Cosa succederà sulla Terra nei prossimi 10mila anni?

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Cosa succederà sulla Terra nei prossimi 10mila anni?

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 8 gennaio 2018, 20:43


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Cosa succederà sulla Terra nei prossimi 10mila anni?
Cambiamenti grandi e piccoli trasformeranno radicalmente il nostro pianeta e la vita della nostra specie nei prossimi millenni. Vediamo alcuni dei più interessanti tra quelli previsti dalla scienza

Vi abbiamo raccontato le sfide vinte e quelle perse dalla scienza, quali sono state le principali scoperte, le invenzioni e le personalità scientifiche del 2017. Poi ci siamo spinti a guardare cosa ha in serbo per noi questo 2018, sia sulla Terra che nello Spazio.

Ma ora è tempo di fare di più, allargando la prospettiva ai prossimi decenni, secoli e millenni. Come? Ovviamente facendo ricorso alle previsioni della scienza, cercando di ricordare che vanno prese per quello che sono: ipotesi, modelli, e dunque per loro natura analisi che parlano di probabilità, e non di certezze.

Iniziamo da un tema caldo, anzi caldissimo: i cambiamenti climatici. L’Ipcc, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, ha realizzato modelli molto accurati degli scenari a cui possiamo andare incontro nei prossimi decenni. Guardando alle proiezioni peggiori, se le iniziative messe in campo con gli accordi di Parigi dovessero fallire, è molto probabile che le temperature saliranno in media di oltre due gradi entro il 2050, e fino a più di quattro entro la fine del secolo.

Cosa vorrebbe dire? Innanzitutto un mondo con molta più acqua: gli oceani potrebbero infatti innalzarsi anche di un metro entro il 2100, allagando moltissime popolose zone costiere. Al contempo aumenteranno di frequenza tutti gli eventi meteo estremi, le ondate di calore, mentre diminuiranno le precipitazioni medie in particolare nelle aree più secche.

Risultato: effetti devastanti per l’agricoltura, distruzione degli ecosistemi più fragili, e una forte espansione delle aree desertiche che potrebbe investire anche molte zone del nostro paese.

E ovviamente, continuando a produrre anidride carbonica non faremo che peggiorare l’acidificazione degli oceani, un fenomeno che renderà i mari molto meno ospitali per tutte le forme di vita marine, e che probabilmente renderà molto meno pescose le acque, e il pesce ben più raro anche sulle nostre tavole.

Questo nell’arco del prossimo secolo. Ma andando più in la? Rispondere non è facile, ma in nostro aiuto arrivo uno studio pubblicato lo scorso anno su Nature Climate Change, in cui un team di 22 esperti ha provato a immaginare i cambiamenti che potrebbe subire il clima nei prossimi 10mila anni. E le prospettive non sembrano esattamente rosee. Dai loro calcoli molto dipenderà da quello che riusciremo a fare nei prossimi anni, perché l’anidride carbonica che stiamo producendo oggi continuerà a farsi sentire per migliaia di anni. Lo scenario peggiore, in cui avremo prodotto 5120 miliardi di tonnellate di carbonio entro il 2100, gli effetti sarebbero difficilmente reversibili, e potenzialmente devastanti per lo stesso futuro della nostra razza.

Le temperature medie arriverebbero a salire di più di sette gradi, e lo scioglimento dei grandi depositi di ghiaccio dei poli potrebbe alzare il livello delle acque di anche 52 metri. Ma anche rispettando gli accordi di Parigi è possibile che a 10mila anni da oggi avremo trasformato radicalmente il pianeta: due gradi in più, forse poca cosa, ma un innalzamento degli oceani che potrebbe comunque raggiungere i 25 metri.

Guardando allo Spazio, gli eventi interessanti iniziano a comparire se ci muoviamo su una scala temporale un po’ più ampia del prossimo secolo. Spingendoci alla soglia del terzo millennio arriva infatti una delle prime grandi incognite: l’asteroide 1950 DA, un enorme pezzo di roccia che supera il chilometro di diametro, e tra quelli noti il corpo celeste di vaste dimensioni che ha più probabilità di poter entrare in contatto col nostro pianeta.

Il 16 marzo 2880 (questa la data da ricordare) 1950 DA passerà vicinissimo al nostro pianeta: ha circa una possibilità su 300 di colpire la Terra, provocando un impatto paragonabile all’esplosione di un milione di bombe atomiche, sufficiente per radere al suolo in un istante un’area delle dimensioni della Francia e provocare cambiamenti radicali nel clima. Abbastanza per farci fare la fine dei dinosauri, insomma.

Se sopravviveremo alla catastrofe, i millenni seguenti ne faranno vedere delle belle. Intanto potrebbe arrivare la prossima era glaciale: gli scienziati non hanno le idee chiarissime, qualcuno parla di qualche millennio, altri qualcosa di più (anche 50mila anni), ma in molti ritengono che in futuro il pianeta sia destinato a tornare nuovamente nella morsa dei ghiacci. Sempre che il riscaldamento globale che stiamo provocando non contrasti a tal punto i cambiamenti naturali del clima da spezzare il ciclo.

Andando ancora un po’ più avanti, tra 10mila anni Antares (la stella più luminosa della costellazione dello scorpione) dovrebbe quasi certamente essersi trasformata in una supernova. La data precisa non si conosce, ma gli scienziati hanno calcolato che l’effetto dovrebbe essere tale da renderla visibile nel cielo in piano giorno.

Ancora qualche millennio poi, e a 13mila anni da adesso la precessione degli equinozi invertirà le stagioni sui due emisferi. Probabilmente non ce ne accorgeremo, perché il nostro calendario (gregoriano) si sposta di qualche secondo ogni anno rispetto al cosiddetto anno siderale (il tempo impiegato dalla Terra per una rivoluzione) proprio per mantenere immutata la situazione. Ma il cielo ci sembrerà molto diverso guardandolo di notte: per dirne una, Vega diventerà la stella del Nord sostituendo Polaris, come già accaduto in realtà nel passato del pianeta.

Tra 36mila anni cambieranno anche i nostri rapporti di vicinato galattico: Ross 248, una nana rossa, si troverà a passare a circa tremila anni luce dal Sole, sostituendo per circa ottomila anni Alfa centauri come stella più vicina al nostro sistema solare.

Tra cinquantamila anni cambieranno quindi le giornate: la rotazione terrestre avrà rallentato abbastanza da creare una discrepanza giornaliera di un secondo tra il calendario terrestre e quello siderale, obbligando i nostri lontani pronipoti ad aggiungere un secondo alle 24 ore per rimanere al passo col resto dell’Universo.

Sempre che la Terra sia ancora abitata da una società umana tecnologica. Visto che per alcune stime le chance non sono poi così alte: secondo il cosiddetto doomsday argument, proposto dall’astrofisico Brandon Carter nel 1983, abbiamo infatti il 95% di probabilità di estinguerci, per un motivo o per l’altro, proprio entro i prossimi 10mila anni.

https://www.wired.it/scienza/spazio/201 ... aign=daily
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Bron ElGram
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