Orizzonte Bonatti, le emozioni di uno spirito esploratore Al

Orizzonte Bonatti, le emozioni di uno spirito esploratore Al

Messaggioda Bron ElGram » martedì 7 luglio 2015, 9:05


Orizzonte Bonatti, le emozioni di uno spirito esploratore
Al Forte di Bard gli scatti con cui l'avventuroso alpinista bergamasco ha narrato agli italiani tanti mondi lontani. In vetrina anche gli oggetti che lo hanno accompagnato, dagli scarponi al casco alla storica macchina per scrivere

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nche chi non ama la mistica della pedula e della piccozza farebbe bene a salire al Forte di Bard per ammirare la mostra "Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi", che inaugura oggi alle 18.30 e resta aperta fino al 27 settembre. Il componente più giovane della discussa spedizione italiana che nel 1954 conquista il K2 non è stato soltanto uomo di montagna. La sua ultima impresa di alpinismo estremo risale addirittura all'inverno 1965, quando scala da solo la parete nord del Cervino su una via mai percorsa prima. Da allora fino alla scomparsa, avvenuta a ottantun anni il 13 settembre 2011, Bonatti si dedica all'esplorazione, all'avventura, a raccontare genti e paesi con i reportage per "Epoca", tanti libri e migliaia di scatti meravigliosi. La sua filosofia ha la semplicità delle cose realmente profonde: «Ho cercato di mettermi nei panni del primo uomo sulla terra, un uomo che guarda affascinato e attento il mondo intorno a lui per trarne una lezione di vita».

La mostra arriva al Forte in occasione dell'apertura della nuova funivia Skyway sul Monte Bianco e del centocinquantesimo anniversario della conquista del Cervino, due luoghi simbolo della storia umana e sportiva di Bonatti. Anche grazie a video e documenti originali, l'allestimento nell'Opera Mortai ripercorre il racconto per immagini di oltre trent'anni di esplorazioni da un capo all'altro della Terra: ghiacciai e deserti, posti torridi e gelati, orizzontali e verticali, popolosi e disabitati. Di ognuno, l'obiettivo di Bonatti riesce sempre a cogliere lo spirito senza indulgere nella pura ricerca estetica ma, al contrario, trasmettendo in modo anche vivido e rude quel senso di rispetto e di stupore che l'uomo deve sempre portare con sé di fronte alle grandi manifestazioni della Natura. Molte immagini sono grandiosi "autoritratti ambientati", una specie altissima di selfie. Con una tecnica originale, Bonatti si pone contemporaneamente davanti e dietro l'obiettivo e riesce a rappresentare la fatica e la gioia per una scoperta, e le geometrie e vastità degli orizzonti in cui si colloca.

Non mancano gli oggetti che hanno accompagnato il roccioso bergamasco nelle sue imprese e gli hanno permesso di documentarle. Gli scarponi del Cervino, il casco e la giacca indossati sul Pilone centrale del Monte Bianco, i guanti e la macchina fotografica Condoretta Ferrania usati nel 1955 per la prima scalata in solitaria del Petit Dru, sempre sul Bianco. E la macchina per scrivere modello "Everest" donatagli al ritorno dal K2, che ovviamente ribattezzerà Everest-K2 e userà per tutta la vita. E c'è anche spazio per il Bonatti privato: l'11 settembre alle 18 viene proiettato il film "W di Walter" realizzato da Rossana Podestà e Paola Nessi, dove l'attrice e compagna, scomparsa nel dicembre 2013, racconta con intensa dolcezza e semplicità la vita del grande alpinista ed esploratore e un legame fra due persone in apparenza lontanissime diventato però indissolubile.

