La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica Qua

Il codice etico della Gilda, la storia, i simboli, l’almanacco, l’organizzazione interna, etc.

La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica Qua

Messaggioda Bron ElGram » martedì 20 febbraio 2018, 20:07


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La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica Quantistica

MASSIMO CICCOTTI 07/07/2011
«In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica… ”vidi” scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e distruggevano particelle con ritmi pulsanti, “vidi” gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia, percepii il suo ritmo e ne “sentii” la musica, e in quel momento “seppi” che questa era la danza di Shiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli indù.»

Così si esprime lo scienziato statunitense, Fritjof Capra, un fisico specializzato nel campo delle alte energie, nella prefazione al suo libro Il Tao della fisica. Capra è stato forse il primo a mettere in luce gli svariati punti di contatto tra la concezione taoista del cosmo e i principi fondanti dell’attuale fisica subnucleare, ovvero quell’insieme di teorie scientifiche sviluppatesi in opposizione alla fisica classica newtoniana. I due temi fondamentali di questa concezione moderna della fisica sono l’unità, l’interdipendenza di tutti i fenomeni e la struttura intrinsecamente dinamica dell’universo. Anche l’antica concezione orientale del mondo, cui Capra fa riferimento, era essenzialmente unitaria e dinamica, e i principi di mutamento/movimento ne costituivano il tratto essenziale.

Shiva è anche chiamato Nataraja, il «Signore della Danza», la cui danza cosmica, detta Tandava, è ciò tramite cui l'universo viene manifestato, preservato e infine riassorbito. Essa è simbolo dell'eterno mutamento della natura, dell'universo manifesto, che attraverso una danza scatenata Shiva equilibra con armonia, determinando la nascita, il moto e la morte di un numero infinito di corpi celesti. Nell'ambito dell'iconografia più classica, il dio viene rappresentato con una folta chioma, con quattro braccia (una per ogni punto cardinale), mentre compie un passo di danza. Due delle braccia sono aperte, leggermente piegate, una delle mani sorregge un tamburello, lo strumento musicale con cui ritma la sua danza e l'altra una fiamma che rappresenta il fuoco con il quale genera la distruzione. Shiva danza all'interno di un cerchio di fuoco, raffigurato da tante piccole fiammelle, che rappresentano il rogo del mondo. Schiaccia sotto il suo piede destro la figura mitologica di un nano, il quale rappresenta l'oscuramento cui sono preda gli esseri umani, e che solo il dio è in grado di dissolvere; oscuramento dovuto all'illusione dell'esistenza di una qualche realtà immutabile del mondo, che invece è solo transitoria (maya).

Quando Shiva inizia a danzare, tutta la Terra trema, e la vibrazione si estende a tutto l'Universo che, bruciando, si sgretola sotto il ritmo della danza. L'Universo si dissolve e la sua energia diminuisce sempre di più fino a concentrarsi in un singolo punto, questo punto lentamente si dissolve, lasciando solo un tenue suono, una vibrazione primitiva, di intensità sempre più debole, che alla fine si annulla disperdendosi nel vuoto. E il vuoto rimane tale, fino al momento in cui il dio, riprendendo la sua danza, decide di creare un nuovo Universo, ripercorrendo in senso opposto tutti i passaggi della distruzione: il ritmo della danza fa vibrare il vuoto, da cui scaturisce un suono, che si concentra in un punto denso e di dimensioni infinitesime, il quale continuando a vibrare, aumenta di dimensione fino ad esplodere in un nuovo Universo. A questo punto, Shiva smette di danzare e la creazione è compiuta. (non vi sembra la teoria del big-bang ante litteram?!)

Il messaggio spirituale di tutto l’Induismo è l’idea che la moltitudine di eventi e oggetti che ci circondano sono differenti manifestazioni della stessa realtà ultima, detto Brahman, sorta di “energia” cosmica, impersonale, inconoscibile, dalla quale si forma - per emanazione e non per creazione - tutto l’universo. Confondere le diverse forme in cui questi si presenta, senza percepire un’unità alla loro base, significa ricadere nel cosiddetto «incantesimo di Maya», nell’illusione di pensare le forme e le strutture attorno a noi come realtà della natura, anziché frutti della mente umana, la quale misura e classifica.

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La Teoria della Relatività ristretta (Einstein, 1905), oltre a fondere insieme i concetti di spazio e di tempo, ha dimostrato che la materia altro non è che una forma di energia. La meccanica (o fisica) quantistica (Planck, Bohr, Heisenberg, Schrödinger, Dirac e altri, 1900-1928) ha evidenziato inoltre che, a livello subatomico, tale forma di energia è composta da onde vibranti. Partendo da queste premesse, secondo Capra l’universo sarebbe la manifestazione di un “campo” d’intelligenza universale, in grado di dare origine, di far scaturire ogni forma della realtà.

