Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » sabato 1 agosto 2015, 10:32


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Quest'affermazione è di una gravità tale, che va ponderata e vagliata. E costituisce anzi una scoperta capitale, nella vita di un essere umano. Da allora in poi, egli, se è intelligente, non prende più sul serio i propri pensieri.
Ce n'è quanto basta a far venire un coccolone a scienziati, filosofi e artisti, i quali con questo capiscono che non hanno alcun merito delle loro invenzioni.
In realtà è il nostro inconscio a produrre le nostre creazioni.
Nel nostro cervello ci sono registrati tanti di quei dati, che anche l'ultimo scemo del villaggio potrebbe inventarsi la teoria della relatività. Metterla giù in linguaggio matematico è naturalmente tutta un'altra cosa. Lì sì, che interviene la volontà.
Perché il pensiero, come tutte le nostre funzioni, può essere involontario o volontario.
Ma quanto, del nostro pensiero, è volontario?
Il fatto che siamo coscienti del nostro pensiero non vuole dire che esso sia volontario.
Soltanto quando volontariamente pensiamo a qualcosa, e lo facciamo quando studiamo, quando leggiamo, o quando ci applichiamo volontariamente alla soluzione di un problema reale, il nostro pensiero è realmente volontario.
Ma quante volte lo facciamo, in una giornata? Il resto è tutto pensiero involontario. Cioè quasi tutto.
Il nostro cervello costruisce non soltanto quasi tutto il nostro pensiero, ma attraverso di esso costruisce il nostro universo e la nostra vita. Nel nostro cervello c'è tutto il nostro universo.
Comprese le seghe mentali.
Ecco dunque perché ci facciamo le seghe mentali. Perché è il nostro cervello, a farsele. Non siamo noi a volercele fare. Le seghe mentali ci si fanno da sole.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » domenica 2 agosto 2015, 12:16


I due mondi
Esistono due mondi: il mondo della mente e il mondo della realtà.
A un oggetto o a un evento A del mondo della realtà percepito dalla nostra coscienza noi attribuiamo normalmente un significato B sulla base di un analogo oggetto o evento C registrato nella nostra memoria inconscia, con il quale lo compariamo.
E’ B, e non A, che va a determinare il nostro comportamento D.
A e D appartengono al mondo della realtà, B e C appartengono al mondo della mente.
Come si vede, si tratta di oggetti o eventi completamente diversi.
In altri termini, noi non abbiamo normalmente una rappresentazione oggettiva della realtà ma soltanto e sempre una rappresentazione soggettiva di essa, derivata dal condizionamento della nostra esperienza precedente, registrata nella nostra memoria.
Questo processo è stato scoperto dalla psicologia orientale oltre duemila anni fa ed è riportato dalla tradizione indica, segnatamente da quella yogica, con il nome di legge del Karma.
Freud lo ha riscoperto per noi occidentali all'inizio del ventesimo secolo.
Quello che appare evidente è che i due mondi, quello della realtà e quello della mente, sono distinti e separati, in quanto contengono oggetti ed eventi distinti e separati.
Banalmente il mondo della realtà è reale il mondo della mente non è reale.
Per vedere la realtà com'è, noi dovremmo smettere di pensare, e cioè smettere di farci condizionare dalla nostra memoria.
Il che si ottiene soltanto sviluppando un controllo della mente capace di non farci condizionare dai nostri stessi pensieri. Roba che soltanto un Buddha è capace di fare.
Normalmente noi siamo completamente condizionati dal nostro pensiero, non soltanto nel senso che alteriamo la lettura della realtà, ma soprattutto nel senso che siamo immersi nei nostri pensieri e la realtà non la vediamo nemmeno.
La cosa tragica è infatti che noi viviamo normalmente nel mondo della nostra mente e non nel mondo della realtà, tanto più quanto più soffriamo di nevrosi.
E gli oggetti del mondo della nostra mente non sono reali, sono banalmente creazioni fantastiche della nostra mente. Che però noi scambiamo tragicamente per reali.
Ecco la base e la materia della nostra sofferenza. Appunto, le seghe mentali.

NOTE:
8 Che il pensiero intuitivo si produce spontaneamente era già stato scoperto dagli antichi Greci, i quali scaricavano sulla divinità la responsabilità delle loro pensate poetiche e divinatorie.
11 Karma significa «esperienza»: si tratta appunto della funzione condizionante delle esperienze precedenti registrate in memoria.
12 « La verità non è mai nel passato. La verità del passato è la cenere della memoria; la memoria procede dal tempo e nella morta cenere dell'ieri non c'è verità. La verità è una cosa vivente, ma non nella sfera del tempo». J. KRISHNAMURTI, La sola rivoluzione, Astrolabio, Roma, 1973, pag. 11.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 3 agosto 2015, 15:30


