario che conduce alla presenza mentale e all'eliminazione delle seghe mentali, quella che viene descritta nel prossimo paragrafo.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » domenica 9 agosto 2015, 16:49


Il corpo
La seconda fase nella realizzazione della presenza mentale consiste nel rivolgere l'attenzione al proprio corpo.
Tutte le volte che ti scopri a essere preoccupato/a, a temere per qualcosa, a rimpiangere qualcosa, a desiderare qualcosa che non puoi avere, a volere liberarti di qualcosa dalla quale non puoi liberarti, e così via in tutta la casologia varia e terribile delle seghe mentali, porta semplicemente l'attenzione al tuo corpo e scoprirai che il respiro è concitato, che il cuore sta battendo troppo velocemente, che lo stomaco è contratto, che hai le mandibole serrate, che i muscoli delle spalle e del collo sono duri come pietre.
E allora comincia a parlare con il tuo corpo, con i tuoi polmoni, con il tuo cuore, con il tuo stomaco, con le tue mandibole, con le tue spalle e con il tuo collo.
Tu non parli mai con il tuo corpo, non lo degni mai della tua attenzione, lo abbandoni sempre a se stesso, ai suoi processi automatici.
Non devi stupirti poi se un giorno o l'altro il tuo corpo si ammala.
Si è logorato nei suoi automatismi tensivi, nel suo stress solitario.
Parla con il tuo corpo e digli di rilassarsi, perché non c'è niente che lo minaccia, è al sicuro nelle tue mani, tu lo assisti e lo proteggi.
Vedrai che alla fine il tuo corpo imparerà a rilassarsi.
Per imparare a fare questo ti ci vorrà un po' di tempo, ma ne vale la pena, ne va della tua salute, della tua felicità e della tua vita.
Se hai difficoltà a concentrarti sul tuo corpo, segui questo metodo: concentrati sul tuo respiro. La concentrazione sul respiro è il modo più semplice per concentrarsi sul proprio corpo. Non sottovalutare la concentrazione sul respiro: è una tecnica potentissima.
Essa costituiva la tecnica personale del Buddha. Con essa il Buddha entrò nella trance del Nirvana ed ebbe le sue mitiche visioni.
Se riesci a mantenere la concentrazione sul respiro per mezz'ora, eliminando qualsiasi pensiero e qualsiasi oggetto della percezione, entri anche tu nella trance del Nirvana.
Però segui il mio consiglio: lascia perdere; è un'altra dannata sega mentale.
Infatti non lo fa nessuno.
La difficoltà maggiore, in tutti questi esercizi di concentrazione su oggetti neutri o gratificanti, è che ci si addormenta.
Perché questo avviene?
Perché, come ho detto, la concentrazione su un oggetto neutro o gratificante abbassa il livello della tensione e questo permette all'organismo di ricostituire il suo livello energetico ottimale, che si è abbassato in seguito al grande consumo energetico dovuto allo stato di tensione: la modalità naturale con cui l'organismo ricostituisce il suo livello energetico ottimale è appunto il sonno.
Cerca dunque di non addormentarti ma di rimanere vigile e cosciente, quando ti concentri sul tuo respiro.
Quando sarai diventato/a bravo/a nel concentrarti sul tuo respiro, impara a concentrarti sul tuo corpo, perché lo scopo di questa pratica non è la trance, l'estraniazione dal mondo e dalla realtà, ma esattamente il contrario: la presenza mentale nella realtà. E il tuo corpo fa parte della realtà. Impara dunque a rivolgere l'attenzione al corpo, a diventare consapevole di esso.
Sii consapevole del corpo come sei consapevole del mondo che ti circonda.
La consapevolezza del corpo non dovrà mai più abbandonarti, o meglio tu non dovrai mai più abbandonare per il resto della tua vita la pratica di diventare, il più spesso possibile, consapevole del tuo corpo.
La consapevolezza del proprio corpo, come la consapevolezza del mondo che ci circonda, fanno parte integrante della presenza mentale, della nostra presenza nella realtà.
Quando sarai saldamente fondato/a sulla consapevolezza delle tue azioni e del mondo che ti circonda nonché del tuo corpo, allora, e soltanto allora, passerai alla terza fase, quella conclusiva, quella che ti libererà definitivamente dalle seghe mentali, dalla sofferenza e dall'infelicità.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 10 agosto 2015, 9:16


La mente
Cosa vuol dire concentrare l'attenzione sulle tue azioni, sul mondo che ti circonda, sul tuo corpo? L'attenzione è come il fascio luminoso di un faro. Concentrare l'attenzione su qualcosa vuol dire dirigere con un atto di volontà il fascio luminoso del faro della tua attenzione su quel qualcosa.
Rivolgere l'attenzione significa osservare.
Ora, come rivolgi l'attenzione alle tue azioni, al mondo che ti circonda, al tuo corpo, così puoi rivolgere l'attenzione alla tua mente. Ossia al tuo pensiero.
Prova a fare ancora una volta il silenzio dentro di te. Ormai hai imparato a farlo.
Ma questa volta invece di rivolgere la tua attenzione alle tue azioni, al mondo che ti circonda o al tuo corpo, rivolgila al tuo pensiero.
Ascolta.
Udrai dentro di te delle parole.
Infatti il pensiero è discorsivo.
Usa cioè il linguaggio.
Udrai quindi delle parole, delle frasi, dei discorsi, dei ragionamenti.
Oppure vedrai delle immagini, delle azioni, come in un film.
Come nel sogno.
Essi si formano automaticamente.
Costituiscono il tuo pensiero.
Sono i circuiti neuronali del tuo cervello, che carichi della tensione delle emozioni in essi registrate si attivano automaticamente, dando luogo al pensiero.
Il pensiero non soltanto è espressione della tensione che c'è dentro di te, ma esso stesso ti genera tensione. Perché riproduce e quindi rinnova quelle stesse emozioni che lo hanno generato. Il pensiero è il flusso autoalimentato delle seghe mentali.
Ma se tu impari a osservarlo, questo flusso rallenta, sempre più, fino a fermarsi.
Ti libererai dunque finalmente del pensiero, delle seghe mentali!
Imparerai a essere consapevole delle tue azioni, del mondo che ti circonda, del tuo corpo, senza la sovrapposizione disturbante e spesso vulnerante del pensiero.
Impara quindi a osservare il tuo pensiero, come hai imparato a osservare le tue azioni, il mondo che ti circonda, il tuo corpo.
Impara a considerare il tuo pensiero per quello che è: un prodotto automatico della tensione registrata nella tua memoria, ossia sostanzialmente un corpo estraneo, qualcosa di sostanzialmente distinto dal tuo Io, da te in quanto osservatore/trice.
Il pensiero è un prodotto della memoria.
Ciò che si è registrato nella tua memoria accompagnato da un'emozione, cioè da tensione, tende a riprodursi, perché quella stessa tensione lo riattiva. L'eliminazione del pensiero (e l'eliminazione delle seghe mentali comporta necessariamente l'eliminazione di una buona parte del pensiero) conduce al superamento e alla liberazione dal legame con la memoria, e quindi alla capacità di vedere il mondo che ti circonda con occhi nuovi, liberi da esperienze -e quindi da giudizi- precedenti (pregiudizi).
È come rinascere continuamente a nuova vita.
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