Sulla stessa convinzione si basa il Taoismo, che chiama tale realtà soggiacente alle cose Tao, caratterizzata da un mutamento costante e ciclico, di andata e ritorno tra due polarità opposte, lo Yin e lo Yang. Questa caratteristica dinamica è rappresentata dal simbolo cinese chiamato Tai Ji. I due punti nel diagramma corrispondono all’idea che ogni volta una delle due forze arriva al suo massimo, contiene già in se il seme del suo opposto.

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Il ritorno è il movimento del Dao

La debolezza è l’efficacia del Dao

I diecimila esseri sotto il Cielo nascono dal «c’è»

E il «c’è» nasce dal «non-c’è»

(Lao Zi,40)

Le varie scuole e tradizioni del misticismo orientale, sebbene differiscano fra loro su una moltitudine di questioni particolari, sottolineano però tutte l’unità fondamentale dell’universo; l’aspirazione più elevata dei loro seguaci – siano essi indù, buddisti o taoisti – è quella di diventare pienamente consapevoli dell’unità e dell’interconnessione reciproca di tutte le cose (nel taoismo si tratta della conciliazione degli opposti, Yin e Yang), di trascendere la nozione di sé come individuo singolo e d’identificarsi con il principio ultimo della realtà.

Il raggiungimento di questa consapevolezza non è solo un atto intellettuale, razionale, ma un’esperienza che coinvolge l’intera persona e che fondamentalmente è di natura mistica (illuminazione). Nella concezione orientale, quindi, la divisione della natura in corpi o oggetti separati non è considerata fondamentale e ciascuno di tali enti ha un carattere fluido e continuamente mutevole. Poiché il movimento e il mutamento sono proprietà essenziali delle cose, le forze che generano il movimento, l’evoluzione, il cambiamento, sono una proprietà intrinseca e insita nella materia. Capra nel suo testo ci fa osservare che «quanto più profondamente penetriamo nel mondo submicroscopico, tanto più ci rendiamo conto che il fisico moderno, parimenti al mistico orientale, è giunto a considerare il mondo come un insieme di componenti inseparabili, interagenti e in moto continuo, e che l’uomo è parte integrante di questo sistema».




Uno dei concetti più interessanti che accomunano moderna fisica quantistica dei campi e filosofia taoista è quello di «Vuoto»: la distinzione tra le particelle e lo spazio che le circonda si fa sempre più sfumata e il Vuoto è concepito come un “campo”, il cui ruolo “creativo” e “attivo” nella creazione della materia è cruciale.

La teoria dei campi elaborata dalla fisica moderna ci costringe dunque ad abbandonare l’opposizione classica tra particelle di materia e Vuoto, tra Essere e Non-Essere: il Vuoto è ben lungi dall’essere sterile, esso contiene al contrario un numero incommensurabile di particelle che si producono e scompaiono in un processo senza fine. In questo aspetto della fisica moderna risiede dunque la più stretta corrispondenza con il Vuoto del misticismo orientale.

Trenta raggi convergono nel mozzo

Ma è proprio dove non c’è nulla che sta l’utilità della ruota

Si plasma l’argilla per farne un recipiente

Ma è proprio dove non c’è nulla che sta l’utilità del recipiente

Si aprono porte e finestre per fare una stanza

Ma è dove non c’è nulla che sta l’utilità della stanza

Così il «c’è» presenta delle opportunità, che il «non c’è» trasforma in utilità

(Lao Zi,11)

La filosofia cinese, ha sviluppato la nozione di configurazioni dinamiche che si formano e si dissolvono continuamente nel flusso cosmico del Tao. Nel Yi Jing o Libro dei Mutamenti queste configurazioni sono state elaborate in un sistema di simboli archetipici, i trigrammi e gli esagrammi, che rappresentano le configurazioni del Tao generate dall’azione reciproca del Yin e del Yang, e che rispecchiano tutte le situazioni possibili, sia nelle sfera naturale che sociale, passate, presenti e future. Queste situazioni perciò non sono concepite come statiche, ma piuttosto come un flusso e un mutamento continui, passibili di trasformarsi l’una nell’altra in uno stato di continua transizione.

Nella introduzione alla sua traduzione dello Yi Jing, Richard Wilhelm presenta questa idea come il concetto fondamentale del Libro dei Mutamenti:

«I Mutamenti sono un libro

dal quale non bisogna stare lontani.

