Storia delle Assicurazioni

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Storia delle Assicurazioni

Messaggioda Bron ElGram » martedì 15 novembre 2016, 13:46


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(dall'Intranet Aziendale)

Lo sapevi che...

La prima forma di assicurazione risale all’Antico Egitto?
Risale all’Antico Egitto, al 2700 a.C., la prima forma di assicurazione. Venne istituita una cassa mutua per le spese funebri dei tagliapietre. Era l’epoca in cui ciascun regnante voleva emulare le gesta di chi lo precedeva, in fatto di costruzioni, e l’attività del tagliapietre era assai richiesta, ma anche abbastanza pericolosa. Esempi di mutualità e di solidarietà simili si trovano anche nelle antiche civiltà greca, romana e del Medio Oriente, e possono essere considerati come i germi delle assicurazioni per le imprese e di altro tipo in uso al giorno d’oggi.


1778 a.c. ca. Il Codice di Hammurabi protegge le abitazioni e tutela il prestito
Il codice di Hammurabi contiene regole per la protezione delle abitazioni e introduce una forma primordiale di copertura assicurativa contenuta in una raccolta di leggi ritenuta antecedente la Legge mosaica. Una norma riguarda i proprietari di navi, che possono ottenere prestiti per finanziare le proprie spedizioni commerciali; se una nave va dispersa, il proprietario non è obbligato a ripagare il prestito. L'elevato numero di spedizioni che vanno a buon fine è tale da garantire il pagamento degli interessi e coprire il rischio a cui si espone chi presta il denaro.


01/03/1000 a.C. A Gerusalemme gli operai edili costituiscono un fondo per le vittime degli incidenti sul lavoro
Gerusalemme è occupata dai Gebusei (1000 a.C. circa) fino alla conquista di David, il quale fa della città la capitale del proprio regno e costruisce sull’acropoli una reggia, molti altri edifici, e ordina la ricostruzione delle mura di cinta. Successivamente, Salomone erige al posto della reggia il tempio di Dio; in questa occasione, gli operai che costruiscono il tempio si associano e costituiscono un fondo per le vittime degli infortuni sul lavoro.


800 a.C. ca. Si sviluppa il prestito sulle merci esposte al rischio marittimo
Le prime forme di assicurazione nascono dall'esigenza di fornire strumenti di protezione al commercio marittimo e fluviale. E’ un tipo particolare di prestito che si sviluppa sotto l’impulso dell'espansione della civiltà fenicia, attorno all’800 a.C., poi largamente praticato ad Atene ed in tutto il Mediterraneo. Il debitore restituisce la somma presa in prestito soltanto nel caso in cui la merce garantita arrivi integra al porto di destinazione; il tasso d’interesse della somma da restituire cresce in proporzione al rischio della perdita della merce per la difficoltà dell'itinerario.


100 a.C. ca. Nasce a Roma un fondo per legionari in caso di decesso
Associazioni mutualistiche di tipo professionale o corporativo nascono già nell’antico Egitto, poi in Grecia e nell’antica Roma, dove si sviluppano in modo particolare fra i legionari, che hanno l'usanza di ripartire il bottino di guerra tra i sopravvissuti alla campagna militare. A parere di alcuni storici, attorno all’anno 100 a.C. i legionari costituiscono una vera e propria associazione, dotata di un fondo per costituire un capitale in caso di morte. Sono le prime forme di “mutualità” organizzata, il cui limite, rispetto al moderno concetto di assicurazione, è proprio il “fondo” che va costantemente alimentato nel caso dei legionari, se il fondo si esaurisce cessano le erogazioni.


976 d.C. Nascono a Venezia le “Collegantiae”
Le “Collegantiae”, strumenti finanziari a protezione del traffico mercantile, nascono nel medioevo e sopravvivono alcuni secoli. Sono contratti che tutelano la comunione di interessi di vari soggetti, grazie ad un prestito erogato per finanziare un trasporto di merci via nave; se il viaggio va a buon fine, si ha la restituzione del capitale con un interesse prefissato; chi dispone di capitali può investirli in una spedizione marittima che risulterà fortemente remunerativa, senza esporsi ad un rischio elevato. Il primo atto di una “Collegantia” è documentato a Venezia nel 976, ma atti analoghi si ritrovano in molti porti italiani: a Genova, dove sono chiamati "Commende", ad Amalfi definiti "Colonne", e a Pisa denominati "Societas Maris". Rapidamente si diffondono anche in Spagna, Francia e in tutta l’Europa continentale.


1168 d.C. ca. Nascono le “Securitates”
Nel medioevo, dal bisogno di sicurezza, nascono le “Securitates”, termine che copre un’ampia gamma di significati che si fondano tutti sulla “garanzia”, intesa come protezione giuridica o materiale; chi affronta rischi personali o sul proprio patrimonio cerca un soggetto in grado di tutelarlo. Alcune si collocano nell’ambito del diritto pubblico, sotto forma di atti di autorizzazione o protezione del sovrano, come, ad esempio, la “carta securitatis” che garantisce libertà di transito e di commercio in un dato territorio. Differenti forme di “securitates” sono di pertinenza del diritto privato, laddove un soggetto contrae l’obbligo di tutelare una persona o i suoi beni, sia tramite l’utilizzo di una scorta armata, sia mediante una garanzia di tipo fideiussorio, sia sottoscrivendo l’impegno ad un intervento diretto che, se fallisce, obbliga il soggetto a risarcire l’eventuale danno. Ancora nel diritto privato, un terzo tipo di “securitas” si riferisce alla protezione del trasporto di persone e merci via mare; non siamo ancora però al significato odierno di assicurazione, che vede chi assicura come un soggetto terzo che non ha un interesse specifico nell’oggetto assicurato.


1191-1192 d.C. I trasportatori italiani assicurano persone e cose sulle navi
Tra le “securitates”, ovvero le garanzie che nel medioevo tutelano i rischi degli individui e dei beni, vi sono quelle dei vettori italiani, proprietari di imbarcazioni e noleggiatori, per la tutela di passeggeri e merci. I quattro patti genovesi del 1191 e 1192 riguardano specificamente i contratti di trasporto: i vettori “assicurano”, nelle persone e nei beni, chi viaggia per nave, citando la formula “defendere et salvare predictas res”. In questi scritti, il termine “securare” è espressione generica di garanzia e indica un dovere di protezione inerente al contratto, un obbligo ulteriore del vettore nei confronti dei trasportati, rispetto al puro e semplice trasporto. In questi contratti non si ravvisa ancora il ruolo dell’assicuratore come soggetto estraneo allo specifico evento tutelato (secondo il concetto moderno di assicurazione); i primi “assicuratori” coincidono con chi organizza il trasporto e quindi ha un diretto interesse nel buon esito del viaggio.


1234-1236 d.C. Decretali Pontificie di Gregorio IX e "contratto in convenzione"
La diffusione dei prestiti ad usura preoccupa la Chiesa Cattolica, che decide di condannare tutte le forme di prestito ad interesse, relativi a trasporti via mare e via terra (Decretale “Naviganti”, 1236). La decisione di papa Gregorio IX fa riferimento sia alla tradizione biblica, che alle parole di Cristo («fate del bene e prestate senza sperare nulla e il vostro premio sarà grande…») e si concentra contro l’usura (concessione di prestiti a tasso d’interesse superiore a quello legale o abituale); sono ammesse altre forme di prestito, secondo la teoria del giusto prezzo (che accetta una remunerazione proporzionale per i servizi resi dai prestatori). Le norme pontificie contribuiscono indirettamente a sviluppare la pratica della convenzione di assicurazione; ovvero, di un sistema di copertura contro i rischi che aggira il decreto di papa Gregorio IX. Prima dell’imbarco il proprietario della merce si preoccupa di venderla, impegnandosi a ricomprarla al suo ritorno ad un prezzo stabilito superiore a quello della precedente vendita. La differenza tra il prezzo d’acquisto e di vendita rappresenta il costo del rischio, il premio (dal latino praemium alea, ricompensa del rischio) e sostituisce l’interesse, vietato dalla Chiesa.


1287-1337 d.C. Palermo. Atti notarili di “prestiti a scopo assicurativo”
Nel medioevo ci sono vari modi per trasferire il rischio mare (“periculum maris”) dal proprietario dei beni trasportati ad un altro soggetto; tra gli atti di cui è pervenuta documentazione vi sono i cosiddetti “prestiti a scopo assicurativo”, nei quali il mercante, noleggiatore o caricatore delle merci, riceve dall’armatore, o proprietario della nave o dal capitano, un prestito in denaro che sarà rimborsato, solo in caso di esito positivo del viaggio, insieme ad un forte interesse. La somma prestata copre una parte del valore delle merci (in genere dal 25 al 30% ca.) e costituisce una forma di copertura assicurativa. Questo tipo di contratti è documentato a Palermo e nei principali porti siciliani dal 1287 al 1337; all'epoca, la capitale siciliana è al centro di importanti rotte commerciali che coinvolgono mercanti locali, toscani, genovesi, catalani e arabi. A differenza dei contratti che, nella stessa epoca, vengono redatti in altri importanti porti italiani (ad es. Genova e Pisa), negli atti notarili palermitani l’interesse, ovvero il premio, non è indicato in modo esplicito, ma è nascosto nell’importo totale, per evitare che possa essere interpretato come usura, duramente condannata dalla Chiesa.


