“Svago proibito” on line: le trappole e i pericoli che corri

“Svago proibito” on line: le trappole e i pericoli che corri

Messaggioda Bron ElGram » lunedì 26 ottobre 2015, 15:58


“Svago proibito” on line: le trappole ed i pericoli che si corrono

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Il sesso su internet è diviso per categorie, annidato in nicchie e sottonicchie, generi e sottogeneri, selezionato e sezionato per intercettare il gusto di tutti gli utenti.

Se maggiori sono i contenuti della nuova pornografia, diverso è l’impatto che il mondo a luci rosse provoca in chi ne usufruisce (soprattutto uomini, ma anche donne).

Sulla rete tutto è più veloce: le clip difficilmente superano i 15 minuti (in 6 minuti e 29 secondi è stato calcolato il tempo medio di una visita) e sono infinite. Senza un po’ di autocontrollo, si rischia l’assuefazione.

L’industria del porno, capito il giro di danaro che il sesso sul web poteva offrire (il fatturato annuo sfiora i 3 miliardi di dollari), ha monopolizzato il mercato cominciando a postare sequenze di film con attori professionisti e mettendo nell’ombra quelli più artigianali.

Professionale o fai-da-te, il pubblico sembra gradire: il 35% di tutti i materiali scaricati dalla rete ha carattere pornografico. Più di un terzo sul totale. È sesso un quarto di tutto quello che si cerca on line.
I tassi di visualizzazione a clip spesso superano il milione di clic. Stando a Nielsen Netview, solo nel 2011 in Italia You-porn ha quasi raggiunto quota tre milioni di utenti.
A giustificare le cifre c’è che i siti si visitano gratis. Ma le trappole sono frequenti. Porn­hub, You-porn, Gaytube sono una grande vetrina gratuita dietro la quale spesso si nascondono link che rimandano a siti a pagamento.

Fra i più noti, LiveJasmin permette di chattare gratis con bellissime ragazze e avvenenti giovanotti che accendono le loro webcam e appaiono in diretta all’utente. Ma per parlare con loro in privato occorre abbonarsi, ossia acquistare con carta di credito un certo numero di minuti.

Altro trabocchetto frequente: il sito mostra all’utente pochi estratti di un video – una sorta di trailer lungo – e poi, per visualizzarlo interamente, lo rimanda al sito che lo ha prodotto.

In questo caso è richiesto un account, con carta di credito. In pratica i siti a pagamento cedono parte dei loro contenuti a quelli gratuiti, alimentando così il traffico e gli introiti pubblicitari.

I prezzi oscillano in base alla durata dell’abbonamento. I tariffari in genere sono a portata di tutti, anche se i maggiori frequentatori apparterrebbero alla classe media.
Rendere “piccanti” le proprie giornate comporta un altro rischio: per tenere agganciato in rete chi cerca solo qualche minuto di svago, i siti specializzati hanno un sistema che impedisce di uscire dalla pagina visualizzata in non meno di 3-4 clic.

In pratica: più link si aprono contemporaneamente a quello visitato e accavallandosi confondono chi cerca di interrompere la connessione. Il tempo che si impiega a cercare di capire come chiudere i nuovi link aperti “per errore” è utilizzato da hacker professionisti per raccogliere i dati dell’utente e tentare la frode.

“La rete ospita una grande quantità di siti pornografici (facilmente accessibili ai minori), talvolta anche pedopornografici (fortunatamente meno). E spesso questi siti sostituiscono la corretta educazione sentimentale e sessuale che dovrebbe essere offerta ai minori”.
Per Maria Rita Parsi, psicologa, psicoterapeuta e scrittrice, questo può costituire un pericolo reale per i più giovani.
“Sono siti che non educano a una sessualità sana, basata sulla conoscenza di sé, delle proprie emozioni e necessità, e sull’ascolto dei bisogni psicofisici personali dell’altro”, spiega. “Si tratta, al contrario, di una realtà virtuale che propone la promiscuità, tutte le forme di perversione sessuale, ma soprattutto, una visione decisamente distorta del piacere che si può trarre dai rapporti sessuali con un’altra persona.

Ma i bambini, i preadolescenti e gli adolescenti non sono preparati, né cognitivamente né emotivamente, ad accogliere queste ‘disinformazioni’, le manipolazioni a scopo di lucro. Così rischiano di mutuarne un’informazione, e di conseguenza una formazione, assolutamente inadeguata, penalizzante e perfino pericolosa per la loro salute mentale e psicofisica”.

Succede che i bambini “tecnologici” ci capitino per caso o li vadano a cercare: 11 anni è l’età media della prima visita.

Cosa può fare un genitore?

“Il suo intervento deve essere normativo. Perché questo avvenga, l’adulto deve essere “alfabetizzato”, formato all’uso del linguaggio virtuale: solo così potrà dare al figlio le conoscenze e gli strumenti necessari per affrontare i rischi connessi al mondo del web.

La supervisione e l’azione correttiva del genitore sono fondamentali tanto quanto l’opportunità di stabilire riflessioni costruttive offrendo al bambino valide alternative”.

L’assuefazione al porno colpisce tutti, dalle celebrità (penso a David Duchovny di “X-Files”) alle persone comuni.

Come se ne esce?

“È una vera condizione di dipendenza, paragonabile alla dipendenza dal cibo in eccesso, dalle droghe, dall’alcol. Ma è strettamente collegata ai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare a internet, a mezzi sempre più veloci, illimitati nel proporre immagini, video, esperienze, e facilmente accessibili.

Essendo una dipendenza a tutti gli effetti, occorre disintossicarsene attraverso uno specifico percorso psicoterapeutico incentrato su passaggi psicofisici di ridimensionamento dalle dipendenze, fino al superamento e al distacco da internet”.

http://paoblog.net/2012/01/11/web-6/
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Bron ElGram
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