Riflessioni da: Dalai Lama "Conosci te stesso"

Il codice etico della Gilda, la storia, i simboli, l’almanacco, l’organizzazione interna, etc.

Riflessioni da: Dalai Lama "Conosci te stesso"

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 25 agosto 2017, 9:43


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L'inverno 2014-2015 ha rappresentato per la mia esistenza una pietra miliare: conclusione degli studi universitari ordinari, lutto per la perdita di Grazia, spettatore della pochezza e dell'avidità parentale, pedina trasferita di sede e unità lavorativa (fortunamente mantenendo le competenze) a causa dello scioglimento della struttura aziendale per la più grande fusione che il mercato italiano abbia mai visto nel nostro ramo (e forse più), etc.
Per reggere il colpo, ormai libero dai paletti imposti da buona parte degli ambienti accademici locali, ho deciso di riprendere anche studi sulle filosofie orientali iniziati con la lettura di Siddharta a 17 anni e portati avanti a momenti alterni.
Ho riletto un po' di testi generici, poi un collega mi ha prestato il primo dei libri di Giacobbe e ho approfondito questa forma di approccio "friendly" al buddhismo tibetano. Ho poi letto Woollard per cercare di comprendere sino a che punto un occidentale maturo (di età!) può capire e fruire di questo pensiero e, valutata positivamente la cosa, ho proseguito con Ricard (attratto dal fatto che è francoprovenzale) e Cutler. Tra un volume e l'altro sono andato oltre leggendo di Zen, Tai Chi, Wu Wei e Taoismo in generale.
Due anni e mezzo, una trentina di libri e tante riflessioni dopo... credo sia tempo di fare un salto qualitativo in avanti e passare a testi più "tecnici" che trascendano i concetti e trasferiscano "metodi pratici".
Ho quindi acquistato testi del Dalai Lama meno discorsivi ma volti a meditazioni mirate su argomenti importanti per comprendere il pensiero buddhista tibetano.
I volumi sono organizzati su molti capitoli di un paio di pagine cadauno... la cosa che vorrei fare è riportare in questo topic periodicamente spunti riflessivi su di ognuno, per "fermare" i miei pensieri e per essere di stimolo al confronto costruttivo con amici interessati all'argomento.
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Re: Riflessioni da: Dalai Lama "Conosci te stesso"

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 28 agosto 2017, 18:28


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1. Porre le basi per sviluppare le intuizioni

Qual è la causa di tutti i problemi del mondo? Le nostre emozioni controproducenti. Una volte insorte ci danneggiano in superficie e in profondità.
Qual è la causa primaria delle emozioni afflittive su cui possiamo indirizzarci in maniera più utile? Bramosia? Odio? Tutte dipendono dall'Ignoranza della vera natura delle cose. Le pratiche che ci insegnano a eliminare tale ignoranza vanno a tagliare alla radice tutte le emozioni afflittive. Si tratta del sono straordinario dell'Intuizione.
Al fine di dare vita a uno stato che ci permetta di avvicinarci alla realtà fino a coglierla in profondità, dobbiamo prima di tutto correggere le nostre idee erronee sull'esistenza.
L'ignoranza non è solamente una mancanza di conoscenza, ma è un fraintendimento effettivo della natura delle cose, che parte dall'assunto erroneo che persone e cose esistono in sé e per sé, in virtù della loro natura.
Nel buddhismo parliamo di "Vacuità", ma se non capisci che le persone attribuiscono erroneamente alle cose un'esistenza intrinseca, ti risulterà impossibile comprendere la vacuità.
Comprendere il modo in cui esisti realmente e chi sei effettivamente, senza la cappa della falsa immaginazione, è l'argomento principale di questo libro.
Gli scienziati ci dicono che più esaminiamo da vicino le cose e più è probabile che troviamo lo spazio vuoto. Dipendendo dalle apparenze, l'ignoranza sovrimpone alle persone e alle cose un senso di concretezza che in effetti non c'è.
L'Ignoranza vede i fenomeni - che in realtà non esistono in sé e per sé - come se esistessero indipendentemente dal pensiero.
Identificare questa falsa apparenza delle cose e riconoscere il nostro tacito assenso a una simile illusione sono i primi passi verso la comprensione che noi e gli altri esseri e tutti gli oggetti, non esistiamo così come appariamo. Non esistiamo affatto in modo tanto concreto e autonomo.