XII-XIII secolo. I cristiani e l’usura
“Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli" (Matteo 19,24) e “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo” (Matteo 6, 19-20). “E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto” (Luca 6,34). Le parole di Gesù costringono da sempre il mondo cristiano ad interrogarsi sul rapporto tra fede e ricchezza, tra spiritualità e ricerca del (giusto?) profitto. Nei secoli della ripresa economica dell’Europa (XI-XIII sec.) e del diffondersi dell’economia monetaria, successivi al lungo periodo di instabilità politica seguita alle invasioni barbariche, la riflessione dei cristiani si articola in alcune tappe fondamentali: la decretale “Consuluit” di papa Urbano III (1187), che ribadisce la condanna dell’usura e la decretale “Naviganti” di papa Gregorio IX (1236) che considera usura qualsiasi remunerazione del capitale prestato a copertura del rischio del trasporto marittimo ( il cd. “prestito marittimo”). Tale condanna radicale di una modalità operativa fondamentale per l’intera economia europea, pare eccessiva anche a molti esperti di diritto canonico e ad alcuni teologi. Gli argomenti introdotti per mitigare la condanna pontificia evidenziano la relazione tra “rischio” e “ricompensa”; questa deve essere proporzionata al danno eventualmente subito dal prestatore che, in caso di naufragio, perde la somma prestata. Secondo questa interpretazione, la ricompensa del prestatore non sarebbe cioè la “ratione mutui” (il prezzo del mutuo), ma occorre considerare l’aspetto della “susceptio periculi” (l’assunzione da parte del creditore dei rischi del viaggio); non si tratta quindi di interesse, ma di “pretium periculi” (compenso per il rischio corso).


15/03/1318 d.C. E’ in vigore il “Breve del Porto di Cagliari"
A partire dall’inizio del 1200, per oltre un secolo, la città di Cagliari è sottoposta alla dominazione pisana; nell’XI secolo pisani e genovesi, a seconda delle circostanze alleati o antagonisti per il controllo della Sardegna, hanno sconfitto i saraceni, rendendo sicure la navigazione e le coste. Pisa amministra la città tramite suoi rappresentanti, affiancati da un consiglio eletto dai cittadini, secondo il codice amministrativo-legislativo chiamato: “Breve di Castel di Castro”; un altro codice detto: “Breve del Porto di Cagliari” ("Breve Portus Kallaretani"), entrato in vigore il 15 marzo 1318, disciplina le attività marittime, vero polmone dell’economia cittadina. Una norma dello statuto contiene la frase: “naulegare u sigurare” che è stata variamente interpretata, anche nel senso assicurativo vero e proprio. Mentre è certo il significato di “naulegare”= noleggiare, il termine “sigurare” (derivato dal latino “securare”) è controverso. Poiché in altri documenti dell’epoca “sigurare” viene utilizzato come “fornire garanzia, cauzione o fideiussione”, l’opinione prevalente degli studiosi è che si voglia indicare l’obbligo da parte del capitano di garantire l’efficienza della nave ed il trasporto delle merci a destinazione.


XI-XIV sec. d.C. La "commenda"
Il percorso storico che porta alla definizione dello strumento “assicurazione a premio” passa dapprima per forme di tutela di tipo mutualistico, miranti a garantire gli associati da un danno alla propria vita, alla salute o ai beni; poi, già nel mondo antico, si ha la prima globalizzazione. Si ampliano i commerci marittimi e terrestri e i finanziatori delle spedizioni che si assumono il rischio del trasporto (cioè perdono la somma investita in caso di naufragio o di attacco da parte di pirati o briganti) chiedono, in aggiunta al rimborso del prestito, una ricompensa commisurata al valore delle merci. L’accento si sposta dalla tutela da un possibile danno alla ricerca imprenditoriale del profitto. In età comunale, quando l’Italia è sede di alcuni dei più attivi centri economici del continente, sono documentate diverse forme contrattuali che formalizzano questa relazione; tra queste, una delle più diffuse è la “commenda”, da alcuni definita: “il contratto tipo del commercio marittimo”, in forte espansione a partire dal X secolo. Chi sovvenziona (in tutto o in parte) la spedizione è il “commendans” (dal latino “cum” (con) e “mandare”), ovvero il “creditor” della somma prestata; in caso di esito positivo, acquisisce il diritto, oltre al capitale restituito, di una quota parte degli utili (di solito i tre quarti). Il mercante, o altra figura che organizza il trasporto, è il “commendatarius”, ovvero il “debitor”, ed è remunerato con un quarto dell’utile. In caso di perdita delle merci, poiché il viaggio è “ad tuum risicum”, “ad tuam fortunam” (a tuo rischio), è il finanziatore a sopportare il danno. La flessibilità di questa formula ne garantisce il successo; come pure il vantaggio dovuto al fatto che l’esistenza del rischio la pone generalmente al riparo dalla condanna ecclesiastica dell’usura.


1335 – 1410 d.C. "In nome di Dio e del Guadagno"
Tra la fine del secolo XIII e l’inizio del XIV la grande espansione dei mercati e dei capitali sta alla base della creazione o del perfezionamento di strumenti ed istituti commerciali e giuridici adeguati alle mutate condizioni. Nascono la contabilità a partita doppia, si diffonde l’uso della lettera di cambio e di una forma primordiale di assegno; i contratti che regolano la spedizione di merci via mare sono maggiormente dettagliati. Anche gli operatori cambiano ruolo: i mercanti non accompagnano più le merci, ma aprono sedi commerciali in grado di gestire molti affari contemporaneamente, in diverse sedi in Italia e all’estero; ma occorre sempre ricordare che il contesto in cui si trovano ad operare è fortemente influenzato dalla fede. In quest’epoca, tutti credono che vi siano delle potenze ultraterrene che agiscono in modo misterioso ed imperscrutabile nel mondo e nella storia e che, dopo la morte, giudicheranno le azioni compiute. La ricompensa o la punizione divina, in questo mondo e nell’altro, sono sempre sullo sfondo in cui operano questi uomini, che devono, almeno in apparenza, osservare un comportamento rispettoso dell’etica professata dalla chiesa cattolica e non incorrere nel reato di arricchimento illecito, cioè di usura. Un esponente di spicco di questa nuova generazione di imprenditori è Francesco di Marco Datini (1335 – 1410) di Prato che, nella prima pagina del suo libro dei conti, scrive la frase: “In nome di Dio e del Guadagno”, significativa dell’immagine pubblica che intende proporre e forse anche delle sue intime convinzioni. Francesco Datini muore senza figli e lascia tutti i suoi beni (circa centomila fiorini d'oro e 420 immobili) ai poveri. La sua compagnia ha sedi ad Avignone, Barcellona, Catania, Genova, Maiorca, Pisa, Prato, Valencia e casa madre a Firenze. Dal punto di vista storico, l’Archivio Datini è il più importante archivio mercantile medievale: si è conservato praticamente integro e consta di circa 150.000 lettere, documenti, libri contabili e oggetti, tra cui circa 400 contratti che, tra i primi, possiamo definire di assicurazione in senso proprio.


XIV secolo d.C. Perché nasce l’assicurazione a premio?
Le forme contrattuali finora esaminate: la commenda, il prestito marittimo, le varie “securitates”, prevedono, per lo più, una copertura dal rischio della perdita delle merci come elemento accessorio all’interno di un contratto di trasporto; come pure l’”assicuratore” può essere chi organizza il trasporto, il mercante, il noleggiatore, lo spedizioniere o chiunque voglia investire un capitale di rischio, lautamente remunerato dagli utili realizzati in caso di esito positivo del viaggio. Si tratta di figure che hanno tutte un diretto interesse nell’attività di trasporto; questo implica che la tutela ha dei limiti e che il rischio non viene trasferito al di fuori dell’affare, ma continua a pesare al suo interno. Il passaggio che porta alla nascita di una attività imprenditoriale che non ha una diretta cointeressenza nel rischio a cui fornisce una tutela, svolto da un soggetto che è terzo rispetto al possessore delle merci e a chi fornisce il prestito che finanzia la spedizione, è il passaggio storico che conduce all’assicurazione a premio, come noi la concepiamo; l’assunzione del rischio altrui diviene una operazione speculativa autonoma. I fattori che favoriscono questa evoluzione sono molteplici ma, in ultima analisi, tutti legati alla grandiosa espansione economica tra i secoli XIII e XIV. Da un lato vi è la crescita dei commerci, per i quali si costruiscono navi più sicure e capienti che possono trasportare anche merci di valore più basso; dall’altro, la presenza di una crescente attività bancaria con strumenti nuovi (lettera di cambio) e di notevoli capitali che contribuiscono a creare un mercato che necessita, per la propria sopravvivenza e sviluppo, di strumenti di tutela più adeguati e meno costosi di quelli finora utilizzati.