Costantemente muta il Senso suo,

alterazione e moto senza requie,

fluiscono per i sei vuoti posti,

salendo e ricadendo senza dimorare,

i solidi e i teneri si mutano.

Racchiuderli non vale in una norma;

è solo alteramento quello che qui opera.»

Il principio fondamentale che permette di ordinare le configurazioni, nel Yi Jing, è l'azione reciproca degli opposti polari yin e yang. Lo yang è rappresentato da una linea continua , lo yin da una linea tratteggiata , e l’intero sistema degli esagrammi è costituito in maniera naturale a partire da queste due linee. Combinandole in coppia, si possono ottenere quattro configurazioni:

e aggiungendo una linea a ciascuna di esse, si generano otto « trigrammi »

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Nell'antica Cina, si riteneva che i trigrammi rappresentassero tutte le possibili situazioni cosmiche e umane. Vennero designati con nomi che ne riflettevano le caratteristiche fondamentali — ad esempio, « Il Creativo », « Il Ricettivo », « L'Eccitante », ecc. — e furono associati a molte immagini prese dalla natura e dalla vita sociale. Essi rappresentavano, per esempio, cielo, terra, fulmine, acqua, ecc., come pure una famiglia formata da padre, madre, tre figli e tre figlie. Inoltre, furono associati ai punti cardinali e alle quattro stagioni dell'anno, ed erano spesso disposti come nella figura. In questa disposizione, gli otto trigrammi sono raggruppati in cerchio nell'« ordine naturale » secondo il quale furono generati, a partire dall'alto (dove i Cinesi pongono sempre il sud). Questa disposizione presenta un alto grado di simmetria, in quanto i trigrammi opposti hanno le linee yin e yang scambiate.

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Al fine di aumentare ulteriormente il numero delle possibili combinazioni, gli otto trigrammi vennero uniti a coppie disponendoli uno sull'altro. In questo modo, si ottennero sessantaquattro esagrammi, ognuno formato da sei linee intere o tratteggiate. Gli esagrammi furono disposti secondo diverse figure regolari tra cui una sequenza circolare che presenta la stessa simmetria che si ha nella disposizione circolare dei trigrammi.

Da quando Democrito ha parlato dell’atomo (dal greco ἄτομος - àtomos -, indivisibile) ne sono successe di cose: alla base dell'ontologia di Democrito c’erano i due concetti di atomo e di vuoto. Democrito per certi aspetti sostituì l'opposizione logica eleatica tra essere e non essere con l'opposizione fisica tra atomo e vuoto: l’atomo costituiva l'essere, il vuoto rimandava in un certo senso al non essere. Ma che cos'era un atomo per Democrito? La realtà degli atomi costituiva per Democrito l'arché, quindi l’essere immutabile ed eterno. Gli atomi erano concepiti come particelle originarie indivisibili: essi cioè erano quantità o grandezze primitive e semplici (= non composte), omogenee e compatte, la cui caratteristica principale è l'indivisibilità.

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I grandi fisici del Novecento, prima hanno smontato l’atomo nei suoi componenti, protoni, elettroni, neutroni (l’atomo di Bohr era concepito come un piccolo sistema solare dove, attorno al nucleo, costituito da protoni e neutroni, orbitava un numero variabile di elettroni, a secondo della complessità dell’ atomo stesso) poi la ricerca ha dimostrato che i costituenti dell'atomo, le particelle subatomiche, sono configurazioni dinamiche che non esistono in quanto entità isolate, ma in quanto parti integranti di una inestricabile rete di interazioni. Queste interazioni comportano un flusso incessante di energia che si manifesta come scambio di particelle; un'azione reciproca dinamica in cui le particelle sono create e distrutte in un processo senza fine, in una continua variazione di configurazioni di energia. Le interazioni tra particelle danno origine alle strutture stabili che formano il mondo materiale, il quale a sua volta non rimane statico, ma oscilla in movimenti ritmici. L'intero universo è quindi impegnato in un movimento e in un'attività senza fine, in una incessante danza cosmica di energia.

Il “non-essere” indica l’inizio del Cielo e della Terra

I’ “essere” indica la madre dei diecimila esseri

Così, grazie al costante alternarsi del “non-essere” e dell’ “essere” che si vedranno

dell’uno il prodigio, dell’altro i confini.

Questi due, sebbene abbiano un’origine comune, sono designati con nomi diversi.

Ciò che essi hanno in comune, io lo chiamo il Mistero,

il Mistero Supremo, la porta di tutti i prodigi.