Capitolo quinto
Del perché non farsi le seghe mentali


Allora se sei un/a normalissimo/a segaiolo/a mentale e non un/a dannato/a masochista, penso che tu sia molto interessato/a a sapere per quale motivo devi smettere di farti le seghe mentali.
Per smettere di soffrire.
Perché è evidente che le seghe mentali specialmente quelle malefiche, fanno soffrire.
Infatti le seghe mentali non sono altro, come abbiamo visto, che la riproduzione reiterata e automatica di pensieri portatori di una qualche tensione, cioè di sofferenza, generata da uno stato di paura, ossia di allarme nei confronti di qualcosa, che il nostro cervello ritiene pericoloso per la nostra incolumità, il più delle volte non reale ma simbolica.
Se quindi vuoi smettere di soffrire e vuoi goderti la vita, devi smettere di farti le seghe mentali. Se non sei un/a dannato/a masochista, capisci tutta l'importanza del ragionamento.
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » martedì 4 agosto 2015, 8:20


Capitolo sesto
Del come non farsi le seghe mentali


La depressione
Questo è il capitolo più importante del libro.
Anzi, praticamente i capitoli precedenti puoi anche fare a meno di leggerli.
Mi dirai: ma come? me lo dici adesso che li ho già letti? E be', cosa vuoi farci, così va la vita.
Che scopri che potevi fare a meno di fare una cosa soltanto dopo che l'hai fatta.
D'altronde è naturale: se prima non la fai, come cavolo fai a capire che potevi fare a meno di farla?
Anche a me è successo di capire soltanto adesso che quello che ho scritto prima non è così importante come quello che sto per scrivere adesso.
Ma ci sono due considerazioni da fare.
La prima è che questo giudizio è valido soltanto se riferito al passato.
Quando il passato era presente, questo giudizio non era valido, perché allora mi sembrava importante dire quello che ho detto.
Questo ragionamento apparentemente inutile te l'ho fatto perché accade spessissimo di inquinare il presente con giudizi negativi sul passato, con il risultato di deprimerci in merito a supposti errori commessi. Questo è un tipico esempio di sega mentale.
Possiamo anche avere sbagliato, ma sbagliamo ancora se ci deprimiamo invece di trarre un insegnamento.
La seconda considerazione è che una qualche importanza la deve avere anche quello che ho detto prima, se sentivo il bisogno di dirlo.
Questo è un modo vantaggioso di vivere la realtà: vedendo nel presente gli aspetti positivi del passato. Il vedere soltanto e anzi il soffermarsi sugli aspetti negativi del passato equivale a pensare cose non attinenti alla realtà e quindi a farsi delle seghe mentali.
E queste seghe mentali, che sono specificamente malefiche, alla lunga portano a una conseguenza terribile, che equivale a un suicidio: la depressione.
La depressione è il nostro più grande nemico: essa ci fa non solo soffrire, ma anche ammalare e morire.
Il presente grafico chiarisce la cosa:
- delirio di onnipotenza
- Io [dentro un razzo stilizzato]
- ESALTAZIONE
- DEPRESSIONE
- suicidio
Affinchè noi stiamo bene, in salute e benessere psichico, occorre che il razzo dell'Io sia in zona di esaltazione. La depressione conduce al suicidio, conscio o inconscio.
La malattia è un suicidio inconscio.
Certo, al limite dell'esaltazione c'è il delirio di onnipotenza.
Ma stai tranquillo, non è questo il tuo caso, altrimenti avrei già sentito parlare di te.
Il fatto è che il razzo dell'Io è pesante e come tutte le cose pesanti tende verso il basso cioè appunto verso la depressione.
Questo fatto Freud lo ha chiamato istinto di Thanatos (morte).
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Re: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vit

Messaggioda Bron ElGram » mercoledì 5 agosto 2015, 15:54


Noi tendiamo naturalmente alla depressione, non all'esaltazione, specie dopo i venticinque anni, quando comincia il catabolismo cellulare, cioè quando muoiono più cellule di quante ne nascono. Quindi occorre che ci difendiamo dalla depressione a tutti i costi, se vogliamo stare bene.
Siate disposti a fare qualunque cosa, anche la più turpe, pur di non andare in depressione.
L'importante è mantenere il nostro Io in esaltazione.
Poiché le seghe mentali malefiche sono la causa primaria della depressione, la cosa più importante, sul piano concreto, è dunque questa: come smettere di farsi le seghe mentali (malefiche)?
Cioè come smettere di andare in paranoia per ogni cosa che il nostro cervello decide essere un attentato alla nostra incolumità simbolica?
Cioè come smettere di pensare a cose (ritenute minacciose) non attinenti alla realtà?
E quindi come smettere, in generale, di pensare a una cosa?
Queste domande cruciali comportano due problemi.
Il primo problema è: siamo veramente in grado di smettere di pensare a qualcosa e, più in generale, siamo in grado di smettere tout court di pensare?
La risposta è: sì.
Il secondo problema è: come?
La risposta è in questo stesso capitolo.
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