XIV sec. La peste nera e la ricchezza
Tra il X ed il XIV secolo la popolazione europea raddoppia e vasti territori sono resi coltivabili. Le aree più sviluppate sono l'Inghilterra meridionale, le valli della Senna e della Loira in Francia, la valle del Reno e le città anseatiche in Germania, le Fiandre, i Paesi Bassi e l'Italia. Le città europee sono sovrappopolate, le condizioni igieniche sono pessime, gli impianti idrici e fognari insufficienti o inesistenti, i rifiuti sono gettati direttamente in strada. Cosi, quando nel 1347 nei porti di Messina e Costantinopoli attraccano navi provenienti dall’Oriente che trasportano topi infetti, l’epidemia dilaga; nel corso degli anni successivi (1347 – 1353) risale il continente da sud verso nord, fino ad arrivare nelle isole britanniche, in Scandinavia, nei paesi baltici e in Russia. Alla fine si conteranno tra 20 e 25 milioni di morti in Europa, più di un terzo della popolazione dell’epoca. Le conseguenze economiche e sociali immediate sono devastanti; lo spopolamento delle campagne causa un crollo della produzione agricola, la scarsità di mano d’opera specializzata paralizza le attività manufatturiere. Tuttavia i superstiti sono diventati più ricchi perché hanno ereditato, ora hanno più soldi da destinare ai consumi; i salariati agricoli e industriali sono pochi e possono strappare condizioni di vita e di lavoro migliori. La scarsità di braccia e la crescita del costo medio del lavoro stimolano le invenzioni tese ad accrescere la produttività; così, una enorme tragedia si trasforma in una grande opportunità di crescita. Negli stessi anni si va precisando la forma giuridica dell’assicurazione a premio, una invenzione italiana che gradualmente si diffonde nelle città; dalle registrazioni contabili della Compagnia del Bene (1319 – 1320), ad un atto di quietanza grossetano del 1329, agli atti notarili lucchesi del 1334, che però si prestano a differenti interpretazioni. Forse il primo contratto in assoluto di assicurazione a premio è quello rogato dal notaio genovese Tommaso Casanova il 20 febbraio 1343, seguito da numerosi altri nel corso degli anni successivi.


22/02/1399 d.C. “Guadagnamo meno e viviamo sicuri”
“Da noi aveste ordine di non mandare niuna nostra roba senza sicurtà e così vi sia detto per tutte”. Il rimprovero è contenuto in una lettera del 24 maggio 1398, inviata da Francesco Datini (uno dei più importanti uomini d’affari dell’epoca) ad un suo socio a Genova, che aveva inviato una partita di merci da Genova a Barcellona senza assicurazione. Un altro socio di Datini gli scrive il 22 febbraio 1399: “Non abiate pensiero ch’io mandi nostra merchatantia (mercanzia) in niuna parte senza sichurtà; io voglio che noi guadagnamo innanzi meno e viviamo sichuri”. Questi operatori economici hanno una chiara consapevolezza dell’importanza di assicurare i propri beni, anche al prezzo di sacrificare una parte dei guadagni; ovvero, l’assicurazione è già ritenuta una pratica affidabile e di comune prudenza commerciale. Ma come opera un assicuratore in un’epoca in cui non vi sono basi scientifiche per il calcolo del rischio e del premio corrispondente? Prima di tutto c’è una meticolosa raccolta di informazioni, per valutare l’opportunità di concedere o meno l’assicurazione, in base alla consistenza e alla prevedibilità del rischio; vengono esaminate la natura e il valore del carico, le caratteristiche della nave, le doti del capitano e dell’equipaggio, la durata e la pericolosità dell’itinerario e del mare; questo è possibile grazie ad una fitta rete di mediatori e procuratori d’affari, i “sensali”. Il rischio viene suddiviso in più soggetti (a volte anche decine) che co-assicurano una spedizione; per la stessa ragione si assicurano più spedizioni con tipi differenti di navi e carichi. Nella stessa ottica, l’operatore economico può svolgere in un affare il ruolo di assicuratore e in un altro il ruolo di assicurato; inoltre, abbiamo i primi esempi di ri-assicurazione.


22/06/1419 Le scommesse sulla vita a Venezia
I primi interventi normativi delle pubbliche autorità tesi a disciplinare l’attività assicurativa avvengono a Genova, Firenze, Venezia, Savona e Barcellona. A Genova, dove si ritiene venga stilato il primo contratto assicurativo vero e proprio (1343), si ha anche la legge più antica, un decreto del doge Gabriele Adorno del 22 ottobre 1369. A Venezia, il Senato prende posizione (“parte” emessa il 22 giugno 1419) su un fenomeno diffuso che rischia di inasprire i rapporti, spesso molto tesi tra la Serenissima e lo Stato Pontificio (Venezia subisce la scomunica papale – l’interdetto – nel 1312, e ancora nel 1509 e nel 1606), ovvero le scommesse sulla persona del Papa. Il Senato afferma che il Pontefice sarebbe dispiaciuto (“remaneret male contentus”) nell’apprendere che a Rialto si scommette sulla sua vita e vieta queste pratiche sotto pena di forti sanzioni pecuniarie; da rilevare che le scommesse sono chiamate “securitates” o sicurtà, termini che in altre città italiane indicano contratti a contenuto assicurativo. In seguito il Senato veneziano regolamenta anche i contratti assicurativi (1424 e 1457), che assumono forme similari a quelli contemporanei fiorentini e pisani, e differiscono da quelli genovesi, in quanto fanno menzione esplicita del premio. Nel 1468 il Maggior Consiglio fissa termini temporali precisi per la denuncia del sinistro e regole per il recupero della merce.


09/05/1402 La schiavitù e la sichurtà
“Ihesus. Al nome di Dio, amen. A dì 9 di maggio 1402, Pisa. … I detti asichuratori fenno sichurtà e asichurorono (assicurarono), da Porto Pisano a Barzalona (Barcellona), posta e discharicha la schiava in terra a salvamento … Chominciano gli asichuratori a chorrere ongni rischio … come la detta nave arà fatto o faciesse o farà o avesse fatto vela da Porto Pisano … per insino che … la detta roba non sarà posta e discharicha o vero schiava a Barzalona salva in terra … Dio la mandi salva, amen ”. Le frasi che precedono sono tratte da un contratto stipulato a Pisa, nel quale Michele di Monduccio dichiara di avere assicurato il trasporto via nave di una schiava di nome Margherita, di proprietà di Francesco di Marco da Prato, da Pisa a Barcellona. La garanzia decorre dalla partenza, lungo tutti i porti toccati durante il viaggio, fino a che la schiava non sarà arrivata a Barcellona “salva in terra”; il contratto indica il premio pagato - 3 fiorini e mezzo – ed il valore che l’assicuratore si impegna a rimborsare – 50 fiorini - nel caso che: “disastro intervenisse della detta schiava“. Vengono precisati i tempi e le modalità per la denuncia dell’eventuale sinistro e si afferma anche che il rimborso potrà avvenire in uno qualsiasi dei porti in cui l’assicurato ha una attività ma senza: “vantagio di chambio di moneta”. Il contratto evidenzia due aspetti, solo in apparenza contradditori, che per essere compresi vanno collocati nell’epoca cui appartengono: da un lato il riferimento costante alla religione, perché tutte le attività umane e, a maggior ragione, quelle che presentano rischi, sono poste sotto la protezione divina; dall’altra, una mentalità imprenditoriale che fornisce un servizio di elevato livello tecnico. Ci colpisce fortemente il contrasto tra i valori cristiani costantemente esibiti e lo stato giuridico degli schiavi che è esattamente pari a quello di una qualsiasi mercanzia, una balla di lana, un carico di olio o di frumento e, come tale, ha un valore che può essere esattamente calcolato e quindi assicurato.


1435-1484 Le Ordinanze di Barcellona
Alla metà deI ‘400 la corona aragonese estende i suoi domini sulla Catalogna, la Corsica, la Sardegna (1420), tutta l’Italia meridionale con capitale Napoli (1443), fino ai Balcani. Il suo porto principale è Barcellona e le attività marittime – assicurazioni comprese - vengono disciplinate tramite ordinanze in lingua catalana emesse dai “Consoli del mare” la cui giurisdizione si estende gradualmente ai nuovi territori conquistati. Le principali ordinanze catalane sulle assicurazioni sono cinque (1435, 1436, 1458, 1461 e 1484) e costituiscono uno dei primi tentativi di dare una veste giuridica organica ai vari aspetti delle garanzie fornite al trasporto marittimo; particolarmente importante è l’ordinanza del 1484 nella quale vengono normati i limiti posti alle assicurazioni, la forma e gli effetti del contratto, le modalità di pagamento del premio e dell’indennizzo e il ruolo degli intermediari (notai e sensali). Le ordinanze sul trasporto e sulle assicurazioni marittime vengono pubblicate in varie raccolte, la più completa delle quali (“editio princeps”) risale al 1484 e prende il nome di “Llibre del consolat de mar” (“Libro del consolato del mare”). E’ noto l’interesse dei mercanti fiorentini e della famiglia dei Medici per il “Llibre”; la traduzione italiana del 1519, pubblicata a stampa, è promossa dai Consoli della Mercanzia e dedicata a Papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico; come pure è documentato il suo utilizzo (in specie l’ordinanza del 1484) in molti collegi arbitrali commerciali italiani, dato che le norme che contiene sono particolarmente utili a ricomporre liti e controversie tra assicurati e assicuratori.