(Lao Zi,1)

Lo stesso può dirsi dei « mutamenti » del mondo delle particelle. Anch'essi rispecchiano le tendenze interne delle particelle che sono espresse, (in una astrusa teoria detta della “matrice S”, su cui per onestà intellettuale non oso avventurarmi …) in termini di probabilità di reazione. I mutamenti nel mondo delle particelle subatomiche danno luogo a strutture e a configurazioni che hanno uno stupefacente aspetto di simmetria.

Come avviene nel mondo delle particelle, le strutture generate dai mutamenti possono essere ordinate in varie figure simmetriche, per esempio la figura ottagonale formata dagli otto trigrammi, nella quale i trigrammi opposti hanno le linee yin e yang scambiate.

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Questa figura è persino vagamente simile all'ottetto dei mesoni, nel quale particelle e antiparticelle occupano posizioni opposte. Il punto importante, tuttavia, non è questa somiglianza fortuita, ma il fatto che sia la fisica moderna sia l'antico pensiero cinese considerano il mutamento e la trasformazione l'aspetto principale della natura, e giudicano secondarie le strutture e le simmetrie generate dai mutamenti.

In fisica l’idea di simmetria ha un ruolo basilare nella concezione dello spazio-tempo della teoria delle relatività e nello studio delle particelle elementari. Un sistema si dice dotato di simmetria se si conserva inalterato in seguito a trasformazioni quali ad esempio il ribaltamento speculare, l'inversione temporale, la traslazione spazio-temporale. Sulla base di questo principio è stato possibile immaginare l’esistenza di certe particelle subatomiche: ad esempio nel 1930 Paul Dirac ipotizzò, in base a considerazioni puramente teoriche, che a ogni particella elementare fosse associata una antiparticella con caratteristiche simili, ponendo le basi per la teoria dell'antimateria. L'ipotesi di Dirac trovò le prime conferme sperimentali con la scoperta del positrone, l'antiparticella dell'elettrone, che fu individuata nel 1932 dal fisico americano Carl D. Anderson, e dell'antiprotone, scoperto nel 1955 dai fisici Owen Chamberlain ed Emilio Segré.

A livello atomico le proprietà di un oggetto hanno senso solo nel contesto dell’interrelazione con l’osservatore. Come disse Heisenberg “ciò che osserviamo non è la natura in se stessa ma la natura esposta ai nostri metodi di indagine”. Avviene una trasformazione del ruolo umano, da osservato e ‘partecipatore’.

Il misticismo osa spingersi più a fondo, abbattendo la distinzione tra osservatore e osservato, portando alla fusione del soggetto e dell’oggetto. Percepire tutte le cose come unicità non significa però affermare che esse siano tutte uguali. I mistici orientali riconoscono l’individualità delle cose, convinti però che le opposizioni e i contrasti sono relativi all’interno della unità che tutto comprende. Gli opposti infatti sono concetti astratti che appartengono al pensiero umano, categorie apparenti, in realtà estremi di un tutto. Poiché tutti gli opposti sono interdipendenti, il loro conflitto non può risolversi nella vittoria di un polo sull’altro, ma sarà caratterizzato dall’azione reciproca, un equilibri dinamico, che trova il suo simbolo negli archetipi di yin e yang.

Nella fisica moderna unificazioni di concetti opposti si possono trovare nel subatomico, dove le particella sono sia distribuite sia «indistribuite», dove la materia è continua e discontinua, dove forza e materia sono solo aspetti diversi dello stesso fenomeno. La risoluzione di tali opposti avviene tramite l’innalzamento ad una dimensione superiore, lo spazio-tempo quadridimensionale. Anche la via dei mistici prevede una multidimensionalità, percepita in modo diretto e concreto attraverso uno stato di profonda meditazione. Quando questi provano ad esprimere la loro esperienza attraverso le parole incorrono nelle stesse problematiche dei fisici moderni nel riferire di una realtà a quattro dimensioni.

Una caso esemplare dell’unificazione tra concetti opposti è sicuramente la duplice natura della materia come onda e come particella, a seconda delle situazioni. Un’onda è estesa nello spazio, è la propagazione di una perturbazione, mentre la particella sottintende una posizione spaziale precisa e definita. Nella meccanica quantistica si ha un una concezione di onda ancora più astratta, legata alla natura statistica dei fenomeni atomici, che possono essere descritti solo mediante la probabilità. Tali informazioni compongono la funzione di probabilità che a livello matematico viene rappresentata con formule analoghe a quelle per la descrizione di altri tipi di onde. Questa introduzione pone in un contesto totalmente nuovo il problema confrontando due concetti ancora più radicali: l’esistenza e la non-esistenza.

