Innamorarsi a settant’anni: si può?

Innamorarsi a settant’anni: si può?

Messaggioda Bron ElGram » sabato 21 gennaio 2017, 0:44


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Innamorarsi a settant’anni: si può?
Il sentimento è possibile, i problemi iniziano con il sesso. Ma sono culturali, non fisici
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di Dacia Maraini

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Può una donna di settant’anni innamorarsi e pensare di essere ricambiata? Innamorarsi certo, molte donne si innamorano anche oltre i settant’anni. È l’essere ricambiate che diventa problematico. Non per ragioni naturali. Gli esseri umani sono dotati di una sessualità che, in modi diversi, rimane viva fino alla morte. I problemi sono solo culturali. È l’idea della sessualità che interferisce sulle nostre scelte, non la sessualità in sé.

Sono i modelli che si trasmettono a creare la possibilità dell’innamoramento. Un uomo con i capelli bianchi non esce dal concetto di seduzione, mentre una donna dai capelli bianchi crea ansia. Un uomo con le rughe sul viso si considera ancora attraente e seducente anche a ottant’anni, mentre una donna con le rughe sul viso respinge e repelle. Quindi la sessualità dipende dalle rughe e dal colore dei capelli? Certamente no.

Ma diciamo che il modello seduttivo è talmente rigorosamente diviso fra maschile e femminile da creare dei tabù profondi che sono ancora in vigore nonostante l’emancipazione e le libertà conquistate dalle donne. Si tratta di uno dei privilegi più ardui da abbattere. Parlo del privilegio sessuale che, legato indissolubilmente al potere, tiene ancora divisi i generi. La facoltà di conquistare e incantare sessualmente l’altro è considerata ancora il più prezioso dei poteri. Ed è il segno che, nonostante tutto, siamo ancora in pieno dentro una cultura patriarcale in cui la forza dell’eros è identificata con la forza della conquista, del possesso, del prevalere sull’altro.

Secondo questa logica, del tutto storica, l’uomo è attivo e la donna passiva. L’uomo ha una sessualità visibile, la donna invisibile, perciò inesistente. Il corpo maschile decide e agisce, il corpo femminile aspetta e riceve passivamente. Anche la lingua italiana è basata su questo dualismo: si dice «possedere» per l’atto sessuale, ma è un verbo che si coniuga sempre al maschile. Non esiste una donna che «possiede» nell’atto sessuale. Si dice «prendere» (la prendo, l’ho presa), ma sempre al maschile. E ancora oggi l’omosessualità maschile è vista con disprezzo perché uno dei due si fa donna e quindi si fa possedere, penetrare dall’altro.

http://www.corriere.it/cultura/17_genna ... 6059.shtml
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