12/10/1492 Il Nuovo Mondo cambia tutto
I secoli che vanno dal XIII al XV vedono l’Italia come protagonista; posta al centro del mediterraneo, è il naturale crocevia delle rotte commerciali con il medio oriente e l’Asia da una parte e con il nord Europa e il nord Africa dall’altra. I mercanti di Lucca, Genova, Pisa, Firenze, poi Venezia, mettono in atto una aggressiva strategia commerciale alla conquista di nuovi mercati e creano efficaci strumenti finanziari a sostegno delle loro attività: nascono così le banche (da banco), la lettera di credito (assegno), la lettera di cambio (cambiale), i contratti di assicurazione (di “sichurtà”) e le prime legislazioni sulle assicurazioni promulgate dagli stati italiani e adottate in tutta Europa. La scoperta del continente americano (1492) cambia lo scenario; il mediterraneo perde gradualmente la sua centralità e le potenze che si affacciano sull’Atlantico, dapprima Spagna e Portogallo, poi Inghilterra, Francia e Olanda accrescono la propria importanza. La vertiginosa crescita del traffico marittimo da e per le Americhe e l’enorme afflusso di ricchezza nei porti iberici costringe la Spagna - che per prima aveva dato una disciplina organica alle assicurazioni con l’ordinanza di Barcellona del 1484 - ad intervenire ripetutamente con nuove ordinanze (Burgos (1538), Siviglia (1556), Bilbao (1569)); tra le innovazioni introdotte, viene definita giuridicamente la figura del sensale che assume un ruolo ufficiale come intermediario tra le parti, nella definizione, stipulazione e successiva trascrizione dei contratti in appositi volumi cui viene dato valore legale.


01/03/1465 Per qualsiasi causa di morte
Il 19 settembre 1399, nel registro della rappresentanza di Barcellona della Compagnia Datini (casa madre Firenze), si trova la prima assicurazione sulla vita che ci è pervenuta; è a copertura del rischio di morte del mercante fiorentino Filippozzo Soldani, in occasione di un viaggio di ritorno, via mare, da Barcellona all’Italia. Il valore assicurato è di 350 fiorini d’Aragona, meno di un terzo della stima che lo stesso Soldani aveva fatto di sé stesso (1.050 fiorini). Nel tempo, i contratti tendono ad offrire copertura per cause generiche di morte che, in alcuni casi, vengono descritte in modo molto dettagliato; in questo senso, è esemplare la scrittura privata “di sichurtà” mediante la quale, a Firenze, il 1 marzo 1465, Benedetto d’Antonio Salutati assume, per un anno, il rischio di morte di Francesco di Domenico di Barnaba degli Agli. Si specifica che l’assicurato è tutelato contro il rischio: “di morte di fuocho o d’acqua, e di morte di veleno o di pistolemza (pestilenza), e di morte di choltello e d’ogni altro ferro, e di morte subitana e di morte naturale o accidentale, e d’ogni altra morte di che potessi morire o fussi morto, o di dì o di notte, ed etiam (anche) di morte di che non si potessi immaginare né pensare, della quale morte Iddio ghuardi!“.


1425 ca. I francescani e il denaro
“Non possedete nulla né in questo mondo né nell’altro. Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate (FF 204)”. Le parole di Francesco d’Assisi indicano una linea di radicale povertà evangelica; tuttavia, il movimento di cui è fondatore, anche a causa dell’enorme successo popolare e del suo peso crescente nella Chiesa, non seguirà questa indicazione. I francescani però, saranno sempre molto attenti all’aspetto etico delle attività economiche e nei secoli si proporranno di educare il popolo cristiano a comportamenti rispettosi della fede, ma tali da non pregiudicare il benessere materiale della comunità. Punto di arrivo di una riflessione che dura da più di un secolo, è il pensiero di San Bernardino da Siena (1380 – 1446). Una delle sue opere più importanti è: “De contractibus et usuris” (“I contratti e l’usura”, 1425 ca.) nel quale afferma che il valore sociale delle attività dei “mercatores” (mercanti) è dato dalla sua “utilitas generalis” (pubblica utilità); Bernardino condanna accaparratori e monopolisti, perché la libera circolazione di merci e denaro è l’essenza stessa di una economia produttiva ed etica. Così la creazione di ricchezza “viva” è legata al lavoro e non all’impiego di denaro (ricchezza “morta”), come è quella prodotta dal prestito ad interesse, considerato “usura”, quindi “execrabilis”. Qui Bernardino tocca anche il tema delle “securitates” (assicurazioni), riconoscendo che la finalità prevalente di questo tipo di contratti non è il puro e semplice arricchimento, ma quello di corrispondere ad un bisogno di sicurezza e quindi di pubblica utilità; e conclude che, come tali, le “securitates” sono “tolerabilis”.


1494 La Scienza dei numeri
Luca Bartolomeo de Pacioli nasce a Borgo Sansepolcro nel 1445 circa. Monaco francescano, Luca Pacioli è un valente matematico e insegna a Perugia, Firenze, Venezia, Milano, Pisa, Bologna e Roma. Nel 1497 si reca a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, dove collabora con Leonardo da Vinci; lascia Milano nel 1499, quando si profila l'arrivo delle truppe francesi di Luigi XII e si reca a Mantova, alla corte di Isabella d'Este, e poi a Venezia. Per Isabella scrive il trattato “De ludo scachorum” sul gioco degli scacchi. La sua opera più importante è la: “Summa de arithmetica, geometria, proportioni e proportionalità” (Venezia, 1494); scritta in volgare italiano, con molti vocaboli latini e greci, il volume contiene un trattato generale di aritmetica e di algebra, e molte procedure di calcolo già comunemente utilizzate a scopi commerciali (con riferimento a monete, pesi e misure in uso nei diversi stati italiani). Uno dei capitoli della “Summa” è intitolato “Tractatus de computis et scripturis” (Trattato di calcolo e scrittura contabile) e definisce aritmeticamente il concetto di partita doppia (“dare et avere”), già in uso nell'ambiente mercantile; inoltre, propone alcuni problemi matematici, la cui risoluzione, avvenuta nel XVII secolo per opera di Blaise Pascal e Pierre de Fermat, segna l’inizio della costruzione del moderno calcolo delle probabilità, base matematica della gestione scientifica del rischio.


20/09/1547 Italiani a Londra
“E quando voi ci scrivete de’ nomi di navi chatalane, fatelo in parlare fiorentino e nonne in chatalano, chè noi, che siamo di qua nella bassa Mangna (costa continentale della Manica) e in Fiandra, vi scriviano piure i’ llingua toschana, a ciò che voi intendiate… mettete il nome dè padroni e sopranomi in lingua toschana e sarete intesi da noi altri di qua”. La frase compare in una lettera, datata 18 maggio 1408, in partenza dalla rappresentanza di Bruges della Compagnia Orlandini verso Valencia; è uno dei tanti esempi dai quali si ricava che il toscano (la lingua volgare italiana) è l’idioma usato in tutta Europa in materia di assicurazioni. Sul tracciato del decumano della Londra (Londinium) romana, sorge Lombard Street, oggi a due passi dalla Bank of England e dalla City; il nome deriva dalla concessione del terreno da parte del re Edoardo I (1239-1307) a commercianti e prestatori di denaro italiani che qui avevano le loro botteghe. Anche i primi contratti delle assicurazioni marittime (le più antiche) ricalcano i modelli toscani, in specie fiorentini (codificati con lo Statuto del 1523) e sono scritti in lingua italiana; tra questi, vi è uno dei più antichi documenti assicurativi inglesi, un contratto, datato 20 settembre 1547, a copertura di un trasporto di malvasia di Candia su una nave veneziana.


1552 - Il diritto e i mercanti
Si stima che dal 1493 al 1529 nelle cosiddette Indie occidentali siano state estratte circa 22 tonnellate di oro; nel XVI secolo l'America fornirà oltre un terzo dell'oro mondiale, nel XVII secolo oltre la metà e nel secolo successivo i due terzi; analogo discorso vale per l’argento, molti altri minerali preziosi, materie prime, prodotti agricoli. A loro volta le colonie necessitano di una grande quantità di beni che non sono ancora in grado di produrre. L’interscambio commerciale tra le due sponde dell’Atlantico cresce vertiginosamente e cresce in parallelo la necessità di stabilire norme giuridiche certe per il trasporto e le relative coperture assicurative; in particolare, occorre definire la natura giuridica dell’assicurazione a premio (in uso a partire dalla metà del XIV secolo). Nel 1552 Pedro de Santarém (Pietro Santerna) pubblica il primo studio specifico, il: “Tractatus de assicurationibus et sponsionibus Mercatorum” (“Trattato sulle assicurazioni e sulle garanzie del commercio”, edito a Venezia) dove certifica la realtà di fatto, sostenendo che i contratti assicurativi sono di tipo nuovo ed autonomo rispetto agli altri contratti commerciali, sono leciti perché non usurari, e differiscono dalle scommesse; Santarém introduce la definizione del contratto secondo: “il principio della buona fede” che obbliga l’assicurato a dire la verità sulla sussistenza del rischio. Questa tesi viene fatta propria e approfondita dal fondatore del diritto commerciale, Benvenuto Stracca (1509-1578) nel: “De Assecurationibus, Tractatus “ (1569) e da Sigismondo Scaccia: “Tractatus de commerciis et cambio” (1618).