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La particella ha una tendenza probabilistica ad esistere in diversi luoghi, e quindi si manifesta in uno stato fisico ibrido tra esistenza e non-esistenza. Per permettere una più facile comprensione di questa relazione tra coppie di opposti classici, Niels Bohr introdusse l’idea di complementarietà. Egli considerò le due rappresentazioni come descrizioni complementari della realtà, ciascuna delle quali solo parzialmente corrette e valide per un campo ristretto di applicazione.

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Durante il suo viaggio in Cina, avvenuto successivamente all’elaborazione della sua teoria, lo scienziato fu colpito profondamente dall’analogia tra la propria intuizione e l’idea cinese di opposti polari. Da allora conservò un profondo interesse per la tradizione mistica, tanto da inserire il Tai Ji all’interno del suo stemma nobiliare, assieme al mottoContraria sunt complementa.

Accanto alla corrispondenza tra la concezione del mondo dei mistici e quello dei fisici moderni appaiono le numerose altre analogie tra queste due categorie. Il metodo per esempio, empirico in entrambi i casi, ovvero basato su osservazioni riconosciute come l’unica fonte di conoscenza. L’oggetto di tali osservazioni è molto diverso: il mistico guarda dentro la propria coscienza e i suoi livelli, giungendo al corpo come manifestazione fisica della mente; il fisico parte dallo studio del mondo materiale e giunge alla consapevolezza dell’unità di tutte le cose e di tutti gli eventi penetrando negli strati più profondi di essa.

Un ultimo punto in comune – e qui concludo, sperando che chi mi sta leggendo sia ancora sveglio - risiede nel fatto che le osservazioni di entrambi sono condotte in ambiti inaccessibili ai sensi comuni, dal mondo subatomico agli stati di coscienza non ordinari. Scienza e misticismo hanno molte cose in comune, ma sarebbe sbagliato ipotizzate una possibile sintesi. Semplicemente rappresentano aspetti complementari della mente umana e della sua facoltà di indagine, completamente differenti ma necessarie entrambe, per comprendere il mondo: i mistici conoscono le radici del Tao, ma non i suoi rami; i fisici al contrario conoscono i rami ma non le radici.

Riferimenti bibliografici:

Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi, Mi, 1990

I Ching il Libro dei Mutamenti, a cura di R.Wilhelm, Adelphi, Mi, 1991

Tao Te Ching il Libro della Via e della Virtù, a cura di J.J.L.Duyvendak, Adelphi, Mi, 1990

http://www.lastampa.it/2011/07/07/blogs ... agina.html
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Re: La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica

Messaggioda Bron ElGram » mercoledì 21 febbraio 2018, 21:46


Leggendo ho preso un po' di appunti, condivido sperando siano di stimolo all'approfondimento per tanti:

PRIMO BLOCCO:

1. Le corrispondenze con la fisica moderna non si riscontrano solo nei Veda, nell’I King, o nei Sutra ma anche nei frammenti di Eraclito, nel Sufismo di Ibn Arabi, o negli insegnamenti di Don Juan, lo stregone yaqui.



2. Se la filosofia ci porta oggi a una concezione del mondo che è sostanzialmente mistica, in qualche modo essa ritorna alle sue origini, a duemilacinquecento anni fa.



3. Al contrario della concezione meccanicistica occidentale, la concezione orientale è di tipo organicistico. Per il mistico orientale tutte le cose e tutti gli eventi percepiti dai sensi sono interconnessi, collegati tra loro, e sono soltanto differenti aspetti o maifestazioni della stessa realtà ultima. La nostra tendenza a dividere il mondo percepito in cose singole e distinte e a sentire noi stessi come unità separate in questo mondoe è considerata un’illusione che deriva dalla propensione della mente a misurare e a classificare. Essa è chiamata “ignoranza”, stato di turbamento mentale che deve essere superato.



4. L’aspirazione più elevata dei seguaci delle varie scuole di misticismo orientale è quella di diventare pienamente consapevoli dell’unità e della interconnessione reciproca di tutte le cose, di trascendere la nozione di sé come individuo singolo e di identificarsi con la realtà ultima. Ciò, chiamato “illuminazione”, non è solo un atto intellettuale ma un’esperienza che coinvolge l’intera persona e che fondamentalmente è di natura religiosa. Per questo motivo le filosofie orientali sono essenzialmente filosofie religiose.