La mostra è promossa da Associazione Forte di Bard con Contrasto, Civita e Gamm Giunti, a cura di Alessandra Mauro e Angelo Ponta e con l'archivio Bonatti. Biglietto intero 5 euro, info 0125 833811, info@fortedibard.it, http://www.fortedibard.it.

http://torino.repubblica.it/cronaca/201 ... =118026414
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Re: Orizzonte Bonatti, le emozioni di uno spirito esplorator

Messaggioda Bron ElGram » mercoledì 22 luglio 2015, 17:11


Inutile recensire la visita alla mostra al Forte di Bard... quando c'è chi l'ha già fatto meglio e prima di me!

https://www.nikonschool.it/sguardi/97/w ... onatti.php

Walter Bonatti
Fotografie dai grandi spazi

Fino all’8 marzo 2015, Palazzo della Ragione Fotografia di Milano presenta la prima mostra mai dedicata a Walter Bonatti, uno dei più grandi alpinisti italiani, nella sua veste di esploratore-fotoreporter. L’esposizione - dal titolo Walter Bonatti. Fotografie dai grandi spazi – ripercorre, anche con l’ausilio di video e documenti inediti, il racconto visivo, le vicende esistenziali, le avventure, gli oltre trenta anni di viaggi alla scoperta dei luoghi meno conosciuti e più impervi della Terra. Il mestiere di fotografo per grandi riviste italiane, soprattutto per Epoca, portò Bonatti a cercare di trasmettere la conoscenza di luoghi estremi del nostro pianeta. Al tempo stesso, non smise mai di battersi con forza per tramandare la vera storia, troppe volte nascosta, della conquista del K2 e del tradimento dei compagni di spedizione.

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Walter Bonatti, Cascate Murchison, Nilo Vittoria, Uganda. Giugno 1966, © Walter Bonatti/Contrasto
«È difficile separare il ricordo di Walter Bonatti da quello delle sue fotografie», scrivono i curatori della mostra Alessandra Mauro e Angelo Ponta. «Ed è sorprendente quanto lui e le sue avventure siano radicati nella memoria. Un successo duraturo che ha più di una spiegazione. L’essere stato prima un grande alpinista, poi fotoreporter-esploratore, ha tenuto Bonatti “in scena” per quasi un trentennio, periodo al quale è seguita l’attività di autore di libri e conferenziere, durata altrettanto (e lungo più di 50 anni), dal quel fatidico 1954, si è peraltro dipanata la vicenda del K2, costellata di polemiche e colpi di scena.

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Walter Bonatti, Antartide (quadrante neozelandese). Novembre dicembre 1976, © Walter Bonatti/Contrasto
Attività diverse, tutte affrontate con caparbia serietà e con versatile talento: Bonatti imparò a fotografare e a scrivere le proprie avventure con la stessa dedizione posta nell’imparare i segreti della montagna. E se l’alpinista estremo (e spesso solitario) aveva conquistato l’ammirazione degli uomini e il cuore delle donne, l’essere insieme narratore e protagonista delle proprie avventure lo proietterà anche nell’immaginario dei più giovani. A ogni viaggio, Bonatti partiva alla ricerca dei suoi ricordi letterari e dei suoi eroi, cercando di riviverne le avventure. Bonatti, bello e coraggioso e forte e sfrontato, era Tarzan, era Robinson, era Tom Sawyer. In questo processo d’immedesimazione, la fotografia era fondamentale. Con quegli scatti, il racconto diventava evidenza visiva, prova di verità.

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Walter Bonatti, Deserto del Namib, Namibia. Aprile Maggio 1972, © Walter Bonatti/Contrasto
Molte tra le immagini di Bonatti sono grandiosi “autoritratti ambientati” e i paesaggi in cui si muove, sono insieme luoghi di contemplazione e di scoperta. Bonatti si pone davanti e dietro l’obiettivo. Decide lo scatto con meticolosa cura; contemporaneamente, programma il suo ruolo attivo, e sempre diverso, in ogni composizione. Nelle fotografie, riesce a cogliere la sua stessa fatica, la gioia per una scoperta, così come le geometrie e le vastità della natura che andava esplorando. La presenza di Bonatti all’interno delle sue foto fa esplodere la fantasia, trasformando le sue avventure in romanzi, in film, in fumetti (e qualcuno proverà poi davvero a realizzarli, quei fumetti).