1513 - Il Principe, l’economia, il diritto
“… così, al presente, volendo riconoscere la virtù di uno spirito italiano, era necessario che la Italia si riducessi nel termine che ell’è di presente […], sanza capo, sanza ordine, battuta, spogliata, lacera, corsa, et avessi sopportato d’ogni sorte ruina”. Così, nel 1513, nelle pagine conclusive del “Principe”, Niccolò Machiavelli descrive la situazione della penisola: percorsa da eserciti stranieri che se ne disputano il controllo, divisa tra stati perennemente in lotta, deboli politicamente e militarmente, impoverita dalle guerre e dalle carestie. Machiavelli polemizza duramente con le classi dirigenti italiane che rinunciano al rischio imprenditoriale per investire capitali nella più sicura rendita fondiaria, preparando il proprio declino. Fortemente ridimensionata nell’economia reale, l’Italia conserva un ruolo importante nel diritto: il giurista anconetano Benvenuto Stracca (1509-1578), è ritenuto il fondatore del diritto commerciale, per via del: “De Mercatura sive de Mercatore Tractatus” (“Trattato sul commercio ossia sui mercanti”, 1553) nel quale, per la prima volta, il diritto commerciale viene considerato come una disciplina autonoma e distinta sia dal diritto civile, sia da quello canonico. Nell’ambito dei contratti mercantili vengono analizzati anche i contratti e le garanzie assicurative (“sponsiones”), che saranno poi oggetto di uno dei primi approfonditi studi specifici: “De Assecurationibus, Tractatus “ (1569).


1625 - La Riforma, la guerra, gli affari
Alla metà del XVI secolo i Paesi Bassi sono uno dei possedimenti più importanti della Corona spagnola; da oltre un secolo protagonisti del commercio tra la parte settentrionale e quella latina dell’Europa, si vedono ora favoriti dalle nuove rotte atlantiche; assieme alle colonie americane, forniscono la maggior parte dei finanziamenti alle guerre intraprese dalla monarchia iberica. Nelle provincie del nord si è fortemente radicata la Riforma protestante, nella sua versione calvinista; il fatto ha implicazioni non solo religiose (il conflitto con i cattolici), ma anche politiche, sociali ed economiche, perché Calvino sostiene che la vocazione umana è servire la sovranità di Dio, la gloria di Dio, e indica al credente un comportamento etico ispirato ai valori del lavoro, della moderazione nella vita privata, del risparmio. Alcuni studiosi (Max Weber, tra i primi) hanno sostenuto la tesi - ora controversa – che questi valori siano alla base della nascita della moderna società capitalistica. La dura repressione religiosa, l’azzeramento dell’autonomia politica ed amministrativa, la spoliazione delle risorse economiche condotte dagli spagnoli, sono alla base della lunga e sanguinosa guerra d’indipendenza dei Paesi Bassi durata ottant’anni (1568 – 1648); il conflitto è parte del più generale conflitto europeo tra le potenze cattoliche e gli stati riformati, noto come guerra dei Trent’anni (1618 – 1648). Si comprende quindi come il maggiore giurista olandese, Huig Van Groot (o Hugo Grotius, 1583 – 1645), considerato il padre del diritto internazionale, ponga al centro della sua riflessione il tema della pace e della sicurezza delle nazioni e degli individui (“De jure belli ac pacis” - “Il diritto di guerra e di pace” -, 1625); nel volume, Grotius fornisce una propria definizione del contratto di assicurazione, sottolineando l’importanza che in esso assume la sussistenza del rischio.


1653 La Guerra dei Trent’anni e l’assicurazione sulla vita
La definizione di assicurazione sulla vita, in senso moderno, ha una lunga gestazione. Forme di tutela mutualistica contro le infermità e la morte sono antichissime, in particolare tra le categorie di lavoratori ad alto rischio (ad es. i manovali egiziani o i legionari romani). Nei secoli successivi, i contratti contro il rischio di morte assumono talvolta la forma di scommessa sulla vita di re, papi, principi o imperatori. Nell’Italia centrale, nel XV e XVI secolo, si diffonde l’uso di stipulare un contratto di assicurazione alla nascita delle figlie femmine; la somma versata viene restituita, decuplicata, alla giovane il giorno delle nozze (cosiddetta “assicurazione dotale”), a patto che ella raggiunga il diciottesimo anno di età; il sistema si regge sull’elevatissima mortalità infantile che mantiene bassa la probabilità del raggiungimento dell’età adulta. Il banchiere napoletano Lorenzo Tonti (1602 ca. – 1684 ca.) è l’inventore di uno strumento finanziario che associa molte persone che, tramite l’acquisto di una quota di un fondo comune (la “tontina” o “tontine”), si garantiscono una rendita vitalizia; i sottoscrittori sono suddivisi per fasce d’età, per tener conto delle diverse probabilità di morte. L’importo di rata della rendita dipende dal numero di superstiti per quella fascia di età, in quel momento; è crescente al decrescere del numero di superstiti, fino all’ultimo sopravissuto che acquisisce tutto. Lo strumento ha la caratteristica, molto persuasiva per chi eroga la rendita, di raccogliere in breve tempo capitali consistenti. Di conseguenza, alla metà del XVII secolo, Tonti propone la sua invenzione a molti governi. Ricordiamo che le maggiori potenze europee sono appena uscite dalla Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648) che ha devastato l’Europa centrale, bruciato enormi risorse e dissestato le finanze di tutti gli stati in conflitto. Il Cardinale Mazarino, reggente di Francia, a causa della giovane età del re Luigi XIV (Il “Re Sole”), promuove le “tontine royale” (1653), con risultati molto controversi. Occorrerà attendere la creazione delle tavole di mortalità per disporre di criteri matematici obiettivi per il calcolo del premio e della rendita.


1662 La Rivoluzione scientifica e la demografia
«Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna» e « ... nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalla autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie». Queste riflessioni di Galileo Galilei illustrano bene l’atteggiamento del fondatore del metodo scientifico sperimentale: antiaccademico e intellettualmente indipendente rispetto alla tradizione o alla interpretazione letterale dei testi sacri. I processi e le condanne di Giordano Bruno (condotto al rogo il 17 febbraio 1600) e dello stesso Galileo, costretto ad abiurare la teoria eliocentrica copernicana (22 giugno 1633), chiudono molti ambiti di ricerca agli scienziati italiani. L’indagine scientifica si svilupperà nel nord dell’Europa. In Inghilterra si ha un notevole progresso delle scienze biologiche, chimiche, fisiche e matematiche: John Napier (1550 – 1617) pubblica nel 1614 la “Mirifici logarithmorum canonis descriptio” (Descrizione della regola meravigliosa dei logaritmi) mediante i quali Keplero riuscirà ad elaborare i dati astronomici e a formulare le sue leggi. John Graunt (1620 – 1674) conduce delle indagini sulla popolazione londinese, registrando la natalità, le malattie e la mortalità; calcola la prima tavola di mortalità (1662) suddividendo i decessi per età, sesso e causa di morte; come tale viene considerato tra i fondatori della demografia. Le tavole di mortalità consentono di conoscere il tasso di mortalità (decessi annuali per mille abitanti) per gruppi omogenei e di fare una previsione (inferenza) sulla probabile durata media della vita umana (speranza di vita) a partire da un campione; sono quindi indispensabili per il calcolo del premio e della rendita nell’assicurazione sulla vita, che ora può fondarsi sui rigorosi criteri matematici, tali da garantire la corretta gestione economica dell’operazione.


02/09/1666 Il Grande Incendio di Londra
I londinesi lo hanno chiamato The Great Fire (Il Grande Incendio), avvenuto mentre Londra si sta appena riprendendo dalla grande epidemia di peste che mieterà tra 75.000 e 100.000 vittime, in Inghilterra, nel 1665 e 1666. L'incendio, che ha inizio il 2 settembre e dura quattro giorni, distrugge 430 ettari, l'80% della City, 13.200 abitazioni, 89 chiese, la Royal Exchange (Borsa), molti edifici pubblici e la Cattedrale di Saint Paul, mentre il numero di vittime è limitato. Fin dal 1575, presso la Royal Exchange londinese, viene aperta una Camera delle Assicurazioni sull’esempio di quella di Anversa, per la registrazione delle polizze, quasi esclusivamente di trasporto marittimo; invece, l’assicurazione contro gli incendi stenta a decollare, per la difficoltà a rompere il circolo vizioso tra premi troppo alti e pochi immobili assicurati che impedisce la costituzione delle riserve necessarie a fare fronte ai risarcimenti; inoltre, le caratteristiche di questa attività richiedono una organizzazione permanente e personale specializzato. Il primo contratto di cui si sia a conoscenza viene stipulato ad Amburgo nel 1591 a tutela di una fabbrica di birra; nella città anseatica è attiva una cassa municipale di assicurazione (“Feuer Kassa”). A Londra, dopo il 1666, l’opera di ricostruzione è decisiva per l’affermarsi dell’assicurazione privata contro gli incendi, perché i proprietari di immobili vogliono tutelarsi da ulteriori rischi; l’anno successivo un costruttore edile, Nicholas Barbon, crea un ufficio di assicurazione che si trasformerà poi nel Fire Office (1680, in seguito Phenix dal 1705), primo esempio di compagnia di assicurazione incendio a premio fisso; la compagnia istituisce il primo corpo di pompieri privato.