5. La concezione del mondo organicistica, ecologica, delle filosofie orientali è senza dubbio una delle principali ragioni dell’immensa popolarietà che esse hanno recentemente (1974) ottenuto in Occidente. Nella nostra cultura, ancora dominata da una visione meccanicistica e frammentaria del mondo, un numero crescente di persone ha visto la ragione che sta alla base della diffusa insoddisfazione presente nella nostra società e molti si sono rivolti alle vie orientali di liberazione. E’ interessante osservare come coloro che sono attratti dal misticismo orientale (consultano I King, praticano Yoga, etc.) hanno in genere un marcato atteggiamento antiscentifico. Essi tendono a vedere la scienza, e la fisica in particolare, come una disciplina limitata da un punto di vista culturale, che impedisce all’immaginazione di esprimersi liberamente e che è responsabile di tutti i guasti della moderna tecnologia.



6. La mente dell’uomo è capace di due tipi di conoscenza, razionale e intuitiva, associati alla scienza e alla religione. In Occidente la conoscenza intuitiva di tipo religioso non è tenuta in grande considerazione, mentre si privilegia la conoscenza razionale, scientifica. In Oriente è esattamente l’opposto, anzi, si è sempre sottolineata la complementarietà tra intuito e ragione. In Cina ciò diede origine a due tradizioni filosofiche complementari: Taoismo e Confucianesimo.



7. La conoscenza razionale è ricavata dell’esperienza che abbiamo degli oggetti e degli eventi del nostro ambiente quotidiano. Essa appartiene al campo dell’intelletto, la cui funzione è quella di discriminare, dividere, confrontare, misurare, ordinare e ordinare in categorie. L’astrazione è una caratteristica tipica di questa conoscenza, perché per poter confrontare e classificare l’immensa varietà di forme, di strutture e di fenomeni che ci circondano, non si possono prendere in considerazione tutti gli aspetti, ma se ne devono scegliere solo alcuni significativi.



8. Tutta la conoscenza razionale è necessariamente limitata. Come per un cartografo che cerchi di rappresentare la superficie curva della Terra con una serie di mappe piane. Lo studioso di semantica Alfred Korzybski puntualizza “La mappa non è il territorio”. I misitici orientali insistono continuamente sul fatto che la realtà ultima non può mai essere oggetto di ragionamento o di conoscenza dimostrabile.



9. Il fatto, ovvio a chiunque legga i giornali, che l’umanità non sia divenuta molto più saggia negli ultimi duemila anni nonostante un prodigioso aumento della conoscenza razionale dimostra chiaramente l’impossibilità di comunicare a parole la conoscenza assoluta. Come disse Chauang-tzu: “Fa che il Tao possa essere riferito e non vi sarà uomo che non lo riferisca ai fratelli”. La conosenza assoluta è quindi un’esperienza della realtà totalmente non intellettuale, un’esperienza che nasce da uno stato di coscienza non ordinario, che può essere chiamto uno stato “meditativo” o “mistico”.



10. La componente razionale sarebbe inutile se non fosse completata dall’intuito che rende creativi gli scienziati fornendo loro nuove visioni. Queste visioni tendono a manifestarsi improvvisamente e, tipicamente, quando ci si rilassa nel bagno, a apasseggio nei boschi, distesi sulla spiaggia, etc. Durante questi momenti di riposo, dopo un’intensa attività intellettuale, la mente intuitiva sembra subentrare a quella razionale e può produrre improvvise visioni chiarificatrici, dalle quali derivano la grande gioia e la soddisfazione che il lavoro di ricerca scientifica può offrire.



11. I primi filosofi taoisti, secondo Needham, si ritirarono in regioni selvagge, tra monti e foreste, per meditare sull’ordine della natura e per osservarne le innumerevoli manifestazioni. Lo stesso spirito è riflesso nei versi Zen “Colui che desidera comprendere il significato della natura-Buddha faccia attenzione alle stagioni e ai rapporti di causa”. Questo passo ricorda anche le parole di Don Juan “La mia predilezione è vedere… perché un uomo di conoscenza può conoscere solo vedendo”.



12. Visioni intuitive dirette e arguzie. In quell’istante di distacco in cui si afferra la battura di spirito si compe l’esperienza di un momento di illuminazione.



13. Esperienza di unione con l’ambiente circostante è la principale caratteristica di diversi stati di meditazione. Altra versione diffusa in Oriente è la somiglianza tra lo stato meditativo e l’atteggiamento mentrale di un guerriero. L’immagine del guerriero svolge un ruolo importante nella vita spirituale e culturale dell’Oriente.



14. Il misticismo indiano, e in particolare l’Induismo, presenta le sue affermazioni sotto forma di miti, servendosi di metafore e di simboli, di immagini poetiche, di similitudini e di allegorie. Il linguaggio mitico è molto meno condizionato dalla logica o dal senso comune. E’ pieno di situazioni magiche o paradossali, è ricco di immagini suggestive e non è mai preciso; si presta quindi, molto meglio del linguaggio fattuale, a trasmettere il modo con il quale i mistici sperimentano la realà. Secondo Ananda Coomaraswamy “il mito è la migliore approssimazione alla verità assoluta esprimibile con parole.”



