Tutti gli ex di Facebook che criticano il social network

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Tutti gli ex di Facebook che criticano il social network

Messaggioda Bron ElGram » sabato 8 giugno 2019, 14:24


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Tutti gli ex di Facebook che criticano il social network

Dirigenti e sviluppatori che hanno abbandonato il social network hanno svelato retroscena e non hanno risparmiato critiche alla gestione di Mark Zuckerberg
La storia di Facebook è densa di conflitti, battaglie legali e amicizie in pezzi nella rincorsa alla fama e al successo. Il film The Social Network ha raccontato in modo evidente, anche al pubblico meno avvezzo a leggere di tecnologia, i primi e tumultuosi anni di quella che è diventato la nazione (virtuale) più popolata al mondo.

Tutto gravita inevitabilmente intorno alla figura di Mark Zuckerberg, che ha visto numerose persone – anche di spicco del settore – accompagnarlo per un periodo più o meno breve all’interno dell’evoluzione della propria creatura con addii quasi sempre piuttosto polemici, se non addirittura terminati in tribunale.

Ebbene, quali sono stati questi importanti ex dipendenti del social network che poi hanno iniziato a combattere frontalmente contro Facebook dopo essere usciti dall’azienda?

Chris Hughes

Non si può che iniziare dal cofondatore di Facebook e tra gli ultimi a esporsi, ossia Chris Hughes. Seppur sconosciuto alla quasi totalità degli iscritti al social network, è rimasto nella società fino al 2007 dopo aver aiutato Zuckerberg a realizzare la piattaforma durante gli anni (due) trascorsi insieme a Harvard. Prima ha lavorato come portavoce, poi nel team produttivo.

È stato l’ultimo in ordine di tempo a esporsi pubblicamente contro la piattaforma, ma di certo la sua presa di posizione è stata piuttosto rumorosa. Al The New York Times lo scorso 9 maggio ha dichiarato che è il momento di abbandonare il social network, perché diventato troppo imponente e troppo difficile da controllare persino per il suo ex amico. “Mark Zuckerberg non può sistemare Facebook – ha affermato – ma il nostro governo sì”. Ha anche proposto l’idea di separare in modo netto il social network da Instagram e WhatsApp per creare più competizione e nuove linee guida.

E non ha lesinato una critica aspra a Mark: “È una brava persona ma mi fa arrabbiare come si sia concentrato sulla crescita del sito sacrificando la sicurezza e la civiltà per i click. Sono deluso anche da me stesso perché ai primordi di Facebook avrei dovuto pensare di più a come l’algoritmo della bacheca sarebbe potuto andare a influenzare la nostra cultura, così come le elezioni politiche. Credo che Zuckerberg sia circondato da un team che non solo non lo contrasta, ma ne rinforza le sicurezze. Il suo potere non ha precedenti”.

Roger McNamee

Pochi conoscono Roger, che però è stato per lungo tempo il mentore di Zuckerberg dopo che non solo ha investito nella piattaforma nei primi anni di attività e ha sconsigliato a Mark di accettare l’offerta di acquisizione da parte di Yahoo per un miliardo di dollari tondo.

Al centro della sua critica al social network c’è l’azione determinante per l’esito delle elezioni presidenziali americane del 2016 (quelle che hanno portato alla Casa Bianca Donald Trump, per intenderci) con un’interferenze ben oltre la normale propaganda. I suoi allarmi lanciati a Zuckerberg e al suo braccio destro, Sheryl Sandberg, sono caduti nel vuoto.

Al Time McNamee ha dichiarato: “A Facebook vivono in una bolla. Zuckerberg ha sempre creduto ossessivamente nella missione di connettere chiunque su questo pianeta, così tanto da giustificare ogni azioni per lo scopo. Non sanno ascoltare le critiche e cercano di risolvere i problemi con ciò che li ha causati, ossia più codice, più intelligenza artificiale e soluzioni sul breve periodo”.

Brian Acton

Il cofondatore di WhatsApp, regina delle app di messaggistica istantanea comprata per 19 miliardi da Facebook, è stato arruolato a Menlo Park prima di lasciarlo nel 2017. Un anno dopo, il 21 marzo 2018 pubblicava il tweet “È il momento” accompagnato dall’hashtag per invitare ad abbandonare la piattaforma.

A Forbes aveva rivelato il rimpianto per aver venduto la privacy dei “suoi” utenti in cambio del profitto e di dover aver a che fare col peso della decisione presa ogni giorno. Ora supporta l’app di messaggistica privata Signal, foraggiata già con oltre 50 milioni di dollari.

Sean Parker

Il primo presidente di Facebook nonché fondatore di Napster, ha dichiarato ad Axios che il sito è stato progettato sin dall’inizio per essere un’esca per gli utenti tale da generare una vera e propria dipendenza a tutto vantaggio del portale stesso. “Dio solo sa cosa tutto questo sta facendo al cervello dei nostri figli”, ha dichiarato.

Chamath Palihapitiya

È stato dirigente dal 2007 al 2011 e ha dichiarato di recente nel corso di una lezione alla Business School di Stanford di sentire un “tremendo senso di colpa” per il suo coinvolgimento con Facebook, aggiungendo di aver contribuito a creare uno strumento che sta distruggendo la base sociale della nostra società ed è un veicolo di disinformazione.

Justin Rosenstein

Justin Rosenstein è lo sviluppatore dietro a una delle funzioni più iconiche di Facebook come il pulsante “Mi piace”. A The Guardian ha dichiarato di aver fatto bloccare le app sociali sul proprio smartphone perché sono strumenti che inducono gli utenti a sprecare tantissimo tempo e creano dipendenza. “È comune per l’essere umano pensare di creare qualcosa con le migliori intenzioni salvo ottenere inattese conseguenze negative”. E il suo like certo non può che ricadere in questo.

Alex Stamos

Ex responsabile della sicurezza di Facebook, Alex Stamos ha combattuto in prima linea contro i tentativi russi di interferire con le elezioni americane del 2016. Secondo lui Zuckerberg dovrebbe cercare un nuovo amministratore delegato perché in questo momento avrebbe troppo potere. “Deve lasciarne un po’, se fossi in lui assumerei subito un nuovo ceo”, ha commentato durante una recente conferenza.

https://www.wired.it/internet/social-ne ... uckerberg/
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