1681 Il Re Sole e il diritto marittimo
A metà del XVII secolo la Francia è una delle maggiori potenze continentali, governata da un cardinale italiano, Giulio Mazzarino (1602–1661), che esercita la reggenza per conto del giovane re Luigi XIV di Borbone (“il Re Sole”, 1638–1715). Alla morte del cardinale (1661) il re assume direttamente il controllo dell’attività di governo, facendo a meno del primo ministro; nomina Jean-Baptiste Colbert (1619-1683), controllore generale delle finanze (1665) e successivamente ministro della giustizia e della marina. Colbert dovrà in primo luogo finanziare le guerre intraprese dal sovrano contro gli stati vicini e avrà piena consapevolezza della necessità di uno stato efficiente per sostenere e sviluppare l’economia. Sarà proprio Colbert ad introdurre significative riforme nell’amministrazione dello stato, dotando la Francia di un corpo di funzionari competenti e mettendo ordine nel caos giuridico e tributario scaturito dalle innumerevoli legislazioni e consuetudini locali di impronta ancora medievale. Come ministro della giustizia emette una ordinanza (“Ordonnance”) che riforma il codice civile (1667) e una che razionalizza il codice di procedura penale (1670) dove è prevista e minuziosamente descritta la pratica della tortura; emana la “Ordonnance de la Marine” (1681) che riprende il “Guidon de la mer” (Guida del mare), codice pubblicato nel 1647 ma redatto presumibilmente a Marsiglia tra il 1556 ed il 1584; le norme concernenti le assicurazione contenute nel Guidon hanno diffusione solo nei porti francesi, mediterranei e atlantici. Invece la “Ordonnance du Commerce” (1673) e soprattutto la citata “Ordonnance de la Marine” avranno una amplissima influenza sulla disciplina commerciale europea nei secoli XVII-XVIII e saranno la base per il “Code de Commerce” napoleonico (1807); esse costituiscono un modello per la codificazione del diritto marittimo e delle assicurazioni marittime; infatti, nella “Ordonnance de la Marine” vi è un capitolo: “Des Assurances”, in cui si definiscono i principi fondamentali dell’attività assicurativa.


Fine XVII sec. La Compagnia delle Indie: un modello
Nel XVII secolo si consolidano le rotte commerciali sia in direzione delle Indie Occidentali (Africa occidentale e America) che di quelle Orientali (territori ad est del Capo di Buona Speranza, Africa orientale e Asia). L’enorme incremento del numero di viaggi e di merci trasportate fanno aumentare in parallelo i rischi e la domanda di sicurezza, a tutela delle navi e dei carichi. La dimensione assunta da queste attività e la severità del rischio d’impresa sono tali che non possono più essere gestite come nei due secoli precedenti, lasciando fare quasi tutto agli intermediari (i “sensali o “broker”) e ripartendo il rischio tra soggetti che si associano di volta in volta per finanziare un singolo viaggio. Sorge la necessità di una organizzazione permanente, con personale specializzato, prodotti standardizzati, molti sottoscrittori e capitali adeguati a fronteggiare il rischio (sempre incombente) di perdite consistenti. Una organizzazione di questo tipo esiste dall’inizio del secolo: La Compagnia Britannica delle Indie Orientali (1600) e la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (1602) nascono per far fronte alla necessità di armare intere flotte di navi, creare stazioni di rifornimento stabili, arruolare truppe per la difesa o l’acquisizione di nuovi territori. La Compagnia Britannica conquista India, Pakistan e Birmania, fonda Hong Kong e Singapore, occupa le Filippine e Giava (poi perdute), impianta la coltura del tè in India e invade la Cina con l’oppio vincendo anche due guerre (1839-1842 e 1856-1860). All’origine la compagnia è costituita da 125 azionisti e retta da un governatore e ventiquattro direttori. Con questo modello di riferimento, a partire dagli anni ottanta del ‘600, si costituiranno in Inghilterra le prime compagnie di assicurazione in forma di società di capitali (la prima è il Fire Office -1680).


21/02/1688 La Lloyd’s Coffee House
La London Gazette è il più antico giornale britannico ed è la pubblicazione ufficiale del Regno Unito. Nel 1688 pubblica un messaggio pubblicitario dal quale apprendiamo l’esistenza della Lloyd’s Coffee House, una caffetteria aperta da Edward Lloyd (1648–1713) a Londra, in Great Tower Street, vicina al Tamigi, poi trasferita (1691) in Lombard Street, nei pressi del Royal Exchange (Borsa). Lloyd pubblica dal 1696 un bollettino di notizie, il “Lloyd News”, relative al commercio e alla navigazione, a beneficio dei suoi clienti. Il caffè diventa un importante luogo d’incontro tra naviganti, armatori, commercianti, uomini d’affari, dove si scambiano informazioni, si fanno aste per collocare merci, si stipulano contratti per i trasporti marittimi e polizze di assicurazioni a copertura del carico e delle navi. In questo periodo l’Inghilterra è divenuta la più importante potenza marittima europea ed il mercato londinese delle assicurazioni il più ricco; è a Londra che vengono uniformati e standardizzati i contratti e si costituiscono le prime compagnie di assicurazione a premio sotto forma di società anonime di capitali. I “Lloyd’s” (nome che sceglieranno i frequentatori del locale quando si costituiranno in società nel 1771) non sono una compagnia vera e propria, ma piuttosto un consorzio, dove ogni assicuratore membro (“underwriter”) acquisisce individualmente (cioè senza vincoli solidali) una quota di rischio, in coassicurazione con gli altri singoli membri; fondamentale è l’attività di raccolta informazioni e di intermediazione svolta dai “broker”, anch’essi aderenti ai Lloyd’s, versione aggiornata dei medievali “sensali” o “mezzani di sichurtà”.


1705-06 La cometa e la speranza di vita
Edmond Halley (1656 – 1742) è uno degli scienziati britannici più importanti tra il XVII ed il XVIII secolo. Giovane astronomo si imbarca nel 1676 su una nave per l’isola di Sant’Elena e scopre 341 nuove stelle dell’emisfero australe. Comprende che la causa dei moti atmosferici è il riscaldamento solare e stabilìsce la relazione fra la pressione barometrica e l'altezza sul livello del mare. Studia la gravità, ma quando apprende che Newton ha già fornito una geniale soluzione al problema, lo convince a pubblicare le sue ricerche sotto forma di trattato (Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, - Principi matematici della filosofia naturale - uno dei testi scientifici più importanti di ogni epoca) pubblicato nel 1687 a spese dello stesso Halley. E’ famoso perché comprende che una cometa avvistata nel 1682, è la stessa già apparsa varie volte a partire dal 240 a.c., tra l’altro nel 12 a.c. (Cometa di Betlemme?), 1066, 1301, 1456, 1531, 1607 e ne ipotizza (1705) il ritorno nel 1758; quando questo puntualmente avviene, alla cometa viene dato il suo nome. Halley pubblica nel 1693 uno studio che utilizza i dati, molto accurati, degli archivi anagrafici della città polacca di Breslavia; analizzando nascite e morti in un determinato periodo, costruisce una tavola della mortalità e suggerisce che possa essere impiegata per determinare i contingenti di leva, le rendite vitalizie e l’importo dell’assicurazione sulla vita. Il lavoro di Halley e quello precedente di John Graunt (1620 – 1674) che calcola la prima tavola di mortalità della popolazione londinese (1662) suddividendo i decessi per età, sesso e causa di morte, sono contributi fondamentali per le scienze demografiche e, col tempo, questi strumenti verranno adottati dalle compagnie di assicurazioni sulla vita. La prima è la Amicable Society for a Perpetual Assurance Office (Società Mutua per un’Assicurazione Perpetua) fondata a Londra nel 1706.


