Il metano di Encelado prodotto da un microbo?

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Il metano di Encelado prodotto da un microbo?

Messaggioda Bron ElGram » giovedì 1 marzo 2018, 20:01


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Il metano di Encelado prodotto da un microbo?


Nuovi esperimenti di laboratorio suggeriscono che un particolare microrganismo potrebbe essere la fonte del metano proveniente dalle profondità oceaniche della luna ghiacciata di Saturnodi Ramin Skibba / Scientific American

Da tempo scienziati e scrittori di fantascienza si chiedono quali forme possa assumere una vita aliena su altri mondi. Ora i ricercatori hanno ventilato la possibilità che, almeno sulla luna ghiacciata di Saturno, Encelado, la vita aliena potrebbe somigliare molto a un particolare tipo di microbo trovato nelle profondità marine del nostro pianeta. Là potrebbero esserci organismi alieni anche oggi, e se così fosse, potrebbero forse diventare i primi scoperti al di là della Terra.

"Avevamo speculato sulla possibilità di vita al di fuori della zona abitabile del nostro sistema solare", dice Simon Rittmann, biochimico all'Università di Vienna, riferendosi alla ristretta regione orbitale in cui i pianeti, scaldati dalla loro stella, possono ospitare in superficie acqua allo stato liquido. "Ora con i nostri modelli abbiamo trovato che parte del metano prodotto su Encelado potrebbe essere di origine biologica." Encelado, naturalmente, si trova molto al di fuori della zona abitabile, ma sotto la sua crosta ghiacciata c'è un profondo oceano liquido.

Il metano di Encelado prodotto da un microbo?
Raffigurazione della sinda spaziale Cassini che viaggia attraverso i pennacchi di vapore che eruttano dalla crosta ghiacciata di Encelado.
Rittmann ha diretto un team che ha condotto una serie di esperimenti e sviluppato modelli per determinare se tre microbi che producono metano possono prosperare nelle profondità delle acque fredde, salmastre e alcaline di quell'oceano. I ricercatori sostengono che una di queste specie, dette "metanogene", potrebbe davvero viverci, incoraggiando ricerche più dettagliate e missioni per accertarlo. I loro risultati sono pubblicati su "Nature Communications" del 27 febbraio.

La sonda spaziale Cassini della NASA aveva rivelato l'oceano di Encelado monitorando i pennacchi simili a quelli dei geyser che si sprigionano al polo Sud del satellite. All'interno dei pennacchi aveva trovato le firme chimiche
di un oceano d'acqua salata stretto a sandwich tra la crosta ghiacciata della luna e il suo nucleo roccioso, e anche la prova sperimentale di bocche idrotermali su quel fondale marino alieno.

Ma aveva anche rilevato segni della presenza di idrogeno, anidride carbonica e metano, oltre che di composti organici come il metanolo. Negli oceani della Terra, un simile cocktail di gas suggerirebbe la presenza di microbi che si nutrono di idrogeno e producono metano, ma estrapolare questa conclusione a un corpo celeste che, come Encelado, ha una geologia e una chimica molto diverse, richiederebbe un atto di fede non molto scientifico. Era, ed è, necessaria più ricerca.

"L'idrogeno e l'anidride carbonica sono le uniche fonti chimiche di energia che sappiamo presenti in quel luogo, e chi li consuma? I metanogeni. Questo lavoro fa un passo in avanti e lo dimostra sperimentalmente", afferma Chris McKay, planettologo al NASA Ames Research Center. McKay è anche principal investigator del progetto Encelado Life Signatures and Habitability, una possibile futura missione spaziale della NASA.

Usando varie miscele di gas tenute a temperature e pressioni prestabilite all'interno di contenitori chiusi detti "bioreattori", Rittmann e i suoi coautori hanno coltivato tre microrganismi appartenenti al ramo più antico dell'albero della vita terrestre, noto come Archaea. In particolare, si sono concentrati sui microbi archea che sono anche metanogeni, capaci di vivere senza ossigeno e produrre metano con il loro metabolismo anaerobico. Il team ha esaminato i tipi di microbi più semplici, che potrebbero essere i produttori primari di metano alla base di una catena alimentare ecologica forse più complessa all'interno della luna.

Il metano di Encelado prodotto da un microbo?
Immagine in falsi colori, ripresa dalla sonda Cassini, di un pennacchio di vapore emesso da Encelado.(Cortesia NASA/JPL/Space Science Institute)
Hanno cercato di simulare le condizioni che potrebbero esistere all'interno e intorno alle bocche idrotermali di Encelado, che si ritiene possano essere simili a quelle che si trovano in alcuni siti subacquei profondi sulla Terra, spesso vicino a dorsali medio-oceaniche vulcanicamente attive. Secondo i loro test, solo un candidato, Methanothermococcus okinawensis, potrebbe crescere su Encelado anche in presenza di composti come ammoniaca e monossido di carbonio, che ostacolano la crescita di altri organismi simili.

Naturalmente gli scienziati non conoscono ancora le condizioni precise di Encelado. E in ogni caso è possibile che, qualsiasi vita possa esservi, non somigli ad alcun organismo a base di DNA del nostro pianeta, rendendo puramente teorica qualsiasi estrapolazione basata su ciò che c'è sulla nostra Terra. Inoltre, questi risultati mostrano solo che la vita microbica potrebbe esistere in un particolare sottoinsieme dei possibili ambienti all'interno dell'oscuro oceano di quella luna.

L'argomento di Rittmann è indiretto e potrebbe spiegare il metano proveniente da Encelado, ma come prova è confusa e non decisiva: sulla Terra alcune reazioni geochimiche tra acqua calda e rocce sotto il fondale marino possono generare notevoli quantità di metano anche in assenza di microbi.

L'allettante possibilità di vita su un altro mondo in orbita intorno al nostro Sole, benché nel sistema solare esterno e nascosta sotto una crosta di duro ghiaccio spessa chilometri, ha suscitato un notevole interesse da parte delle agenzie spaziali del mondo. Le future missioni per esplorare ulteriormente Encelado e altri mondi oceanici ghiacciati con condizioni simili - e in particolare il satellite di Giove Europa - sono già in varie fasi di sviluppo alla NASA e all'Agenzia spaziale europea.

Una delle possibilità ventilate è mandare una sonda spaziale dotata di una serie di nuovi potenti strumenti che orbiti o esegua un fly by con Encelado, per scovare segni più chiari di abitabilità o addirittura di vita nei pennacchi che fuoriescono dalla luna. Questo approccio è sostenuto da Hunter Waite, del Southwest Research Institute a San Antonio, che ha diretto l'analisi dei geyser osservati da Cassini. "Ma per rispondere definitivamente alla domanda - dice -sarebbe utile disporre di un qualche tipo di sottomarino a controllo robotico in quell'oceano, assicurandosi che la sonda sia priva di microbi importati dalla Terra. Stiamo pensando a una missione di questo tipo nei prossimi 30-40 anni", dice Waite.

(L'originale di questo articolo è stato pubblicato su Scientific American il 27 febbraio 2018. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)

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