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Walter Bonatti, Michaelmas Cay, Grande barriera corallina, Australia orientale, 1969, © Walter Bonatti/Contrasto
Così, immagine dopo immagine, reportage dopo reportage, si compie il racconto dell’avventura e insieme, il “romanzo dell’io” di Walter Bonatti. È lui il personaggio che si cala nel vulcano, costruisce una zattera per domare il torrente impetuoso, una capanna per spiare la tigre. Lui rincorre i varani, nuota con gli ippopotami, si fa strada nella giungla col machete, viaggia sul fiume dei cercatori d’oro, tira le frecce con gli indios, parla con gli uomini primitivi, bivacca nel deserto e al Polo, approda all’isola dei naufraghi, afferra i serpenti e cerca i dinosauri nel mondo perduto. Oltre al talento nello scegliere e inquadrare i soggetti, è evidente il piacere di fotografare, di guardare. Di andare a vedere, appunto. Per sé innanzitutto, e poi per mostrare e raccontare agli altri.

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Walter Bonatti, Gruppo dell'Illampu (6362 metri) nella Cordillera Real de Bolivia. Ottobre 1973, © Walter Bonatti/Contrasto
Una passione, e probabilmente anche un’esigenza, nate già negli anni dell’alpinismo (con i trionfi e le amarezze che li segnarono) e poi consolidata nel tempo, con i racconti d’imprese affascinanti e impossibili. In questa mostra le immagini di Walter Bonatti compongono un lungo, unico diario di viaggio dove, in una sequenza non cronologica ma certo non casuale, si intrecciano visioni e ricordi. Le fotografie sono accompagnate da brevi note dello stesso autore, parole tratte dai suoi molti testi, da quelli apparsi su Epoca tra il 1965 al 1978, alle memorie dei suoi libri, ai resoconti delle conferenze: notazioni con cui Bonatti illustrava il senso e il valore di ogni immagine e, insieme, il senso e il valore unico delle sue tante avventure».

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In occasione della mostra Contrasto e GAmm Giunti pubblicano un volume omonimo (24x30 cm, pp. 191, euro 35), in cui le immagini di Walter Bonatti compongono un lungo, unico diario di viaggio dove, in una sequenza non cronologica ma certo non casuale, si intrecciano visioni e ricordi legate alla figura dell’esploratore e alpinista. Le fotografie sono accompagnate da brevi note dello stesso autore, parole tratte dai suoi molti testi: da quelli apparsi su Epoca negli anni dal 1965 al 1978, alle memorie dei suoi libri, ai resoconti delle conferenze tenute negli ultimi anni. Si tratta di notazioni con cui Bonatti illustrava il senso e il valore di ogni immagine e, insieme, il senso e il valore unico di ognuna delle sue tante avventure.

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Contrasto pubblica anche Giorno per giorno, l’avventura - Appunti radiofonici (16 x 22,4 cm, pp. 231, euro 19,90), che raccoglie le pagine degli appunti, finora inediti, sui quali Walter Bonatti preparò le sue trasmissioni radiofoniche andate in onda nel 1984. Nel corso di quell’anno, infatti, per circa un mese (dal 30 gennaio al 25 febbraio), gli ascoltatori di Rai Radio Uno si svegliarono con la voce di Walter Bonatti che narrava i suoi ricordi e i suoi pensieri, dava consigli a viaggiatori e alpinisti, intervistava amici e compagni d’avventura, ripercorreva le imprese di una vita. Nel libro i testi sono accompagnati dalle fotografie dell’autore.