1713 I dadi, le rendite e i grandi numeri
A partire dagli anni venti del ‘500 la città svizzera di Basilea accoglie il messaggio dei riformatori religiosi e diviene il rifugio di molti teologi e filosofi perseguitati dalle autorità cattoliche; tra questi il più importante è Giovanni Calvino (1509 – 1564), il maggior teologo della Riforma assieme allo stesso Lutero. Dalla città di Anversa, possedimento della corona spagnola, contesa tra cattolici e protestanti e oggetto delle violenze e dei saccheggi delle truppe del Duca d’Alba (1576) proviene la famiglia Bernoulli. In origine sono banchieri ma, a partire da Jakob (1654 – 1705), molti di loro diverranno valenti matematici. Jakob studia il volume: De ratiociniis in ludo aleae (Sui ragionamenti nel gioco dei dadi, 1657), opera del matematico olandese Christiaan Huygens che applica il calcolo delle probabilità al gioco; ispirandosi a questo lavoro e applicando il calcolo alle attività assicurative, un altro matematico olandese, Jan De Witt, pubblica il Trattato sulle rendite vitalizie (1671), dove introduce la nozione che prenderà il nome di “speranza matematica” e affronta il problema della rendita annuale dell'ultimo sopravvissuto tra due o più persone. Nel 1713 viene pubblicata postuma l’Ars Conjectandi sive stochastice (Arte di congetturare o stocastica) dove Jakob dimostra il Teorema che porta il suo nome, noto anche come “legge dei grandi numeri”, in cui descrive il comportamento della media di una sequenza di n campioni di una variabile casuale, indipendenti e caratterizzati dalla stessa probabilità (n misure della stessa grandezza, n lanci della stessa moneta, ecc.) al tendere all’ infinito del numero n dei campioni; il significato è che siamo ragionevolmente certi che la media che calcoliamo a partire da un numero elevato di campioni si avvicini progressivamente al suo vero valore al crescere indefinito del numero dei campioni.


1718 La dottrina degli azzardi
Gli Ugonotti sono i cristiani francesi che seguono i principi della Riforma protestante propugnati da Giovanni Calvino; si stima che all’epoca del massacro della notte di San Bartolomeo (1572, circa 70.000 vittime ugonotte) fossero il 10% della popolazione del paese. Nei secoli XVI – XVIII la Francia è sconvolta dalle guerre religiose e dalle persecuzioni della monarchia cattolica contro i riformati al fine di ottenerne la conversione; nel 1685 il re Luigi XIV revoca l’Editto di Nantes (1598) che aveva sancito la pace religiosa e, con l’Editto di Fontainebleau, dichiara illegale il protestantesimo. Il provvedimento reale provoca un esodo di massa degli ugonotti verso i paesi protestanti vicini. Tra gli esuli c’è Abraham de Moivre (1667 – 1754) che si stabilisce in Inghilterra dove, nel 1711, pubblica sulla rivista: “Philosophical Transactions” una lunga memoria sulle leggi del caso. Questo studio viene sviluppato nel 1718 in uno dei primi trattati sulla teoria della probabilità, “The doctrine of chances: or, a method for calculating the probabilities of events in play”, poi ampliato nell’edizione del 1738, dove introduce il concetto di distribuzione normale e dimostra un caso particolare del teorema del limite centrale; nella terza edizione, pubblicata postuma (1756), si trova un esempio di applicazione della teoria della probabilità al calcolo attuariale al fine della determinazione delle rendite. Il trattato viene liberamente tradotto in italiano nel 1776, col titolo: “La dottrina degli azzardi applicata ai problemi della probabilità della vita, delle pensioni vitalizie, reversioni, tontine, ecc.”.
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Re: Storia delle Assicurazioni

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 12 dicembre 2016, 13:36


1719 Robinson, i poveri e l’”assicurazione sociale”
“Non sarebbe servito a nulla stare a sedere, aspettando quello che non potevo avere e la necessità mi aguzzò l’ingegno”. Così Robinson Crusoe, dopo essere scampato (lui solo) ad un terribile naufragio ed essersi ritrovato su una isola apparentemente deserta. Tramite il protagonista del romanzo (1719), l’autore, Daniel Defoe (1660 – 1731) esprime per via narrativa le idee che in precedenza aveva formulato nel: “Saggio sui progetti“ (1697) e in: “Fare l'elemosina non è carità. Dare lavoro ai poveri è un danno per la nazione” (1705) come pure in molti articoli. Nel “Saggio sui progetti“, Defoe afferma che lo stato di necessità è il vero motore di tutte le invenzioni; lo scrittore rievoca in modo trasparente la propria esperienza personale (aveva fatto studi economici, era stato un uomo d’affari di successo, si era arricchito, poi, nel 1692, il naufragio di una nave – non assicurata - su cui aveva investito tutte le sue risorse lo aveva gettato sul lastrico, costretto alla bancarotta e perfino condotto in carcere); sostiene che l’individuo è solo di fronte alle avversità della vita e spesso si trova in grave difficoltà. Per Defoe la disoccupazione è un fatto volontario, quindi è contrario all’assistenza; solo chi si trova in stato di bisogno non per pigrizia o per colpa, ma per infortunio o malattia, merita aiuto. Propone la creazione di “Friendly Societies”, fondi che dovrebbero ricevere versamenti obbligatori da parte dei lavoratori attivi ed erogare un sussidio in caso di inabilità al lavoro, come pure una assicurazione per gli infortuni dei marinai e per le loro vedove e l’istituzione di un “Pension Office”. Come tale è considerato uno dei precursori (se non il precursore) del sistema previdenziale.


1751 L'Encyclopédie e la nascita delle compagnie
“L'opera che iniziamo ha due scopi: in quanto enciclopedia, deve esporre quanto più è possibile l'ordine e la connessione delle conoscenze umane; in quanto Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, deve spiegare i principi generali su cui si fonda ogni scienza e arte”; così Jean le Rond d'Alembert nel Discorso Preliminare al primo volume dell'Encyclopédie (1751). Il primo tentativo organico di racchiudere tutto il sapere in una sola opera spetta all'italiano Vincenzo Maria Coronelli, cartografo veneziano e generale dei Francescani, che nel 1701 inizia la pubblicazione della sua Biblioteca universale sacro-profana, suddivisa in voci ordinate alfabeticamente e in lingua italiana – non in latino - per garantirne la più ampia diffusione; l’opera rimane incompiuta alla sua morte. L'Encyclopédie di Denis Diderot e Jean le Rond d'Alembert esprime le idee dell’Illuminismo che propone alle forze sociali una cultura basata sulla ragione e sulla conoscenza sperimentale, secondo il metodo scientifico di Galileo e Newton. La conoscenza tecnica dei processi produttivi, lo sviluppo delle scienze matematiche, fisiche, chimiche e una congiuntura economica favorevole sono i presupposti per la creazione di nuove imprese, industriali e artigiane, ciascuna con il proprio bisogno di sicurezza. E’ in questo periodo che si colloca la fondazione delle prime compagnie assicurative in Francia a copertura di rischi diversi dal trasporto marittimo. Nel 1750 viene fondata una società mutua di assicurazione contro gli incendi e nel 1754 una compagnia ottiene l’autorizzazione regia ad operare per la tutela dagli incendi delle case.


01/09/1762 "Amicable” o “Equitable”?
La prima assicurazione sulla vita è la “Amicable Society for a Perpetual Assurance Office” (Società Mutua per un’Assicurazione Perpetua) fondata a Londra nel 1706 da William Talbot, vescovo di Oxford e Sir Thomas Allen. Ogni associato può sottoscrivere da una a tre quote annuali e deve avere una età compresa tra 12 e 45 anni; le somme raccolte, al netto delle spese, vengono ripartite annualmente tra i congiunti degli associati deceduti nello stesso periodo, in proporzione alle quote possedute. La metodologia di calcolo è ancora approssimativa e non tiene conto delle tavole di mortalità elaborate da Edmond Halley (1656 – 1742) nel 1693. Così, quando il matematico James Dodson (1706 – 1757) chiede l’ammissione a 47 anni, la sua domanda viene respinta. Dodson è un matematico di valore, membro della Royal Society per meriti scientifici e allievo di Abraham de Moivre (1667 – 1754); egli non accetta i rigidi limiti posti dalla “Amicable Society” che ritiene matematicamente infondati e socialmente ingiusti. Dodson aggiorna e perfeziona le tavole di Halley; calcola la speranza di vita sulla base della quale determinare sia il premio, variabile in funzione dell’età, sia l’importo minimo garantito da corrispondere alla morte dell’assicurato. Questa metodologia e la contestuale istituzione della figura dell’attuario, incaricato di determinare con precisione il rischio assunto dall’impresa, sono le principali innovazioni della società “equa” che vede la luce cinque anni dopo la morte di Dodson, la “Society for Equitable Assurances on Lives and Survivorships”, fondata nel settembre 1762.


1763 Pirati in Adriatico
A partire dalla seconda metà del ‘500 la “Serenissima Repubblica di Venezia” entra in una fase di lento ed irreversibile declino, dovuto alla contrazione dell’economia per effetto dell’apertura delle nuove rotte commerciali atlantiche e all’aggressività degli stati confinanti, in primo luogo “La Sublime Porta” (L’Impero Ottomano). Venezia non ha più i capitali necessari per rinnovare l’”Armata di Mare” (la flotta da guerra) e scortare il naviglio mercantile che presto diviene preda dei pirati; non solo gli Uscocchi, che hanno le loro basi nell’alto Adriatico, godono sottobanco della protezione del Sacro Romano Impero (Asburgico) e sono per metà pirati e per metà corsari; anche ottomani, spagnoli, pontifici (la flotta del Papa), Cavalieri di Rodi, perfino inglesi, danno la caccia alle navi veneziane per derubarne il carico o per ottenere il pagamento di un riscatto in cambio della restituzione delle imbarcazioni, delle merci e degli uomini. L’insicurezza su molte rotte si riflette nel rialzo dei premi. Nel 1610, Pellegrino Venier riferisce al Collegio dei Savi che i premi di assicurazione per la rotta verso il Levante, dal 3,50-4% del valore delle merci attorno al 1605, sono saliti al 10, 12, 14%. Nel 1704 una lettera presentata ai Cinque Savi alla Mercanzia ci informa che i premi toccano ormai punte del 25% e oltre. Nell’impossibilità di stroncare militarmente le scorrerie dei pirati (i più attivi sono quelli mussulmani, cosiddetti “barbareschi”) Venezia, nel 1763, conclude due trattati per la sicurezza della navigazione, uno col dey di Algeri e l’altro con quello di Tunisi; nel 1764 col dey di Tripoli e nel 1765 col dey del Marocco.


