Che cos’è la malattia dei cervi zombie e come potrebbe trasm

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Che cos’è la malattia dei cervi zombie e come potrebbe trasm

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 26 gennaio 2018, 20:32


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Che cos’è la malattia dei cervi zombie e come potrebbe trasmettersi all’essere umano
È una malattia prionica simile alla mucca pazza. Colpisce cervi, renne e alci nel Nord America e secondo gli esperti è sempre più probabile che in futuro riesca a mutare per colpire anche la nostra specie
Skull Forest Wild Bone Roe Deer Dead
Tutto inizia con qualche banale problema di deambulazione. Con il tempo però gli animali dimagriscono visibilmente, si isolano dal gruppo e mostrano segni di una progressiva perdita di lucidità. Fino alle fasi finali della malattia: i cervi a questo punto si riducono a barcollare senza meta, con lo sguardo perso nel vuoto e la bocca che gronda saliva appiccicosa. Alla fine, incapaci di alimentarsi, muoiono di stenti. Il nome scientifico di questa patologia è malattia del deperimento cronico del cervo (o chronic wasting disease, Cwd), ma in Nord America è più nota come malattia dei cervi zombie (non sarà difficile capire perché). Volendo però potremmo azzardare anche un terzo nome: morbo del cervo pazzo. In effetti è una forma di encefalopatia spongiforme trasmissibile, proprio come il morbo della mucca pazza. E come il suo parente più noto è causata da un prione, una proteina impazzita in grado di diffondersi e replicarsi come un virus o un batterio. Colpisce cervi, renne e alci, principalmente nelle zone del Nord America.

Ed è forse per questo che qui da noi non se ne sente parlare spesso. Sui giornali americani invece se ne è discusso molto nelle ultime settimane. Il motivo? Proprio come nel caso della mucca pazza, oggi gli esperti temono che anche la Cwd potrebbe rivelarsi in grado di colpire l’essere umano.

La prima testimonianza della malattia risale al 1967. Il paziente zero in questo caso è stato un mule deer, o cervo mulo (Odocoileus hemionus), ospitato in una struttura di ricerca del Colorado.

Dai sintomi anomali sperimentati dall’animale i ricercatori della struttura si resero conto immediatamente di trovarsi di fronte a una nuova malattia sconosciuta. Ma fu solo una decina di anni più tardi che la Cwd venne riconosciuta come forma di encefalopatia spongiforme trasmissibile. Nel frattempo la malattia era stata individuata anche in alcuni esemplari selvatici, e negli anni successivi ha continuato ad espandersi. Oggi (dati dei Cdc) sta decimando le popolazioni di cervi e alci di ben 23 stati degli Usa.

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Che cos’è la malattia dei cervi zombie e come potrebbe trasmettersi all’essere umano
È una malattia prionica simile alla mucca pazza. Colpisce cervi, renne e alci nel Nord America e secondo gli esperti è sempre più probabile che in futuro riesca a mutare per colpire anche la nostra specie
Skull Forest Wild Bone Roe Deer Dead
Tutto inizia con qualche banale problema di deambulazione. Con il tempo però gli animali dimagriscono visibilmente, si isolano dal gruppo e mostrano segni di una progressiva perdita di lucidità. Fino alle fasi finali della malattia: i cervi a questo punto si riducono a barcollare senza meta, con lo sguardo perso nel vuoto e la bocca che gronda saliva appiccicosa. Alla fine, incapaci di alimentarsi, muoiono di stenti. Il nome scientifico di questa patologia è malattia del deperimento cronico del cervo (o chronic wasting disease, Cwd), ma in Nord America è più nota come malattia dei cervi zombie (non sarà difficile capire perché). Volendo però potremmo azzardare anche un terzo nome: morbo del cervo pazzo. In effetti è una forma di encefalopatia spongiforme trasmissibile, proprio come il morbo della mucca pazza. E come il suo parente più noto è causata da un prione, una proteina impazzita in grado di diffondersi e replicarsi come un virus o un batterio. Colpisce cervi, renne e alci, principalmente nelle zone del Nord America.

Ed è forse per questo che qui da noi non se ne sente parlare spesso. Sui giornali americani invece se ne è discusso molto nelle ultime settimane. Il motivo? Proprio come nel caso della mucca pazza, oggi gli esperti temono che anche la Cwd potrebbe rivelarsi in grado di colpire l’essere umano.