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Monte Bianco, fine anni '50. L'alpinista Walter Bonatti durante la scalata (alle sue spalle l'Aiguille de la Brenva
e più in là sullo sfondo l'Aiguille Noir de Peuterey). © Archivio Bonatti/Contrasto
Il volume riporta sotto nuova luce una scrittura che, come nota Stefano Bartezzaghi nel suo testo di apertura, “restituisce la visione di un mondo che solo i suoi occhi hanno potuto vedere, perché solo le sue gambe hanno saputo girarlo in quel modo”. È un Bonatti al lavoro quello che emerge da queste pagine. Scorrendo il volume si rivivono gli eventi, i nomi e luoghi che il grande alpinista teneva a rievocare raccontando a braccio sulla base dei suoi appunti o scegliendo le pagine migliori dei suoi libri, e si leggono le domande che avrebbe fatto agli ospiti invitati in trasmissione.

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©Walter Bonatti
«La meraviglia, lo stupefacente, il pericoloso, l’esotico, lo scomodo, lo spettacolare, l’estremamente faticoso: nell’insieme queste figure compongono un mosaico che si può chiamare l’”avventuroso”. Bonatti, nelle sue escursioni, dell’”avventuroso” ha accumulato un repertorio, e lo ha fatto per sciorinarlo nei suoi libri e poi nelle sue rubriche radiofoniche».
Stefano Bartezzaghi
«Ecco soprattutto ciò che intendo per avventura, nell’accezione più vasta e coinvolgente del termine. Scoprire se stessi è indubbiamente la più stimolante delle avventure, ma lo è ancor più se questa ricerca ha per sfondo la grande natura intatta, rimasta ancora fuori dalla portata di chi troppo spesso non sa, o non vuole, coglierne la preziosità. La natura è vita ed è la nostra stessa salvezza, non soltanto fisica».
Walter Bonatti

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In viaggio. Cronache e taccuini inediti, Pag 236, Finis Terrae, con la pesante imbarcazione ricavata da un tronco © Walter Bonatti
Infine, un altro libro - importante - di e su Walter Bonatti, pubblicato da Rizzoli qualche mese fa: In viaggio. Cronache e taccuini inediti (pp. 320, euro 30), a cura di Angelo Ponta e Rossana Podestà. Dall’Alaska all’Africa, dalla Patagonia all’Oceania, documenti e appunti inediti, mappe e disegni raccontano in presa diretta le emozioni, gli incontri e gli imprevisti delle sue esplorazioni. Con immagini e riproduzioni di oggetti provenienti esclusivamente dall’archivio di Walter Bonatti. Le foto dei suoi viaggi, naturalmente, furono scattate da lui. Mappe, libri, cartoline, disegni, guide e dépliant sono parte di quanto Bonatti raccolse e conservò prima, durante e dopo i suoi viaggi: tutti questi materiali sono stati fotografati, per la realizzazione del volume, da Athanasios Alexo.


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Chi è
Walter Bonatti nasce a Bergamo nel 1930. La sua grande passione per la montagna lo porta a condurre centinaia di imprese alpinistiche. Nel 1951 la sua prima grande impresa: con Luciano Chigo scala la parete est del Grand Capucin nel gruppo del Monte Bianco. Nel 1954 Bonatti è il più giovane partecipante alla spedizione capitanata da Ardito Desio, che porta Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla cima del K2. Nel 1955 scala in solitaria e per la prima volta assoluta il pilastro sud del Petit Dru, sempre nel massiccio del Monte Bianco. Fa parte delle guide di Courmayeur. Nell’inverno del 1965 scala in solitaria la parete nord del Cervino su una via fino ad allora inesplorata. È questa la sua ultima impresa di alpinismo estremo. Successivamente si dedica all’esplorazione e all’avventura come inviato del settimanale Epoca fino al 1979. A partire dagli anni ‘60 pubblica numerosi libri che narrano le sue imprese alpinistiche. Muore a Roma il 13 settembre 2011, all’età di 81 anni.

https://images.nital.it/nikonschool/sgu ... 50-151.jpg
In viaggio. Cronache e taccuini inediti, Pag 109, Africa 1966, al villaggio masai © Walter Bonatti

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