Cos'è Augmented Eternity e come funziona

L’iniziativa consiste nella creazione di un Gruppo Permanente di Studio che raccolga informazioni, esperienze e materiale scientifico sui sistemi di comunicazione delle api. Intendendo con queste parole sia il contatto fisico, le danze aeree, la chimica dei feromoni, la termoregolazione dei favi e la distribuzione di acqua/alimenti che la comparazione costruttiva con i sistemi di comunicazione di altri imenotteri sociali (termiti, vespe e formiche).

Cos'è Augmented Eternity e come funziona

Messaggioda Bron ElGram » martedì 4 dicembre 2018, 20:56


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Cos'è Augmented Eternity e come funziona

Un ricercatore e imprenditore canadese ha messo a punto Augmented Eternity, un sistema che crea un nostro clone digitale da usare dopo la nostra morte. L'avatar si base sui dati inseriti in Rete da noi prima della morte ed è alimentato da intelligenza artificiale
Una delle fisse, da sempre, per l'uomo è quella di trovare la giusta formula per l'immortalità e infrangere quella che è la debolezza principale di ogni essere vivente: la morte. Negli ultimi anni, con i continui progressi tecnologici, in più occasioni ricercatori e sviluppatori hanno tentato di creare uno strumento, un'applicazione o un metodo per darci la tanto agognata immortalità. La formula magica potrebbe averla trovata Hossein Rahnama, che ha studiato un particolare clone digitale che prenderà il nostro posto una volta che saremo morti.

Rahnama sta creando un avatar digitale per l'amministratore delegato di un importante gruppo finanziario internazionale che vuole una copia digitale di sé stesso da far interagire con amici, parenti e colleghi anche dopo la sua dipartita. In pratica una volta che saremo morti ai nostri cari basterà tirare fuori dalla tasca lo smartphone oppure accendere un computer per utilizzare il programma messo a punto da Rahnama per iniziare a chattare con noi e ricevere così un po' di conforto e aiuto. Ma diversi investitori credono fortemente sull'idea del clone digitale avuta da Rahnama che sarebbe pronto a ricevere diversi finanziamenti per completare il suo progetto.



Hossein Rahnama è un imprenditore canadese ricercatore presso la Ryerson University di Toronto. La sua applicazione per renderci immortali è stata presentata anche al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, degli Stati Uniti ed è stata chiamata Augmented Eternity. Di fatto perché con la realtà aumentata crea un nostro clone digitale, identico nel volto a noi, che interagisce con le persone che ci conoscevano. L'avatar sarà uguale a noi anche nel carattere, ma come? Grazie all'intelligenza artificiale, ma ecco nel dettaglio come è stato realizzato il progetto.

Augmented Eternity
Raccogliere dati sulla nostra personalità, sui nostri gusti, e in generale sui nostri pensieri sui più svariati argomenti, dalla politica allo sport, può sembrare un lavoro lunghissimo e complicato ma in realtà non è così. Certo,forse raccogliere le informazioni personali utili a riprodurre un clone digitale è molto complicato per chi è avanti con l'età,ma sia i giovani che gli adulti di oggi hanno inserito praticamente tutti i loro dati personali online, su social media, siti internet, forum e applicazioni tra le più svariate. Rahnama intende permettere alle persone di scegliere, quando ancora sono vive, se cancellare tutti i dati dalla Rete una volta morti oppure se usare la miriade di informazioni caricate sul web nel corso della nostra vita per generare un clone digitale con le nostre sembianze non solo fisiche ma anche caratteriali.

Detta così è un'opzione che può anche scioccare o disturbare le persone, però consideriamo che si tratta di un argomento di forte attualità. La gestione dei nostri dati online dopo la nostra morte è un tema che va considerato e affrontato in qualche modo. Sono infatti tantissimi i profili social, i dati sulle applicazioni o sui vari siti Internet che restano attivi anche dopo la morte della persona creando un dilemma sulla legalità o meno della loro presenza online dopo la morte dei legittimi proprietari in carne ed ossa.

Come sarà il nostro clone digitale
Rahnama ha pensato a diversi sviluppi per la sua Augmented Eternity. Alla base di tutto c'è un software che sfrutta intelligenza artificiale e apprendimento automatico, basato sui dati inseriti nella nostra vita online, che è in grado di interagire con le persone in più modi. Per fare un esempio, l'amministratore delegato di un importante gruppo finanziario che è stato tra i primi sponsor del progetto canadese, ha chiesto di essere trasformato dopo la morte in un clone digitale in stile chatbot che possa comunicare con i suoi dipendenti tramite smartphone o PC e aiutarli nelle scelte cruciali dell'azienda. In base ai commenti o alle esperienze fatte in vita, il programma chatbot potrebbe suggerire di non fare un investimento, di non fidarsi di quella particolare azienda o di proseguire in un progetto che sembra iniziato con il piede sbagliato.

Rahnama ha però specificato che l'Augemnted Eternity non si applicherà solo alle chatbot ma la vedremo anche su intelligenze artificiali personalizzate. In pratica dopo la morte potremo trasformarci in una sorta di Siri o Alexa e aiutare i nostri cari che potrebbero "installarci" su smartphone e computer. Rahnama sta anche realizzando un particolare programma in realtà virtuale dove il nostro avatar sarà costruito in 3D e potrà interagire in spazi tipici della nostra quotidianità, creati fedelmente grazie alla computer grafica, con chiunque voglia venire a trovarci. Se ci pensate bene non è molto diverso dal gesto di andare a portare dei fiori ai nostri cari defunti in un cimitero, semplicemente questo sarà uno spazio digitale e interattivo dove andare a fare "due chiacchiere" consolatorie con chi abbiamo amato in vita. Infine, Rahnama intende anche realizzare particolari robot a grandezza umana alimentati dall'intelligenza artificiale che sta alla base del nostro clone digitale. Si tratta di una forma più "fisica" di interazione con il defunto, che in qualche modo potrebbe aiutare il processo di allontanamento dalla persona morta ma che sicuramente susciterà diversi dubbi tra psicologi e anche tra le persone comuni.

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