15. I Taoisti e il buddhismo Zen, con i cosiddetti Koan, con rompicapo apparentemente privi di senso, superano il problema del linguaggio mettendo in luce le incongruenze che nascono dalla comunicazione verbale così da mostrarne i limiti. I maestri Zen utilizzano anche una forma speciale di poesia estremamente concisa chiamata haiku.
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Re: La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica

Messaggioda Bron ElGram » giovedì 22 febbraio 2018, 21:46


16. Tutte le volte che la natura essenziale delle cose è analizzata dall'intelletto, essa non può non apparire assurda e paradossale.

17. Scuola neoconfuciana, Chu Hsi, tentò una sintesi di Confucianesimo, Buddhismo e Taoismo.

18. In un dato punto la particella non è ne presente, ne assente; non cambia la sua posizione, ma nemmeno rimane in quiete. Ciò che muta è la distribuzione di probabilità e quindi la tendenza della particella ad esistere in dati luoghi.

19. Spazio tridimensionale curvo dove non è più valida la geometria euclidea. Georg Reimann nel diciannovesimo secolo.

20. Buco nero.

21. Il vocabolo brahamn deriva dalla radice sanscrita brh - crescere- e suggerisce una realtà dinamica e viva.

22. i taoisti dicono che non bisognerebbe opporre resistenza al flusso, ma si dovrebbe conformare ad esso le proprie azioni. Questo è l'atteggiamento caratteristico del saggio, cioè dell'essere illuminato.

23. Nella fisica classica, la massa è associata a una sostanza materiale indistruttibile, cioè al "materiale" di cui si pensava fossero fatte tutte le cose. Si credeva che essa si conservasse perfettamente, come avviene per l'energia, e che quindi nessuna massa potesse mai andare perduta. La teoria della relatività afferma invece che la massa non è altro che una forma di energia, la quale non solo può assumere le varie forme note nella fisica classica, ma può anche essere racchiusa nella massa di un oggetto.

24. La scoperta che la massa non è altro che una forma di energia ci ha costretti a modificare in modo sostanziale il nostro concetto di particella. Nella fisica moderna la massa non è più associata a una sostanza materiale e quindi le particelle non sono più viste come costituite da una qualche particella "materiale" fondamentale, bensì sono viste come pacchetti di energia. L'energia è associata ad attività e processi, quindi le particelle subatomiche sono intrinsecamente dinamiche.

25. Modello "quantistico-relativistico": le particelle sono soltanto condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia, che vanno e vengono e di conseguenza perdono il loro carattere individuale e si dissolvono nel campo soggiacente ad esse. Diceva Einstein: "Noi possiamo perciò considerare la materia come costituita dalle regioni dello spazio nelle quali il campo è estremamente intenso".

26. Nella filosofia cinese l'idea di campo non solo è implicita nella nozione del Tao, vuoto e senza forma e che tuttavia produce tutte le forme, ma è anche espressa esplicitamente nel concetto di ch'i. "gas" o "etere", soffio vitale, o energia vitale che anima il cosmo. (agopuntura, t'ai chi ch'uan).

27. Le interazioni tra particelle danno origine alle strutture stabili che formano il mondo materiale, il quale a sua volta non rimane statico, ma oscilla in movimenti ritmici. L'intero universo è quindi impegnato in un movimento e in un'attività senza fine, in una incessante danza cosmica di energia.

28. Kenneth Ford ha usato espressioni come "danza di creazione e distruzione" o "danza di energia"... l'idea di ritmo e di danza viene spontanea alla mente quando si cerca di immaginare il flusso di energia che si trasmette attraverso le configurazioni che costituiscono il mondo delle particelle. La fisica moderna ha dimostrato che movimento e ritmo sono proprietà essenziali della materia... che tutta la materia è coinvolta in una continua danza cosmica. (vedi anche Alexandra Davis-Neel, Tibetan Journey)

29. La metafora della danza cosmica ha trovato nell'induismo la più profonda e splendida espressione nell'immagine del dio Siva che danza. (vedi pp 280-281): mano destra superiore tamburo a simboleggiare il suono primordiale della creazione. Mano sinistra superiore fiamma, elemento della distruzione. Seconda mano destra segno del "non temere" e simboleggia la conservazione, la protezione e la pace. Seconda mano sinistra è rivolta verso il piede sollevato che simboleggia la liberazione dall'incantesimo di maya. Il dio danza sul corpo di un demone, simbolo dell'ignoranza umana che dev'essere sconfitta prima che si possa raggiungere l'illuminazione.

