Forti differenze tra i sessi aumentano rischio di estinzione

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Forti differenze tra i sessi aumentano rischio di estinzione

Messaggioda Bron ElGram » giovedì 12 aprile 2018, 18:54


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Forti differenze tra i sessi aumentano il rischio di estinzione

Un'estesa analisi degli ostracodi, una classe di crostacei con 450 milioni di anni di storia, ha mostrato che le specie con i caratteri maschili più evidenti sono quelle che nel corso dell'evoluzione hanno avuto il tasso di estinzione più elevato. La scoperta conferma l'ipotesi che un accentuato dimorfismo sessuale si paga ad alto prezzo(red)

L’accentuato dimorfismo sessuale, cioè la differenza morfologica tra individui di sesso diverso in una stessa specie, aumenta il rischio di estinzione. È questa la conclusione di un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Nature” da Gene Hunt della Smithsonian Institution e colleghi, che ha analizzato numerosi esemplari di ostracodi, una classe di crostacei che conta ben 65.000 specie, di cui circa 13.000 tuttora viventi.

Il risultato sembra mettere fine alla discussione sul rapporto tra dimorfismo sessuale e rischio di estinzione che impegna i biologi evoluzionisti da molti anni.

Alcuni studi indicano infatti che un marcato dimorfismo sessuale accentua la competizione per l’accoppiamento tra i maschi e quindi migliora la selezione sessuale e il successo riproduttivo della specie.

Altre ricerche hanno invece messo in evidenza che il dimorfismo sessuale ha costo molto alto. Nel caso della lucertola comune (Lacerta vivipara), per esempio, il maschio compete così intensamente per la riproduzione che il suo comportamento aggressivo finisce per ridurre la sopravvivenza della femmina, e di conseguenza limita la crescita delle popolazioni della specie. In termini più generali, maschi di grandi dimensioni consumano risorse che altrimenti potrebbero essere impiegate per migliorare le chance di sopravvivenza delle femmine e della prole.

Hunt e colleghi hanno preso in considerazione gli ostracodi perché si tratta di una classe di animali con un numero elevatissimo di specie e che sono presenti sul nostro pianeta da ben 450 milioni di anni. Inoltre, hanno un dimorfismo sessuale – basato essenzialmente sulle dimensioni corporee – molto variabile nelle diverse specie: in alcune, sono addirittura le femmine a essere più grandi dei maschi. Il maschio di solito ha
una conchiglia allungata per ospitare gli organi sessuali, e in particolare una pompa muscolare per lo sperma di dimensioni anch’esse variabili: più è grande, maggiore è la qualità dell’eiaculazione.

I ricercatori hanno studiato in particolare gli esemplari fossili appartenuti a 93 specie vissute nel Tardo Cretaceo (tra 66 e 84 milioni di anni fa circa) ritrovati nelle acque del Mississippi orientale. Hanno così scoperto che nel corso dell’evoluzione, le specie con un maggiore dimorfismo sessuale hanno avuto tassi più elevati di estinzione, fino a 10 volte maggiori rispetto a quelle con con un dimorfismo minore.

L’interpretazione degli autori di questo risultato è che i maschi che investono di più sulla riproduzione potrebbero aver avuto meno risorse disponibili per altre funzioni cruciali per la sopravvivenza. Se questa conclusione fosse vera anche per altri animali – concludono – nella conservazione delle specie a rischio bisognerebbe tenere in conto anche la forte selezione sessuale e di conseguenza anche il dimorfismo sessuale.

http://www.lescienze.it/news/2018/04/12 ... e-3936504/
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