>>> MIE RIFLESSIONI:
- Se siamo polvere di stelle tenuta insieme da energia elettromagnetica e lo scopo dell'esistenza è finire di reincarnarsi/riaggregarsi ottenendo l'onniscenza... l'usanza occidentale di chiudere i corpi dei nostri cari in feretri zincati stagni è controproducente perché rallenta le tempistiche di illuminazione!
- Di fatto l'osservazione del Dalai Lama sulla vacuità è più che opportuna, vedi tutti gli studi letti negli anni sulla relatività dei colori (ognuno di noi vede sfumature diverse e i nomi attribuiti sono solo convenzionali, sino agli eccessi dei daltonici) e sulla materia che in realtà è "vuoto" che pare "pieno" dal riflesso della luce sugli atomi/elettroni che si muovono velocissimi.
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Re: Riflessioni da: Dalai Lama "Conosci te stesso"

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 28 agosto 2017, 18:30


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2. Scoprire la fonte dei problemi

I sensi contribuiscono all’ignoranza. Alle facoltà di vedere, udire, odorare, gustare e toccare, gli oggetti sembrano esistere di per sé. In presenza di queste informazioni distorte, la mente accetta questa condizione esagerata delle cose. La mente ignorante non interroga le apparenze per decidere se sono corrette; essa accetta semplicemente il fatto che le cose sono come sembrano.

Successivamente ci crogioliamo nell’apparente verità della concretezza degli oggetti pensando “se questo non è vero, cosa potrebbe esserlo?”. E così la nostra concezione erronea si rafforza.

Quando per esempio vediamo una cosa o una persona bella per la prima volta, prendiamo brevemente nota dell’oggetto della nostra attenzione con mente neutrale, riconoscendone soltanto la presenza. Ma quando le circostanze ci inducono a prestare maggiore attenzione all’oggetto, esso appare attraente in un modo che gli è specifico. Quando la mente aderisce all’oggetto in tal maniera – pensando che esista così come appare – possono insinuarsi la bramosia nei confronti dell’oggetto e l’odio per ciò che può frapporsi al suo conseguimento.

Quando entra in gioco il nostro io, enfatizziamo tale legame: parliamo del “mio corpo”, la “mia roba”, i “miei amici”. Esageriamo l’aspetto attraente dell’oggetto, oscurandone difetti e svantaggi, e ci affezioniamo ad esso come se ci aiutasse a ottenere il piacere, , per cui siamo condotti energicamente verso la bramosia, come se qualcuno ci trascinasse per un anello infilato nel naso. Idem all’inverso quando esageriamo la mancanza di attrattiva di un oggetto, trasformando un dettaglio insignificante in un grande difetto e ignorando el sue migliori qualità, cosicché finiamo per vederlo come un’interferenza al nostro piacere e siamo portati all’odio. Ancora una volta come se qualcuno ci trascinasse per un anello infilato nel naso. Idem nel caso della via di mezzo, quando l’insignificanza non genera ne bramosia, ne odio.

E’ fondamentale identificare e riconoscere processi di pensiero diversi. Come quelli che ci rendono semplicemente consapevoli di un oggetto. Oppure altri che stabiliscono correttamente che un oggetto è buono o cattivo, ma senza introdurre emozioni afflittive. La svolta dalla semplice consapevolezza alla concezione erronea avviene quando l’ignoranza esagera la condizione di bontà o di cattiveria dell’oggetto cosicché esso viene considerato intrinsecamente buono o cattivo, attraente o privo di attrattiva, bello o brutto. Scambiare la falsa apparenza per un fatto a causa dell’ignoranza significa aprire la strada alla bramosia, all’odio e a un’infinità di altre emozioni controproducenti. Queste emozioni distruttive, a loro volta, conducono ad azioni fondate sulla bramosia e sull’odio. Tali azioni creano nella mente predisposizioni karmiche che innescano il processo dell’esistenza ciclica da una vita all’altra.

L’ignoranza ci impedisce di vedere la verità, cioè il fatto che le persone e gli altri fenomeni sono sì soggetti alle leggi di causa ed effetto, ma non possiedono un essere fondamentale che è indipendente in sé e per sé. Devi riconoscere il più possibile questo processo. Senza l’ignoranza le emozioni controproducenti sono impossibili, non possono manifestarsi. E’ l’ignoranza che le sostiene.
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Re: Riflessioni da: Dalai Lama "Conosci te stesso"

Messaggioda Bron ElGram » martedì 29 agosto 2017, 15:19


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3. Perché è necessario capire la verità

Gran parte del nostro far progetti è come attendere di nuotare in un fiume in secca.
Molte delle nostre attività sono come rigovernare la casa in un sogno.
Nel delirio della febbre non si riconosce la febbre.
P. Rinpoche


Se non hai una comprensione intuitiva del modo in cui tu e tutte le cose siete effettivamente, non puoi riconoscere e rimuovere né gli ostacoli che si frappongono alla liberazione dall'esistenza ciclica né gli intralci che ti impediscono di aiutare gli altri.