La prima testimonianza della malattia risale al 1967. Il paziente zero in questo caso è stato un mule deer, o cervo mulo (Odocoileus hemionus), ospitato in una struttura di ricerca del Colorado.
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Dai sintomi anomali sperimentati dall’animale i ricercatori della struttura si resero conto immediatamente di trovarsi di fronte a una nuova malattia sconosciuta. Ma fu solo una decina di anni più tardi che la Cwd venne riconosciuta come forma di encefalopatia spongiforme trasmissibile. Nel frattempo la malattia era stata individuata anche in alcuni esemplari selvatici, e negli anni successivi ha continuato ad espandersi. Oggi (dati dei Cdc) sta decimando le popolazioni di cervi e alci di ben 23 stati degli Usa.
A gennaio 2018 esemplari infetti di cervidi selvatici sono stati confermati in 186 contee di 22 stati americani
A gennaio 2018 esemplari infetti di cervidi selvatici sono stati confermati in 186 contee di 22 stati americani (immagine: Cdc)


A causarla, come abbiamo già ricordato, è un prione: una proteina anomala che una volta all’interno di un organismo è in grado di promuovere la trasformazione di altre proteine autoctone in nuovi prioni. Diffondendosi esattamente come farebbe un agente patogeno. Nel caso di cervi, alci e renne, il contatto con il prione avviene solitamente durante i pasti: brucando l’erba contagiata da un esemplare malato (ricordiamoci che uno dei sintomi è l’abbondante salivazione che aiuta a diffondere i prioni nell’ambiente) gli esemplari sani vengono attaccati dalle proteine mutanti, si ammalano e contribuiscono poi a loro volta a disperdere nuovi prioni.

Difficilmente l’uomo rischia di contrarre la malattia in questo modo, ma le patologie prioniche rimangono comunque un pericolo anche per la nostra specie, perché (proprio come la famosa mucca pazza) possono diffondersi anche attraverso il consumo della carne e in alcuni casi anche solo col contatto di fluidi e tessuti degli animali malati. Fino ad oggi, casi di infezione nell’uomo non sono mai stati registrati. Ma i prioni – fanno notare gli esperti – possono (se pur con qualche difficoltà) evolvere per saltare da una specie ad un’altra (ancora una volta, vi ricorda qualcosa?). E una recente ricerca canadese sembra indicare che il rischio di contagio per la nostra specie non sia poi così remoto.

Lo studio è stato finanziato dall’Alberta Prion Research Institute dell’Università di Calgary, è iniziato nel 2009 ed è tutt’ora in corso. Ha coinvolto 18 macachi, su cui sono stati sperimentati diversi possibili modi di trasmissione della Cwd: inoculazione in vena e direttamente nel cervello, contatto con la pelle, e anche contatto alimentare. E i risultati preliminari diffusi dall’istituto canadese hanno evidenziato una criticità: tre dei cinque macachi che sono stati alimentati con carne di cervo contaminato hanno effettivamente sviluppato la malattia.

Anche in questo caso, non vuole dire esattamente che il prione sia in grado di replicarsi anche nell’organismo umano. Ma i macachi sono primati, molto più vicini evolutamente alla nostra specie di quanto non siano renne, cervi e alci. E questo vuol dire che le probabilità di un contagio inter-specie a danno dell’uomo ora sono molto, ma molto, maggiori.

Rischiamo un’epidemia di cervi pazzo, o peggio cervi zombie anche nella nostra specie? È presto per dirlo, e difficilmente la diffusione di una simile patologia potrebbe rivelarsi così catastrofica. I pericoli per i cacciatori di cervi e gli abitanti delle comunità più isolate degli stati in cui la Cwd è diffusa però si fanno sempre più concreti. Tanto che in Canada il governo ha diffuso un allarme, chiedendo alla popolazione di evitare il consumo di carne di cervo. Mentre in molti stati Usa viene consigliato ai cacciatori di far testare gli animali abbattuti prima di consumarne le carni. E si sta valutando l’opportunità di utilizzare incendi controllati per diminuire le probabilità di contagio nelle aree in cui la malattia è ormai di casa.

Insomma, di certezze al momento non ce ne sono poi molte. Ma se pensate che si tratti di un problema prettamente americano probabilmente vi sbagliate. Da un paio d’anni ormai la Cwd ha raggiunto anche la Norvegia, con un piccolo, ma significativo, numero di casi confermati. E se dovesse diffondersi nel resto del continente, beh… spezzatini e polentate di cervo potrebbero trasformarsi in un lontano ricordo.

https://www.wired.it/scienza/medicina/2 ... aign=daily
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