1771 I Lloyd’s e la bolla finanziaria
La “South Sea Company” viene fondata nel 1711 da Robert Harley, conte di Oxford, allo scopo di rilevare oltre la metà dell’ingente debito pubblico dell’Inghilterra (circa 50 milioni di sterline dell’epoca, ovvero tra 7,5 e 10 miliardi di Euro attuali) in cambio del monopolio del traffico commerciale con le colonie spagnole del Sud America; in aggiunta al monopolio, la Corona britannica paga un interesse del 6% e concede alla compagnia di consolidare il debito assunto, convertendolo sotto forma di azioni da collocare sul mercato. Le azioni hanno un grandissimo successo che però ha un presupposto fragile, perché il monopolio su quelle rotte non è dei britannici, ma degli spagnoli che non hanno nessuna intenzione di cederlo; nel 1720, quando i profitti attesi dagli investitori non arrivano, la “bolla” (bubble) finanziaria si sgonfia rapidamente, causando il tracollo della compagnia e la rovina di migliaia di azionisti. Nello stesso anno il governo inglese interviene facendo approvare il cosiddetto “Bubble Act”, una legge che disciplina e limita il trasferimento di azioni delle società “non riconosciute” (cioè non ufficialmente approvate dalla Corona e da un voto del Parlamento); la legge affida il monopolio dell’assicurazione marittima a due sole compagnie, ma non proibisce il costituirsi di società assicurative i cui membri forniscano adeguate garanzie di rifondere eventuali danni con il proprio patrimonio. Utilizzando questa possibilità, nel 1771 un gruppo di 70 banchieri, mercanti, armatori e broker, frequentatori del “New Lloyd’s Coffe House” dove svolgono la propria attività, dà vita ad una nuova società, i “Lloyd’s”, che opera dapprima nel settore marittimo, poi in tutti i rami.
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Re: Storia delle Assicurazioni

Messaggioda Bron ElGram » martedì 20 dicembre 2016, 17:48


1774 Gambling Act
Nel 1765 ottocento rifugiati tedeschi vengono accolti a Londra, ma si ritrovano senza soldi e senza riparo; nell’occasione, agenti assicurativi e broker scommettono nella “Lloyd’s Coffe House” su quanti di loro sarebbero morti in una settimana. Fin dalle prime formulazioni, i contratti contro il rischio di morte hanno una natura duplice: forniscono una tutela a chi sopravvive ma sono anche una scommessa contro la morte propria o altrui; quindi, le polizze possono essere sottoscritte da chi scommette sulla vita di re, papi, principi o imperatori; ad esempio, nel 1419, il Senato veneziano vieta le scommesse sulla vita del Papa (chiamate “securitates” o “sicurtà”), sotto pena di forti sanzioni pecuniarie. La convinzione etica che la morte non dovesse essere oggetto di speculazione commerciale ha frenato a lungo lo sviluppo dell’assicurazione sulla vita nel continente europeo e altrove. Fa eccezione l’Inghilterra dove, nel corso del XVIII secolo, vengono costituite le prime compagnie (“Amicable Society”, 1706); nella “Lloyd’s Coffe House” alcuni assicurano le proprie navi ed il proprio carico, mentre altri stipulano un contratto su merci che non possiedono, sperando di guadagnare in caso di naufragio. Si scommette su qualsiasi cosa: sulle elezioni, sullo scioglimento del parlamento, sulla vita del re e della regina, sui processi famosi, sulle campagne militari. L’attività assicurativa si mescola inestricabilmente col gioco d’azzardo, tanto da indurre gli operatori autodefinitisi “Lloyd’s” a cercare una nuova sede (“New Lloyd’s Coffe House”, 1769), poco prima di costituirsi in società (1771). La situazione preoccupa il legislatore britannico che interviene con due importanti leggi: il “Marine Insurance Act” (1745) che vieta di stipulare polizze sul trasporto marittimo a chi non abbia interesse diretto alla nave o al carico e il “Life Assurance Act” (noto come “Gambling Act”, 1774). Quest’ultima norma introduce il principio che il sottoscrittore del contratto debba avere un interesse alla sopravvivenza dell’assicurato, o ricevere un danno dalla sua morte; in tal modo si scinde l’assicurazione sulla vita dalle scommesse.
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Re: Storia delle Assicurazioni

Messaggioda Bron ElGram » martedì 10 gennaio 2017, 11:44


1776 La Rivoluzione americana e le compagnie di assicurazione

A metà del ‘700 si svolge un conflitto, la guerra dei sette anni (1756 - 1763), che coinvolge tutte le principali potenze europee: la Gran Bretagna, la Prussia, la Francia, l'Austria, la Russia e, nella fase finale, anche la Spagna. Secondo Winston Churchill si tratta della prima vera guerra mondiale, perché è il primo conflitto della storia ad essere combattuto non solo sul territorio europeo ma anche nelle Americhe, in Asia e in Africa occidentale, dove vi erano delle colonie. A causa della sconfitta militare, la Francia perde tutti i possedimenti nell’America settentrionale: il Canada e la maggior parte della Louisiana (un territorio enorme che copre circa un terzo degli attuali Stati Uniti), passano alla corona britannica. Tuttavia, i coloni americani non ne ottengono alcun vantaggio; è loro vietato insediarsi nei nuovi territori abitati dai nativi, anzi, sono chiamati a coprire gli alti costi della guerra con le proprie imposte. I britannici inoltre, impongono alti dazi doganali alle merci americane per evitare la concorrenza con quelle prodotte nella madrepatria; sono condizioni che impediscono lo sviluppo economico e alimentano il malcontento. Tra i cinque estensori della dichiarazione di indipendenza americana (1776) c’è Benjamin Franklin (1706 – 1790), scrittore, scienziato e, dopo l’indipendenza, ambasciatore a Parigi; è l’inventore del parafulmine e compie importanti studi sull’elettricità. Come presidente della Pennsylvania è il fondatore del corpo dei vigili del fuoco volontari dello stato; a loro e a Franklin si deve la formazione di una delle prime compagnie di assicurazioni americane, tuttora esistente, la “Philadelphia Contributionship for the Insurance of Houses from Loss by Fire” (1752), in forma di società mutua sul modello della londinese “Amicable Contributionship”. Negli anni successivi, prima la guerra dei sette anni, poi la guerra d’indipendenza americana (1775 – 1783), provocheranno un lungo periodo di insicurezza sui mari che durerà fino alla caduta di Napoleone (1815) e che sarà alla base della nascita di nuove compagnie di assicurazioni marittime non solo in America ma anche in India.
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Re: Storia delle Assicurazioni

Messaggioda Bron ElGram » martedì 17 gennaio 2017, 9:55


1777 Carl Friedrich Gauss: errori e mortalità

Carl Friedrich Gauss (1777 – 1855) è un bambino prodigio; dimostra fin dall’infanzia un eccezionale talento per la risoluzione di problemi matematici complessi, tanto che il Duca di Brunswick, impressionato dalle sue capacità, finanzia i suoi studi, dapprima al Collegium Carolinum di Braunschweig, poi all’Università di Gottinga (1795 – 1798). Nella sua tesi di dottorato (1799) dimostra il teorema fondamentale dell'algebra che afferma che ogni polinomio di grado n, maggiore o uguale a 1, a coefficienti reali o complessi, ammette almeno una radice (soluzione) complessa. Seguono molti lavori importanti sulla teoria dei numeri (Teorema dei numeri primi), astronomia (costante gravitazionale di Gauss), fisica matematica (Legge di Gauss sull’interazione di cariche elettriche statiche), teoria della probabilità (Metodo dei minimi quadrati per minimizzare gli errori e introduzione della distribuzione normale, o di Gauss). La distribuzione normale è una distribuzione di probabilità continua usata come prima approssimazione per descrivere variabili con valori numerici reali (ad es. le misurazioni in un esperimento scientifico) che tendono a concentrarsi attorno a un singolo valor medio al crescere del numero dei dati. Sotto l'ipotesi che il valore più prossimo a quello reale della grandezza misurata sia la media aritmetica delle misure della grandezza stessa, Gauss dimostra che la distribuzione della probabilità associata ai valori misurati ha la forma di una campana (detta di Gauss), cioè è simmetrico attorno al valore effettivo della grandezza. Questi risultati sono comunemente utilizzati da molte discipline, tra cui le scienze demografiche; come tali rivestono una particolare importanza tra gli strumenti matematici utilizzati per stabilire con precisione la speranza di vita e quindi l’importo del premio nell’assicurazione sulla vita.
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