Istruzioni per nomadi digitali

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Istruzioni per nomadi digitali

Messaggioda Bron ElGram » mercoledì 21 settembre 2016, 9:39


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Istruzioni per nomadi digitali
Con web e wi-fi possono lavorare da qualunque angolo del Pianeta. Nel 2035 saranno un miliardo. La loro priorità? Scegliere la meta giusta

DI DANIELE CASTELLANI PERELLI


A un certo punto della sua vita, Elena Carlotta stava in una casa di bambù di fronte alla Foresta delle scimmie di Ubud, a Bali. Vista sulle risaie e i piccoli macachi che le rubavano il pranzo. In Thailandia controllava invece le email da un bungalow sulla spiaggia di Koh Lanta. Lavora insomma da dove le pare nel mondo, collegata al computer e allo smartphone: Elena Carlotta Manavis, 33 anni, è “una nomade digitale”.
È la vita scelta da quei giovani, perlopiù freelance, che svolgono la propria attività esclusivamente via internet, mentre viaggiano per il mondo. Per loro niente uffici, niente colleghi molesti, niente città né giungla di cemento.
Il posto fisso e le garanzie contrattuali vanno scomparendo? E allora perché lavorare da casa - come in Italia fanno, secondo il Censis, 1,8 milioni di giovani - quando le nuove tecnologie ti permettono di trasformare di volta in volta in un ufficio il tavolo di uno Starbucks di Portland o una biblioteca di Buenos Aires? Connessione (e fuso orario) permettendo, per restare in contatto con i datori di lavoro bastano una mail, WhatsApp e Skype. Su Dropbox si condividono i file, e con Facebook e Instagram si rimpiazza il gossip della pausa sigaretta.
Il fenomeno è in crescita, e c’è chi prevede, come il 30enne olandese Pieter Levels, fondatore del sito Nomad List, che saranno un miliardo nel 2035, quando solo negli Stati Uniti i freelance potrebbero passare dal 30 al 50 per cento, ovunque la velocità delle connessioni e la qualità degli smartphone saranno di gran lunga superiori e l’economia della condivisione e del low cost renderà ancora più facile spostarsi.
Nel frattempo crescono i siti specializzati, come quelli che di ogni città segnalano gli spazi di coworking (Roam, Surf Office) o il costo della vita (Numbeo), o come i social network appunto per nomadi digitali (Nomad List). Istruzioni per nomadi digitali
l’Hanger Darwin Skate Park di Bordeaux.
L’attuale crisi economica rende più facile fare questo tipo di vita? «Spinge a fare di necessità virtù, a prendere consapevolezza che l’unica chiave è diventare imprenditori di se stessi», ci spiega Alberto Mattei, 47 anni, fondatore di Nomadi digitali, progetto che punta a far nascere una community italiana. Alberto, romano, da un anno lavora da Scicli, in Sicilia, il posto in cui passava le vacanze da bambino presso uno zio artista: «La filosofia che sta dietro a questo stile di vita è minimalista, ma per niente hippy. È una cosa seria, che attrae tanti professionisti e viene considerata sempre più una soluzione per le aziende che vogliono abbattere i costi».
Secondo Elena Carlotta il cosiddetto “lavoro remoto” è destinato a diventare la normalità. Come nomade digitale ha fatto l’analista di mercato soprattutto dalla Grecia e dall’Indonesia, dove ha trascorso un periodo a hubud.org, una vera comunità per quelli come lei. Ha incrociato diversi italiani, tra cui molti esperti di social media, grafici, designer e programmatori. Quasi tutti liberi professionisti, perché in Italia sono ancora poche le aziende che offrono la possibilità di una carriera in remoto.

Ma è davvero un paradiso? Ovviamente no. A parte l’assenza di garanzie, c’è il problema dei visti e dell’assistenza sanitaria, e poi, non certo ultimo, quello degli affetti.
«Negli ultimi anni la frase che ho sentito di più è: “Quanto ti invidio!”», racconta Elena Carlotta, «ma per questo sogno ho rinunciato per un po’ di tempo a tante sicurezze. In Asia la vita costa meno, ma una volta pagata l’assicurazione, i visti e i voli per riottenere i visti, la differenza non è così elevata». Oggi lavora come business developer per Mowgli - società che aiuta le imprese ad ottimizzare il business model e l’ecosistema lavorativo - e da poco ha deciso di fare di Barcellona la sua base: «A febbraio un evento poco piacevole mi ha fatto sentire troppo lontana dai miei affetti. Da qui la scelta di avvicinarmi: in meno di un paio d’ore adesso posso essere dalle persone che amo». Un consiglio a chi vuole diventare nomade digitale? «Chiedersi cosa ci rende felici, specializzarsi in qualcosa che può essere gestito da tutto il mondo, studiare nuove tematiche, perfezionare l’inglese, lavorare duro, imparare ad affrontare gli imprevisti. Viviamo in un mondo senza più certezze, ma non abbiamo mai avuto così tante possibilità».
(19 SETTEMBRE 2016)

http://d.repubblica.it/attualita/2016/0 ... i-3234178/
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