Weisman, il mondo senza di noi, dieci anni dopo.

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Weisman, il mondo senza di noi, dieci anni dopo.

Messaggioda Bron ElGram » venerdì 3 marzo 2017, 22:58


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Weisman, il mondo senza di noi, dieci anni dopo. E ora esce un videogame che lo ricordaWeisman, il mondo senza di noi, dieci anni dopo. E ora esce un videogame che lo ricorda
Nel 2007 l'autore americano immaginò la Terra senza più esseri umani descrivendo la rivincita della natura. Un gioco ad alto budget per PlayStation 4, Horizon, riprende le idee di quel bestseller. Oggi lo scrittore e saggista dice: "7,5 miliardi di persone, il pianeta non può reggerle"

di JAIME D'ALESSANDRO

“Non avevo capito quanto i cambiamenti climatici fossero irreversibili. Ormai non si può più tornare indietro”. Alan Weisman, scrittore e saggista americano oggi settantenne, snocciola le sue considerazioni mentre è in transito all’aeroporto di Los Angeles. La linea è disturbata, la voce è metallica. Fa spesso delle pause per soppesare le parole, quasi sempre all’insegna del pessimismo. Dieci anni fa pubblicò Il mondo senza di noi (Einaudi), tradotto in 34 lingue, dove raccontava con minuzia maniacale come la Terra cambierebbe se l’umanità di colpo non ci fosse più. Le metropolitane ad esempio verrebbero allegate dopo due giorni, l’asfalto inizierebbe a creparsi al primo inverno, i palazzi prenderebbero a sgretolarsi l’anno successivo. Ora è uscito un videogame spledido e ad alto budget fatto in Olanda dalla Guerrilla, Horizon (Sony), che ha costruito un mondo digitale proprio partendo dal quel saggio. “Mi fa piacere”, ci dice Weisman. “Se mi avessero pagato ogni volta che hanno tratto ispirazione dal mio libro oggi sarei ricco. Da quando ho scritto quelle pagine la popolazione mondiale è aumentata quasi di un miliardo di persone. Da 6,6 miliardi a 7,5 miliardi. E’ una pressione enorme che il pianeta non può reggere. Se verranno applicate le politiche di Donald Trump con il ritorno ai combustibili fossili, ai dieci miliardi non ci arriviamo. Il mondo finirà prima”.

E’ il tema di Conto alla rovescia, che ha scritto quattro anni fa. E che Horizon mette in scena aggiungendo la vendetta della natura. Racconta di un pianeta dove la civiltà che conosciamo è scomparsa da secoli. Una Terra popolata di animali selvaggi fatti però di metallo, cavi, sensori. Nuova specie di dinosauri evoluti per proprio conto dai robot che costringono quel che resta di noi a nascondersi in villaggi regrediti alla tarda antichità protetti da palizzate alte sulle creste delle montagne o alla fine di valli profonde. Si vestono i panni di una reietta che dovrà capire cosa è accaduto. “Il mondo senza di noi è stato la base dalle quale siamo partiti per costruire quest’universo digitale”, ci racconta John Gonzales che ha curato la sceneggiatura. Nato nel 1968, Gonzales ha un piglio diverso da quello dei suoi colleghi: il suo gioco è differente da quel che di media passa su console e non solo per gli scenari mozzafiato e una sceneggiatura punteggiata di passaggi fatti di emozioni, dolore, ricordi. "La classica opposizione, comune nel mondo Occidentale, fra natura e tecnologia è stata eliminata. La natura in Horizon è anche tecnologia e ha deciso di metterci da parte".

Elon Musk al World Government Summit di Dubai, pochi giorni fa, ha spiegato che per restare rilevanti dovremmo accettare di divenire esseri in parte cibernetici. Consiglio che l’umanità di Horizon non ha seguito evidentemente. “Siamo sulla soglia di un cambiamento profondo, ben più profondo di quello portato dal digitale e dal Web negli anni Novanta”, commenta Gonzales. “La robotica avrà un impatto enorme. Non ce ne rendiamo ancora conto, o quanto meno non tutti se ne rendono conto”. Fra i pochi Bill Gates, che vorrebbe tassarli, e il Parlamento europeo che vorrebbe si legiferasse in merito.

Anche Enslaved raccontava la civiltà dopo la fine della civiltà. Videogame uscito nel 2010 del quale in pochi si ricordano malgrado la trama fosse stata scritta da Alex Garland, autore di romanzi memorabili e di splendide sceneggiature per alcuni film di Danny Boyle, 28 giorni dopo ad esempio, poi divenuto regista con Ex Machina. C’è anche Tokyo Jungle, del 2012, trasposizione fedele Il mondo senza di noi. Si potrebbe continuare citando film come Il pianeta delle scimmie o romanzi come Io sono leggenda di Richard Matheson. Tutti legati dallo stesso tema di fondo: la nostra inevitabile autodistruzione.

Weisman nel 2011 tenne una lezione a Roma. La chiamò: La fine del mondo, una guida all’uso. “E sei anni dopo devo dire che ce la stiamo mettendo tutta per arrivarci”, commenta lui stesso. “Tanti colleghi di Musk, come Raymond Kurzweil (uno dei pionieri del riconoscimento digitale dei caratteri e della vista digitale, ndr.), parlano della necessità di una migrazione dell’umanità verso le macchine. Ma ci sono troppe variabili nella natura perché si possa replicarla. E’ vero però che la tecnologia può aiutarci a ridurre il nostro numero sostituendoci come forza di lavoro. Perché non c’è alcuno altra strada: dobbiamo diventare di meno”. E in questo l’intelligenza artificiale potrebbe dare una mano secondo l’autore americano.

Viene in mente un passaggio di una serie tv. “La coscienza umana è un tragico passo falso dell’evoluzione. La natura ha creato un aspetto della natura separata da se stessa (…). La cosa più onorevole sarebbe smetterla di riprodurci e procedere mano nella mano verso l’estinzione”. E’ l’antinatalismo ai tempi di True Detective nelle parole del poliziotto Rustin Cohle (Matthew McConaughey), mentre viaggia in macchina con il suo collega nella Luisiana degli anni Novanta. Rievocando la posizione già assunta da personaggi del calibro di Arthur Schopenhauer, Emil Cioran, Sir David Attenborough. “Alla fine quel che mette in scena Horizon non è nemmeno così irrealistico”, conclude Weisman mentre sta per salire sul suo volo. “La natura si sta già vendicando. Pensi ai flussi migratori, pensi ai cataclismi. E non vedo come le cose possa migliorare in futuro se non facciamo qualcosa subito”.

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