Senza intuizione non puoi affrontare alcun problema alla radice né eliminare i semi che potrebbero riprodurlo in futuro.

L'unica via per raggiungere questa comprensione è interiore. Non esistono mezzi esterni per eliminare la bramosia e l'odio. Ciò richiede l'uso della ragione per esplorare la vera natura dei fenomeni e poi concentrarsi su ciò che è stato compreso. Questo è il sentiero che conduce alla liberazione e all'onniscenza.

E' fondamentale che tu capisca tale procedimento perchè, se non mediti sull'assenza dell'errore che è la radice della rovina, la tua meditazione non affronterà affatto il problema. Anche se puoi forse riuscire ad allontanare la mente dagli oggetti che la disturbano, ciò non significa che sei assorbito dalla verità.

Devi renderti conto che, se gli oggetti esistessero davvero così come appaiono, le conseguenze logiche sarebbero impossibili. Su questa base puoi comprendere appieno che i fenomeni non esistono in tal modo. A poco a poco questa consapevolezza indebolirà le tue concezioni erronee e ridurrà i problemi che ne derivano. Poichè accettare le apparenze come verità è il problema fondamentale, l'antidoto è arrivare a capire la falsità delle apparenze attraverso la logica.

>>> MIE RIFLESSIONI:
Inizio a pensare che, se ogni cosa ha il suo luogo e il suo tempo, il buddhismo è un'ottima filosofia comprensibile e attuabile solo da pochi soggetti maturi e benestanti.
Perchè, almeno nel nostro ambiente occidentale, senza essere ottenebrati dalle emozioni legate alla materialità dell'apparenza non potresti mai pagare il prezzo e reggere i periodi di stress necessari per conseguire studi, professionalità, patrimonio e capitale necessari alla "benestanza" personale e al "progresso" collettivo (infrastrutture, stabilità sociale, medicina, alimentazione, etc.).
Anzi, ampliando il raggio del ragionamento, così come ho evidenziato anni fa punti di contatto tra il catarismo e alcune riflessioni sul credo della comunità valdese nella quale sono in parte cresciuto, se un giovane abbracciasse queste riflessioni prima di aver creato una solida base professionale e familiare, potrebbe logicamente evidenziare a se stesso che è inutile impegnarsi personalmente nel progresso materiale della collettività e nella generazione di prole, elementi che potrebbero sembrargli ostativi il suo individuale cammino di illuminazione. Con danni incommensurabili alla collettività e a se stesso, perchè non riesco a pensare che schiavo della fame, della malattia, della solitudine e della violenza sociale si possa serenamente meditare e raggiungere lo svincolo dalle reincarnazioni!
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Re: Riflessioni da: Dalai Lama "Conosci te stesso"

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 4 settembre 2017, 13:09


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4. Sentire l'impatto dell'interrelazione

Quando c'è alto, ci dev'essere basso.
Essi non esistono per propria natura.


Riflettendo sul sorgere-dipendente, perderai la convinzione che le cose esistano in sé e per sé.

Il sorgere-dipendente si riferisce al fatto che tutti i fenomeni impermanenti - fisici, mentali o di altra natura - esistono nella misura in cui sono dipendenti da determinate cause e condizioni. Tutto ciò che sorge dipendentemente da certe cause e condizioni non agisce solo per forza propria.

L'osservazione effettuata da questa prospettiva dà un quadro più olistico della situazione poichè, bella o brutta che sia, essa dipende da determinate cause e condizioni, presenti e passate. In caso contrario, non può esistere.

Con l'aiuto di questo punto di vista relazionale le azioni che intraprenderai saranno realistiche. Diventeranno pratiche e così riuscirai a raggiungere risultati favorevoli.

Il sorgere-dipendente riguarda anche il fatto che tutti i fenomeni, impermanenti e permanenti, esistono dipendentemente dalle loro parti. Ogni cosa è fatta di parti.

La coscienza che osserva un vaso blu non ha parti spaziali perchè non è fisica, ma esiste come continuum di momenti precedenti e successivi, che costituiscono le parti di un flusso di coscienza, non importa quanto breve.

Anche lo spazio possiede delle parti, per esempio può essere associato a direzioni specifiche o a oggetti specifici.
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