Il gioiello di Pastis (di C.C.)

Una raccolta di frasi celebri e aforismi che condensano un sapere filosofico e morale senza tempo.

Il gioiello di Pastis (di C.C.)

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 22 giugno 2015, 12:54


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Il gioiello di Pastis

Eri bellissima, quella prima sera di ottobre ormai veramente invernale. Il vento gelido faceva da contraltare al calore che si sprigionava dentro a quel capannone preso in affitto per la festa, l’ormai celeberrimo Controfestival, che ogni due anni portava talenti più o meno tali ad esibirsi in questa discutibile gara canora.

Lei si ricorda ancora che d’improvviso, fuori, sei comparsa tu, piccola squama di tartaruga subito affettuosa. E non ti avrebbe mai lasciata lì al tuo destino. In uno scambio di sguardi sei andata a casa con loro; è bastato che Lei dicesse “Giorgio, dammi le chiavi dell’auto” perché lui capisse già tutto.

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Ti aveva, in quei pochi minuti, già trovato un nome, il tuo nome, snello e sinuoso come te. Pastis. E una volta a casa, sono arrivato io. Certo che lì dentro eravamo proprio un clan: eri l’ultima di una lunga serie di quadrupedi, uno più strampalato dell’altro. Sophie, il cane con la pappagorgia, Mika, la nana pestifera, Dalì, l’obesa con l’herpesvirus cronico, Mirò, il gatto a rallentatore, e adesso anche tu, Pastis. Agile, veloce, intelligente oltre ogni immaginazione, ma anche meditativa, impaziente, instancabilmente curiosa.

In pochi mesi hai imparato senza difficoltà ad aprirti le porte, scorrevoli e non, per sfilare veloce in giardino, e ben oltre, fin nei campi vicini. Quella era la tua libertà e cercavi di respirarla ogni giorno, ogni attimo prima del coprifuoco serale di lei che ti riportava in casa. E allora la guardavi dall’alto della tua cuccia con uno sguardo sornione ma attento, a volte riflessivo, a volte ironico, sicuramente sempre pronto per la prossima avventura.

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Se ripenso a quante volte riecheggiava nel verde, fra gli alberi, il tuo nome, lei che ti chiamava ininterrottamente fino a che, stanca e felice, arrivavi a strofinarti sulle sue gambe, con la coda tremante e il miagolio continuo di chi doveva commentare ogni cosa, raccontare di tutto, parlare in continuazione in un dialogo con loro di cui ormai sentivi di far completamente parte. Io ero sempre con te, o quasi, dal momento che mi perdevi di continuo scavalcando le recinzioni.

Anch’io ero giovane e nuovo, in velluto nero con un piccolo campanellino dorato: eravamo una coppia unica, insieme a me sembravi la principessa felina più affascinante di sempre, e io il gioiello più prezioso del tuo regno. Così sono trascorsi due anni. Troppo pochi? Si, decisamente.

Perché questa non è una storia a lieto fine, tutti lo vorremmo ma non è così. Te ne sei andata improvvisamente, il 2 settembre 2014, dopo una corsa surreale al pronto soccorso; quando siamo arrivati, non respiravi già più. La rianimazione non è servita a far riprendere qual tuo piccolo cuore gioioso, felice per ogni attimo di libertà e per ogni fremito al solo pronunciare il tuo nome.

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Si è fermato così, immobile dopo un’ incomprensibile e violenta agonia per il veleno che qualche anonimo criminale ti ha somministrato con un boccone avvelenato vicino a casa. Incurante di tutta la rabbia e il dolore che lei ha ancora nella sua anima per averti persa così, in una sofferenza mai vista prima e che spera di non vedere mai più. Impotente, per non essere riuscita a salvarti, per non poter tornare a quel giorno, restituirti gli anni che non vivrai mai, evitare una disgrazia il cui pensiero non l’abbandonerà più.

Piange ancora ripensando a te, silenziosa e penetrante al tempo stesso nel suo spirito, e mi tiene fra le sue mani (ormai sono un po’ invecchiato anch’io) perché sono l’unico ricordo di te, delle passeggiate con lei seguendola fra i campi come una fedele amica, del tuo singolare profilo alla Freddie Mercury (nessuno le toglierà mai dalla testa che le sagome della fronte-naso erano identiche!), delle carezze che ricambiavi con energiche ‘lavate’ del suo viso, di mille ricordi di un’intesa unica che nessuno potrà mai conoscere.
Le manchi, sempre; mi manchi, Pastis.
Il tuo collarino


Pastis, vittima innocente di una pratica ignominosa, non è stata la sola. in pochi giorni, nei pressi, ci sono stati almeno altri cinque casi accertati di animali di proprietà deceduti in seguito ad avvelenamento causato dall’ingestione di esche avvelenate (numero certamente sottostimato, perché certi reati spesso non vengono denunciati o ne restano vittime animali selvatici).
L’autopsia (il veleno che ha ucciso Pastis è vietato in italia da diversi anni) e la denuncia alle forze dell’ordine e, da parte di altri proprietari, all’enpa non hanno sortito alcun effetto, o per lo meno non hanno individuato il colpevole, che continua vergognosamente da tempo a mietere vittime innocenti.
vivo sperando che costui non resti impunito.

C.C. (PECETTO TORINESE)

http://www.lastampa.it/2015/06/17/socie ... agina.html
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