30. Il mondo subatomico è un mondo di ritmo, movimento e mutamento continuo. Esso non è tuttavia arbitrario e caotico, ma segue schemi chiari e ben definiti.
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Re: La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica

Messaggioda Bron ElGram » giovedì 22 febbraio 2018, 22:36


31. La teoria della "matrice S" implica l'impossibilità di separare l'osservatore dal fenomeno osservato. In definitiva, le strutture e i fenomeni che osserviamo in natura non sono altro che creazioni della nostra mente che misura e classifica. E' questo uno dei canoni fondamentali della filosofia orientale: tutte le cose e tutti gli eventi che percepiamo sono creati dalla nostra mente, sorgono in un particolare stato di coscienza e si dissolvono di nuovo se questo stato è trasceso. (incantesimo di maya per gli induisti, ignoranza per i buddhisti)

32. Ma come avviene che in questo flusso di assoluto giungiamo a immaginare cose, piuttosto che processi? Ciò avviene perchè chiudiamo gli occhi davanti alla successione degli eventi. si tratta di un atteggiamento artificiale, che pratica dei tagli nella corrente del mutamento e li denomina "cose"... Quando conosciamo la verità delle cose, comprendiamo quanto sia per noi assurdo venerare isolati prodotti dell'incessante serie delle trasformazioni, come se fossero eterni e reali. La vita non è una cosa, ma un continuo movimento o mutamento.

33. Per i buddhisti e gli Indù, legge di Karman, per i cinesi, I King o libro dei mutamenti.
I mutamenti non sono considerati leggi fondamentali imposte al mondo fisico, ma piuttosto, per usare parole di Helmut Wilhelm, una tendenza interna in base alla quale lo sviluppo si manifesta in maniera naturale e spontanea. Lo stesso può dirsi dei mutamenti del mondo delle particelle... che rispecchiano tendenze interne in termini di probabilità di reazione.

34. Anche nell'I King i mutamenti danno luogo a strutture: i trigrammi e gli esagrammi. Come i canali delle reazioni tra particelle, questi sono rappresentazioni simboliche delle configurazioni di mutamento. E come l'energia fluisce attraverso i canali di reazione, cosi i "mutamenti" fluiscono attraverso le linee degli esagrammi.
Nella concezione cinese tutte le cose e tutti i fenomeni che ci circondano hanno origine dalle configurazioni di mutamento e sono rappresentati dalle varie linee dei trigrammi e degli esagrammi. Così come le cose del mondo fisico non sono concepite come oggetti statici, indipendenti, ma semplicemnte come fasi di transizione nel processo cosmico che è il Tao.

35. Come avviene per le particelle, le strutture generate dai mutamenti possono essere ordinate in varie figure simmetriche, per esempio nella figura ottagonale:

Immagine

Figura simile all'ottetto dei mesoni esamintata nel libro, nel capitolo dedicato a particelle e antiparticelle.

36. Compenetrazione e ipotesi del BOOTSTRAP

37. Li, "le innumerevoli figure, simili a una venatura, contenute nel Tao" (Chu Hsi) tradotto da Needham con "legge di natura" o "principio di organizzazione".
Tale concezione condusse i pensatori cinesi, e solo recentemente i fisici moderni, all'idea secondo la quale la coerenza interna è l'essenza di tutte le leggi della natura.
Ogni cosa dell'universo è connessa a ogni altra cosa e nessuna sua parte è fondamentale.

38. Li è una legge naturale e inevitabile delle situazioni e delle cose... il significato è che le situazioni umane e le cose naturali sono fatte in modo tale da adattarsi proprio esattamente al loro posto. Il significato di "legge" sta nel fatto che esse si adattano al loro posto senza il più piccolo difetto o eccesso... solo questo. (coincide perfettamente con la teoria del bootstrap)

39. I saggi orientali non si preoccupano di spiegare le cose, ma piuttosto di ottenere una esperienza diretta, non intellettuale, dell'unità di tutte le cose.

40. Sir Charles Eliot: Si dice che nel cielo di Indra esiste una rete di perle disposta in modo tale che, se se ne osserva una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto del mondo non è semplicemente se stesso ma contiene ogni altro oggetto, e in effetti è ogni altra cosa. (in pratica il modello bootstrap ricalca idee di duemilacinquecento anni prima).
In Occidente vedi William Blake, Leibniz con le Monadi (ma influenza testi neo-confuciani portati in europa dai gesuiti) ma ci sono differenze.

41. Lao Tzu: Colui che sa non parla. Colui che parla non sa.
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